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venerdì 4 maggio 2012

The Fairies' Shoemaker and other stories

sfide: torniamo ragazzi, infinita, letture in lingua, fantasyosa

Autore: Enid Blyton
Anno di pubblicazione: 1987
Editore: Award Publications
Pagine: 192

Iniziato il: 24 marzo 2012
Terminato il: 8 aprile 2012
Valutazione:★★★
Once upon a time there lived a naughty little pixie called Pinkity. He was always in mischief and teased every one he met.
(incipit della storia "Pinkity's Pranks)
Trama
Il libro è una raccolta di racconti fantasiosi sul mondo delle fate, dei folletti e degli gnomi.

Commento
Tutte fiabe abbastanza classiche e che generalmente terminano con una morale, proprio per questo le ho trovate molto carine ma mano originali rispetto a quelle contenute in "The Faraway Tree". Quella che più mi è piaciuta è stata l'ultima e anche quella che dà il titolo alla raccolta, ovvero "The Fairies' Shoemaker", che racconta la storia di una bambina che un giorno, durante una passeggiata nel bosco, si trova un chiodo conficcato nella scarpina. Poco lontano, c'è un calzolaio molto particolare: quell'omino minuscolo è infatti il calzolaio delle fate, che aggiusta in un batter d'occhio la scarpetta della bimba, la quale in cambio gli regala l'ombrellino della sua bambola per permettergli di ripararsi dal sole.

martedì 27 dicembre 2011

Racconti

sfide: generi letterari, mistero
Autore: Edgar Allan Poe
Anno di pubblicazione: 2001
Editore: Garzanti
Pagine: 500

Iniziato il: 03 dicembre 2011
Terminato il: 27 dicembre 2011
Valutazione:★★★

Trama
Sia che Poe s'avventuri fin sulla soglia del cuore umano e se ne tragga indietro, impietrito dal terrore dei fantasmi che l'assediano, sia che procrei tutta un'umanità nuova e sfigurata, abitatrice d'un mondo che esiste solo negli allucinati scenari che gli compone e scompone la sua immaginazione, è sempre il medesimo strumento a essere suonato, a ricevere dalle sue sensibili mani l'impulso a quelle vibrazioni che serbano tanta struggente eco.(Dall'introduzione di Gabriele Baldini)


Commento
Leggere tutti i racconti è stato un errore: avrei dovuto concentrarmi solo sui più famosi e lasciar perdere gli altri, perché mentre alcuni sono intensi e poetici, altri sono davvero pesanti e mi hanno fatto perdere il gusto di proseguire. In questa raccolta, la maggior parte dei racconti definiti "dell'orrore" sono in realtà gotici, in quanto i personaggi sono molto spesso tormentati o vivono con tormento il loro amore e la loro passione per una donna. "Il crollo di casa Usher", "Il pozzo e il pendolo", "Manoscritto trovato in una bottiglia" e "Il cuore rivelatore" sono tra quelli che più mi sono piaciuti, mentre altri, soprattutto tra quelli che rientravano nella categoria dei fantastici e grotteschi li ho trovati terribilmente noiosi. Per quanto riguarda i racconti del mistero, invece, pur essendo rimasta leggermente delusa da "I delitti della Rue Morgue", mi sono piaciuti molto e mi sono innamorata soprattutto de "Lo scarabeo d'oro". In generale, comunque, sono rimasta un po' delusa da questo autore.

martedì 6 dicembre 2011

Opere scelte

sfide: mistero
  Autore: Edgar Allan Poe
  Anno di pubblicazione: 2001
  Editore: Mondadori
  Pagine: 1408 (lette 290 ca.)

  Iniziato il: 22 novembre 2011
  Terminato il: 05 dicembre 2011
  Valutazione:★★★ (racconti e Gordon Pym), ★★★★ (poesie)
Once upon a midnight dreary, while I pondered weak and weary,
Over many a quaint and curious volume of forgotten lore,
While I nodded, nearly napping, suddenly there came a tapping,
As of some one gently rapping, rapping at my chamber door.
`'Tis some visitor,' I muttered, `tapping at my chamber door -
Only this, and nothing more.'
(incipit della poesia "The Raven")

Trama
Un'ampia selezione di testi raccolti e annotati da Giorgio Manganelli. I racconti di enigmi, i racconti grotteschi e quelli del terrore sono qui affiancati al romanzo di viaggio Gordon Pym, nella classica versione di Elio Vittorini, e a una significativa scelta delle poesie. (dal retro di copertina)

RACCONTI UMORISTICI
- Come si scrive un articolo «da Blackwood»

- La falce del tempo
- Perché il piccolo francese porta la mano al collo
- L'Angelo del Bizzarro

GORDON PYM
Le avventure di Arthur Gordon Pym, chiamato nel mio volume solo Gordon Pym, è un romanzo di viaggio e d'avventura che racconta le mille peripezie affrontate da Gordon Pym, imbarcatosi di nascosto su un brigantino per una bravata che si è rivelata la più tremenda e incredibile esperienza della sua vita. La storia avrebbe potuto essere davvero appassionante se non fosse che purtroppo Poe alterna le scene "d'azione" con delle spaventose divagazioni sulla storia, la natura, la navigazione, che hanno l'unico effetto di spezzare la narrazione e di smorzare decisamente la tensione e l'attenzione del lettore. Non riesco proprio a capire il motivo di questa scelta, dato che se proprio desiderava inserire tutte queste informazioni perfettamente inutili ai fini della storia, ma che risultano invece interessanti per creare una contestualizzazione al romanzo, poteva benissimo aggiungerle in appendice, senza tediare il lettore con mille dettagli extra, quando l'unico desiderio è scoprire cosa accade a quel povero disgraziato di Gordon. Se si tralasciano queste parti (che secondo me equivalgono a una trentina di pagine, forse anche qualcosa in più) il romanzo diventa davvero appassionante e narrato con tale realismo che ci si mette davvero nei panni del protagonista e con lui si soffrono la fame, la sete e si affrontano i mille pericoli da lui incontrati. La conclusione è volutamente incompleta, e lascia un senso di inquietudine davvero molto efficace.

POESIE
Bellissime. Sono quelle che ho letto con più coinvolgimento e potrei azzardarmi a dire che mi sono piaciute più di tutto il resto dell'opera di Poe: i toni sono decisamente gotici, con queste ambientazioni prettamente notturne e le visioni di tombe, sudari, cimiteri, morte. Durante la lettura, dosata e spezzettata per non esagerare (ne ho lette un paio ogni sera), mi sono sentita avvolta dall'atmosfera cupa e misteriosa, ma anche romantica, che pervade i versi. Ovviamente ho evitato la traduzione, a parte per comprendere alcuni termini, che non rende mai giustizia all'originale, ma crea qualcosa di completamente differente (le rime, per esempio, si perdono del tutto). Non sono mai stata un'amante della poesia, forse perchè non mi sono mai lasciata trascinare non tanto dal significato, ma dalla musicalità delle parole e dalle immagini evocate; questa volta l'ho fatto, ed è stato meraviglioso.

giovedì 29 settembre 2011

Lilli e lo sceriffo

sfide: salva-comodino, torniamo ragazzi, alfabeto

Titolo originale: Meine Mutter haut sogar Django in die Pfanne
Autore: Klaus-Peter Wolf
Anno di pubblicazione: 1993
Editore: Piemme
Pagine: 79

Iniziato il: 29 settembre 2011
Terminato il: 29 settembre 2011
Valutazione: ★★★

Johan aveva gambe lunghe e magre come stecchini per infilzare le patatine. Se ne stava momentaneamente appoggiato al chioschetto, mangiandosi un hotdog. Diceva di chiamarsi John. Little John. Oppure semplicemente: sceriffo. Aveva pochi amici. Uno come lui non aveva bisogno di amici. Stava benissimo da solo. Ma li c'era bisogno di gente come lui. Prima che quel povero paese finisse in rovina, lui avrebbe fatto qualcosa.
(incipit)
Questo raccontino, a mio parere, non è uno dei migliori della serie de "Il battello a vapore", che a volte regala invece delle piccole perle (tra i più recenti che ho letto, La rosa di San Giorgio), anche se l'ho trovato simpatico e di certo molto più adatto ad un pubblico di maschietti che non di femminucce, le quali generalmente non amano i cowboy (io, infatti, non li sopporto, a parte Terence Hill e Bud Spencer).

Il protagonista è Johan, un bambino dalla fervida fantasia, che non solo si diverte a giocare ai cowboy, ma è fermamente convinto di essere uno sceriffo. No, non è matto, è semplicemente un bambino che vuole rendersi utile nel paese in cui vive e trasforma questo suo bisogno in un gioco. Insieme al suo amico Michel, infatti, Johan fa la spesa per la mamma, aiuta il nonno in ospizio a mangiare il suo pranzo, raccoglie le cartacce per strada; nel frattempo racconta a Michel una storia in cui gli abitanti del paese si trasformano in personaggi di un'avventura western.

Raccontata così ammetto che non sia il massimo della vita, ma è invece simpatico vedere come la fantasia del bambino riesca a partorire una vicenda così estrosa e bizzarra.

martedì 20 settembre 2011

The Enchanted Wood (The Faraway Tree, #1)

sfide: serial readers, torniamo ragazzi, letture in lingua, fantasyosa

Titolo italiano: -
Autore: Enid Blyton
Anno di pubblicazione: 1990
Editore: Dean
Pagine: 185

Iniziato il: 18 settembre 2011
Terminato il: 20 settembre 2011
Valutazione: ★★★★★
There were once three children, called Jo, Bessie and Fanny. All their lives they had lived in a town, but now their father had a job in the country, so they were all to move as soon as ever they could.
(incipit)
The Enchanted Wood è il primo di una serie di tre racconti della scrittrice inglese Enid Blyton, della quale, purtroppo, non avevo mai sentito parlare prima d'oggi. Gli altri due si intitolano The Magic Faraway Tree e The Folk of the Faraway Tree (ovviamente farò in modo di procurarmeli il più velocemente possibile). Il racconto narra le avventure di tre fratellini (Jo, il maggiore, Bessie, quella di mezzo e Fanny, la più piccola), che, trasferitisi con i genitori dalla città alla campagna, scoprono che la loro casetta sorge proprio accanto ad un bosco incantato popolato da magiche creature e animali parlanti, nel quale gli alberi sussurrano segreti. Al centro del bosco si erge the Faraway Tree, un albero altissimo e anche molto pericoloso: dalla cima, infatti, si accede ogni volta ad una terra diversa. E' sempre rischioso avventurarsi nelle magiche terre in cima all'albero, perchè non si sa quando queste perderanno il loro contatto con i rami del Faraway Tree, intrappolando così chiunque non si sia affrettato a scendere. L'albero, inoltre, è popolato da una serie di personaggi molto particolari: the Angry Pixie, che getta acqua o zuppe in faccia a chiunque sbirci attraverso le finestrelle della sua casa nel tronco, Mr Whatzisname, che passa le sue giornate a russare e scaraventa nella terra in cima all'albero chiunque osi disturbarlo, Silky, la fatina dai capelli di seta, Dame Washalot, che lava costantemente i panni per poi gettare l'acqua sporca lungo il tronco, inzuappando chi non si sposta abbastanza in fretta, e Moon Face, l'omino con la faccia di luna. Insieme ai loro nuovi amici, i tre bambini vivranno mille avventure nei magici e bizzarri paesi in cima all'albero e faranno la conoscenza di alcuni personaggi davvero particolari.

Le terre esplorate da Jo, Bessie e Fanny sono tutte una più speciale dell'altra, ma la mia preferita è senza dubbio the Land of Birthdays, alla quale si può accedere solo se invitati da una persona che compie gli anni nel momento in cui arriva sul Faraway Tree. In questo luogo meraviglioso si materializza tutto il necessario per una festa coi fiocchi, inclusa una fantastica wishing-cake (la torta dei desideri) che realizza un desiderio per persona al primo morso. In questo momento io credo che avrei desiderato... no, non lo dico, chissà mai che mi capiti davvero di mangiare una wishing-cake, non voglio certo bruciarmi il desiderio!!

Il racconto di Enid Blyton mi ha fatto immediatamente pensare ad Alice nel Paese delle Meraviglie perchè in entrambi vi sono terre curiose da esplorare, personaggi bizzarri i cui nomi riflettono le loro caratteristiche, giochi di parole, poesie e canzoncine senza senso. Lo stile dell'autrice aiuta a rafforzare l'atmosfera magica che già pervade le pagine del libro perchè è estremamente coinvolgente. L'inglese utilizzato è semplice, ma non troppo: è decisamente studiato per essere compreso dai bambini, ma nello stesso tempo non è piatto e banale, come a volte capita nei moderni romanzi per ragazzi, bensì ricco di espressioni anche abbastanza articolate. Inoltre l'inglese è per me la lingua perfetta per le fiabe e i romanzi fantastici, perchè ha dei termini e delle sonorità che descrivono le atmosfere magiche più efficacemente di altre lingue.

Infine, approfitto per segnalare un bellissimo sito sull'autrice (http://www.enidblytonsociety.co.uk/) che, oltre a contenere tutte le opere di Enid Blyton con le relative recensioni, offre anche la raccolta delle illustrazioni prese dalle edizioni più belle dei libri: è una festa per gli occhi!
«The Faraway Tree!» said Bessie, in wonder, «What a queer name! Why do you call it that?»
«It's a very strange tree,» said another brownie. «Its top reaches the far-away places in a way we don't understand. Sometimes its top branches may be in Witchland, sometimes in lovely countries, sometimes in peculiar places that no one has ever heard of. We never climb it because we never know what might be at the top!»

mercoledì 24 agosto 2011

La rosa di San Giorgio

sfide: torniamo ragazzi, compratori compulsivi
Titolo originale: La rosa de Sant Jordi
Autore: Joles Sennell
Anno di pubblicazione: 1994
Editore: Piemme
Pagine: 68

Iniziato il: 24 agosto 2011
Terminato il: 24 agosto 2011
Valutazione: ★★★★
C'era una volta un paese chiamato Tremenounquarto. Era così piccolo che aveva solo un villaggio con trentadue case, sei strade, una piazza, una chiesa e un castello in cui viveva la regina Elisenda.
(incipit)

Questo librettino era uno degli introvabili della mia collezione Battello a Vapore, poi un giorno mi è caduto l'occhio su un'esposizione di libri e... era lì! Il numero 5 della serie bianca era lì! Ovviamente non ho esitato e l'ho acchiappato prima che arrivasse qualcun altro.

La favola è simpatica e dolcissima: due paesini quasi identici (Tremenounquarto e Nonsonoancoraletre), governati rispettivamente da un re e una regina, sono separati da un fiume. Sulla sponda appartenente a Tremenounquarto, il giorno di San Giorgio, fiorisce un roseto nato da una goccia di sangue del drago ucciso dal Santo, fermatosi a riposare lungo il fiume. Un giorno il consigliere della regina di Tremenounquarto decide di voler diventare re e per farlo provoca una lite tra i due paesi proprio per chi dovrebbe possedere la rosa.

Facendo parte della serie per i bambini che hanno da poco imparato a leggere, la storia è molto breve, le parole scritte in grande e soprattutto ci sono un sacco di disegni; e io amo i libri con tanti disegni, regredisco davvero allo stadio infantile e passo un sacco di tempo a guardarle e riguardarle.

martedì 28 dicembre 2010

Io e te

Autore: Niccolò Ammaniti
Anno di pubblicazione: 2010
Editore: Einaudi
Pagine: 116

Iniziato il: 28 dicembre 2010
Terminato il: 28 dicembre 2010
Valutazione: ★★★

- Caffè?
Una cameriera mi scruta da sopra la montatura degli occhiali. In mano ha un thermos argentato.
Le porgo la tazza. - Grazie.
Me la riempie fino al bordo. - È venuto per la fiera?
Faccio segno di no con la testa. - Che fiera?
- La fiera dei cavalli.
(incipit)
Nel caso di "Io e te" non parliamo di un romanzo, bensì di un racconto (Wikipedia lo classifica diversamente ma io non sono d'accordo). Io non amo particolarmente i racconti perchè in poche pagine faccio estremamente fatica ad immedesimarmi e solitamente me li dimentico nel giro di poco tempo, purtroppo, anche quando mi piacciono. E questo mi è piaciuto. Il protagonista è Lorenzo, un quattordicenne con una serie di problemi relazionali che un giorno racconta alla madre di essere stato invitato dagli amici in settimana bianca. La donna è talmente felice del fatto che finalmente suo figlio sia riuscito a legare con altri ragazzi che Lorenzo non ha il coraggio di confessarle di aver inventato tutto per un motivo che anch'egli non sa spiegare. Decide così di rifugiarsi per una settimana nella cantina del suo palazzo con una scorta di cibo in scatola e coca cola, libri e playstation. Tutto procede bene fino all'inaspettato arrivo di Olivia, la sua sorellastra. La ragazza lo costringe a concederle ospitalità ed è proprio la convivenza forzata con lei e la scoperta dei suoi problemi di droga ad aiutare Lorenzo, a far sbloccare quel meccanismo inceppato dentro di lui che gli impediva di relazionarsi in maniera "normale" con gli altri. Ho apprezzato la capacità di Ammaniti di descrivere il disagio di Lorenzo, il suo tentativo di mimetizzarsi all'interno della società per nascondersi, la sua incapacità di reazione anche di fronte all'"aggressione" di sua madre da parte di uno sconosciuto. Peccato, quindi, che sia stato solo un racconto di poco più di cento pagine, probabilmente l'avrei apprezzato di più se fosse stato più approfondito.