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domenica 11 gennaio 2015

Recensione: Tempi difficili

(Hard Times)
di Charles Dickens

Formato: Paperback, 381 pagine
Editore: Einaudi, 2014
Genere: Romanzo, Classico
Lettura n.: 01/2015
Preso da: Negozio
Inizio lettura: 01 gennaio 2015
Fine lettura: 09 gennaio 2015
Ambientazione: Cocktown, Inghilterra (Regno Unito), 1800
Pubblicato: 1854
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 10/10
- Ora, quel che voglio sono Fatti. Solo Fatti dovete insegnare a questi ragazzi. Nella vita non c'è bisogno che di Fatti. Piantate Fatti e sradicate tutto il resto. La mente d'un animale che ragiona si può plasmare solo coi Fatti; null'altro gli sarà mai di alcuna utilità. Con questo principio educo i miei figli e con lo stesso principio educo questi ragazzi. Attenetevi ai Fatti, Signore!
incipit
Commento
Se davvero "il buon giorno si vede dal mattino" allora dovrei avere un 2015 libresco sfavillante, perché il primo libro dell'anno è stato davvero una lettura meravigliosa nonostante debba ammettere che se avessi dovuto scegliere io un romanzo di Dickens non avrei probabilmente letto questo... e mi sarei persa un capolavoro.

La storia, che si svolge a Cocktown, un'immaginaria città industriale dell'Inghilterra ottocentesca, piena di fabbriche, fumo, rumore e inquinamento, intreccia le vite di molti personaggi diversi. Appartenenti alla classe dei ricchi ci sono Thomas Gradgrind, fondatore della scuola di Cocktown e del sistema educativo della città basato sui fatti e sull'abolizione di ogni tipo di fantasia o immaginazione, sua moglie, i suoi figli (Louisa, Thomas e altri tre tra i quali nel romanzo compare solo Jane), Josiah Bounderby, "amico" del signor Gradgrind e proprietario di una fabbrica e banchiere, la sua "governante" la signora Sparsit, di nobili origini ma caduta in disgrazia e James Harthouse, un ricco fannullone annoiato e senza scopo nella vita. Tra gli operai e i poveri troviamo invece Sissy, figlia di un domatore di cavalli del circo che viene abbandonata dal padre e accolta nella famiglia di Thomas Gradgrind, Stephen Blackpole, un operaio onesto e lavoratore e Rachael, la donna che ama ma che non può sposare essendo già ammogliato con una povera donna, ubriaca e sporca, che ogni tanto gli ripiomba in casa per farsi aiutare.

I personaggi appartenenti alla prima categoria riescono quasi tutti ad essere sorprendentemente arroganti, egoisti ed egocentrici: non ho mai trovato tanti individui insopportabili radunati in un unico romanzo. Alcuni riescono, nel corso degli eventi, a riabilitarsi un po' agli occhi del lettore, dimostrando per lo meno di aver agito in buona fede, mentre altri vengono letteralmente massacrati. Il romanzo è infatti interamente pervaso da una vena ironica che sottolinea l'insensatezza della "filosofia dei fatti" e la ridicolaggine del comportamento dei vari personaggi: colui contro cui Dickens si accanisce maggiormente è senza dubbio Bounderby, che viene fatto oggetto di commenti derisori da parte dall'autore ad ogni occasione. Bounderby dopotutto rappresenta ciò contro cui Dickens si scagliava con maggior ferocia, ovvero gli industriali sfruttatori del lavoro altrui, quindi è bastonato da tutti i fronti senza che mai in tutto il romanzo gli venga data la possibilità di accattivarsi la simpatia dei lettori.

Altra figura particolarmente insopportabile è la signora Sparsit, una zitellaccia pettegola e invidiosa che fa di tutto per distruggere l'immagine della povera Louisa la quale rimane forse l'unico personaggio che non può essere biasimato per i propri comportamenti ed è decisamente vittima senza essere contemporaneamente colpevole; infatti alla base della storia vi è un meccanismo, parafrasato anche dai nomi delle tre parti in cui si divide il romanzo, secondo il quale ciò che raccoglieremo come "frutto" delle nostre azioni dipenderà da ciò che abbiamo seminato. Questo non vuol dire che Dickens faccia fare una brutta fine a tutti personaggi che hanno seminato male e conceda il lieto fine a tutti coloro che hanno seminato bene: sarebbe stato troppo moraleggiante e anche decisamente falso. Ciò che accade al termine del romanzo (e che naturalmente non rivelerò) è la pura e semplice conseguenza di tutto ciò che è accaduto precedentemente, nel bene e nel male.
Era una città di mattoni rossi, o meglio di mattoni che sarebbero stati rossi se il fumo e la cenere lo avessero consentito. Stando così le cose era invece una città di un rosso e nero innaturale, come la faccia dipinta di un selvaggio; una città piena di macchinari e alte ciminiere dalle quali uscivano senza tregua interminabili serpenti di fumo, che si snodavano nell'aria senza mai sciogliere le loro spire. C'era un canale di acque nere e un fiume reso violaceo da tinture maleodoranti e vasti agglomerati di edifici pieni di finestre scossi per tutto il giorno da un frastuono e un tremito incessanti, dove gli stantuffi delle macchine a vapore si alzavano e si abbassavano monotoni come teste di elefanti in preda a una malinconica follia. C'erano perecchie grandi strade, tutte uguali, un gran numero di viuzze ancora più uguali, abitate da persone anch'esse uguali che entravano e uscivano alla stessa ora, con il medesimo scalpiccio sul medesimo selciato, per recarsi a svolgere il medesimo lavoro e per le quali oggi era identico a ieri e a domani e ogni anno la replica di quello passato e di quello a venire
Charles Dickens
Louisa non si mosse neppure dopo che lui se ne fu andato e fu tornato il silenzio. Era come se tentasse di scoprire, dapprima nel fuoco del caminetto, e poi nella bruma rossastra che accendeva l'orizzonte, quale trama stesse tessendo il vecchio tempo, il più grande e il più antico dei filatori, con i medesimi fili che aveva già utilizzato per dar forma a una donna. Ma la fabbrica del tempo è un luogo segreto, la sua opera è silenziosa e i suoi operai non hanno il dono della parola.
Charles Dickens
Sfide: Alfabetitolo, consigli di lettura, mini-recensioni, GRI Reading Challenge, sfida dei bellissimi, sfida dei buoni propositi, sfida dell'alfabeto, sfida della trasposizione, sfida extralarge, sfida infinita, sfida tutti diversi, tour del Regno Unito, la listona

venerdì 12 dicembre 2014

UNO STUDIO IN ROSSO

(A Study in Scarlet)
di Arthur Conan Doyle

Serie: Sherlock Holmes, #1
Formato: Paperback, 88 pagine
Editore: Newton Compton, 2007
Genere: Romanzo, Giallo
Lettura n.: 37/2014
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 09 dicembre 2014
Fine lettura: 09 dicembre 2014
Ambientazione: Londra, Inghilterra (Regno Unito), 1800 | Utah (Stati Uniti), 1800
Pubblicato: 1887
Links: aNobii, Goodreads, Pinterest
Sfide: gioco a squadre, sfida alfabetitolo, sfida dei classici, sfida dei generi letterari, sfida del Regno Unito, sfida degli USA, 100 libri
Voto: 8/10
Nell'anno 1878, conseguita la laurea in medicina alla London University, mi recai a Netley per seguire il corso di specializzazione come chirurgo militare. Completati i miei studi, fui regolarmente distaccato presso il Quinto Corpo Fucilieri del Northumberland in qualità di assistente chirurgo. All'epoca, il reggimento era di stanza in India e, prima che io potessi raggiungerlo, era scoppiato il secondo conflitto afghano. Sbarcando a Bombay, venni a sapere che il mio reparto aveva già attraversato i passi ed era ormai all'interno del territorio nemico. Molti altri ufficiali si trovavano, comunque, nella mia stessa situazione. Seguimmo quindi il reparto e riuscii a raggiungere sano e salvo Candahar, dove mi ricongiunsi al mio reggimento assumendo subito le mie nuove funzioni.
incipit
Sinossi
"Uno studio in rosso" è il romanzo che segna l’esordio di Sherlock Holmes, l’investigatore più amato e imitato di tutti i tempi.
Attraverso il racconto del dottor Watson, suo inseparabile socio e amico, vede la luce l’infallibile detective, con la sua intelligenza fulminea e gli straordinari metodi di indagine. Un uomo capace di scovare una verità dove gli altri vedono una bugia, una soluzione lampante in un mistero che per tutti è tremendamente ingarbugliato. La scienza della deduzione e il rigore di una razionalità inflessibile hanno fatto della creatura di Doyle il paradigma dell’investigatore letterario, un mito che sembra destinato a non tramontare mai.

Commento
Tanto perché non sono presa da altre milioni di serie e di saghe contemporaneamente ho deciso finalmente di cimentarmi con il leggendario Sherlock Holmes, sul quale ho letto secoli fa un solo romanzo ("Il cane dei Baskerville") di cui non mi ricordo assolutamente nulla. "Uno studio in rosso" mi è piaciuto molto, e mi è piaciuto ancora di più il fatto che sia riuscito totalmente a sorprendermi; infatti la prima indagine fatta da Sherlock al cospetto di noi lettori è appassionante e divertente, ma ciò che più mi ha colpito sono stati i primi due capitoli della seconda parte, che con il romanzo sembrano non avere nulla a che fare. Non voglio dire troppo per evitare di rovinare la sorpresa a chi non l'avesse mai letto ma è stata una rivelazione ed è stata incredibilmente affascinante... quasi più bella della storia "di partenza".

Il personaggio di Sherlock Holmes è fantastico, non mi sarei mai aspettata di trovarlo così incredibilmente simile (caratterialmente) alla sua più recente trasposizione cinematografica: lo Sherlock di Robert Downey Jr. Il problema è che effettivamente il personaggio si adeguava così perfettamente all'immagine data dal film, che non sono stata capace di immaginarmi il detective fisicamente simile a come lo descrive Conan Doyle: davanti ai miei occhi c'era sempre e solo Robert Downey.... in effetti è stato un gran sacrificio pensarci costantemente! ^_^

Ormai credo di essere definitivamente entrata nel tunnel del giallo un po' come qualche anno fa ero entrata in quello del fantasy: spero solo di non ripetere l'errore di fare indigestione!

venerdì 4 maggio 2012

The Fairies' Shoemaker and other stories

sfide: torniamo ragazzi, infinita, letture in lingua, fantasyosa

Autore: Enid Blyton
Anno di pubblicazione: 1987
Editore: Award Publications
Pagine: 192

Iniziato il: 24 marzo 2012
Terminato il: 8 aprile 2012
Valutazione:★★★
Once upon a time there lived a naughty little pixie called Pinkity. He was always in mischief and teased every one he met.
(incipit della storia "Pinkity's Pranks)
Trama
Il libro è una raccolta di racconti fantasiosi sul mondo delle fate, dei folletti e degli gnomi.

Commento
Tutte fiabe abbastanza classiche e che generalmente terminano con una morale, proprio per questo le ho trovate molto carine ma mano originali rispetto a quelle contenute in "The Faraway Tree". Quella che più mi è piaciuta è stata l'ultima e anche quella che dà il titolo alla raccolta, ovvero "The Fairies' Shoemaker", che racconta la storia di una bambina che un giorno, durante una passeggiata nel bosco, si trova un chiodo conficcato nella scarpina. Poco lontano, c'è un calzolaio molto particolare: quell'omino minuscolo è infatti il calzolaio delle fate, che aggiusta in un batter d'occhio la scarpetta della bimba, la quale in cambio gli regala l'ombrellino della sua bambola per permettergli di ripararsi dal sole.

giovedì 26 gennaio 2012

A Christmas Carol

sfide: alfabeto, letture in lingua, infinita, random classics, torniamo ragazzi

Autore: Charles Dickens
Anno di pubblicazione: 1998
Editore: Wordsworth
Pagine: 65

Iniziato il: 21 gennaio 2012
Terminato il: 24 gennaio 2012
Valutazione:★★★★
Marley was dead, to begin with. There is no doubt whatever about that. The register of his burial was signed by the clergyman, the clerk, the undertaker, and the chief mourner. Scrooge signed it. And Scrooge's name was good upon 'Change, for anything he chose to put his hand to.
(incipit)
Trama

Ebenezer Scrooge è un avaro finanziere che odia il Natale e da anni non compie un gesto di carità o compassione. Una notte, viene visitato dal fantasma del suo ex socio Marley che desidera salvare la sua anima e che gli annuncia la visita di tre spiriti: lo Spirito del Natale Passato, lo Spirito del Natale Presente e lo Spirito del Natale Futuro. Scrooge sarà quindi messo di fronte all'inutilità della sua vita e all'aridità del suo cuore.


Commento
La storia in sé è bellissima, il viaggio magico che Scrooge compie la notte di Natale nel suo passato, presente e futuro è un viaggio nella sua coscienza che fa nascere in lui il desiderio di diventare una persona diversa. L'episodio senza dubbio più tenero e commovente è la scena della Vigilia di Natale a casa di Bob Cratchit, la cui famiglia, pur se povera e con tanti problemi, riesce a trovare nelle cose più semplici un motivo di gioia.
Sarebbe stato il massimo riuscire a leggere questo racconto la notte di Natale o comunque nel periodo natalizio: la mia intenzione, infatti, era proprio quella, ma come si può facilmente immaginare dalla data in cui scrivo il commento non ci sono riuscita. Ammetto di aver avuto qualche difficoltà nella lettura in lingua originale, sia per la presenza di molti vocaboli sconosciuti, sia per la struttura di alcune frasi che mi hanno creato problemi, tanto da dover essere costretta, pur dopo numerose riletture, a proseguire senza riuscire a capirne il significato. Il fatto di aver faticato a trovare alcune espressioni anche sul dizionario mi ha fatto pensare che probabilmente Dickens utilizzi molti modi di dire (le frasi inziali, sul "dead as a doornail" mi hanno tenuta bloccata per un quarto d'ora prima di riuscire a capire di cosa si trattasse) e forse anche qualche espressione ormai desueta; in ogni caso sono riuscita a portare a termine la lettura, anche se ho intenzione di rileggerlo in italiano, magari ilprossimo Natale.

External heat and cold had little influence on Scrooge. No warmth could warm, no wintry weather chill him. No wind that blew was bitterer than he, no falling snow was more intent upon its purpose, no pelting rain less open to entreaty. Foul weather didn't know where to have him. The heaviest rain, and snow, and hail, and sleet, could boast of the advantage over him in only one respect. They often came down handsomely, and Scrooge never did.
'That is no light part of my penance,' pursued the Ghost. 'I am here to-night to warn you, that you have yet a chance and hope of escaping my fate. A chance and hope of my procuring, Ebenezer.' 'You were always a good friend to me,' said Scrooge. 'Thank'ee.' 'You will be haunted,' resumed the Ghost, 'by Three Spirits.'
'I will honour Christmas in my heart, and try to keep it all the year. I will live in the Past, the Present, and the Future. The Spirits of all Three shall strive within me. I will not shut out the lessons that they teach. Oh, tell me I may sponge away the writing on this stone!'

lunedì 9 gennaio 2012

Sense and Sensibility - GDL

sfide: letture in lingua
Autore: Jane Austen
Anno di pubblicazione: 2000
Editore: Wordsworth
Pagine: 255

Iniziato il: 06 dicembre 2011
Terminato il: 03 gennaio 2012
Valutazione: ★★★★
The family of Dashwood had been long settled in Sussex. Their estate was large, and their residence was at Norland Park, in the centre of their property, where for many generations they had lived in so respectable a manner as to engage the general good opinion of their surrounding aquaintance.
(incipit)

Trama

'Young women who have no economic or political power must attend to the serious business of contriving material security'. Jane Austen's sardonic humour lays bare the stratagems, the hypocrisy and the poignancy inherent in the struggle of two very different sisters to achieve respectability.Sense and Sensibility is a delightful comedy of manners in which the sisters Elinor and Marianne represent these two qualities. Elinor's character is one of Augustan detachment, while Marianne, a fervent disciple of the Romantic Age, learns to curb her passionate nature in the interests of survival.
(ibs.it)

Di seguito i commenti alle singole parti del gdl
(aggiornate sempre in questo post)

05 - 11 dicembre
12-18 dicembre
19-25 dicembre
09-15 gennaio

Commento Generale
Con una lentezza davvero esasperante, almeno per i miei soliti ritmi di lettura, specialmente per Jane Austen, ho finalmente raggiunto la meta, rispettando anche incredibilmente i tempi del gdl! Il problema fondamentale di questo romanzo è stato la lingua; nonostante abbia capito sempre tutti gli avvenimenti, i dialoghi e le descrizioni, mi sono resa conto di aver faticato molto durante la lettura, ritrovandomi spesso a ripercorrere più volte le stesse frasi per cogliere al cento per cento il loro significato, probabilmente a causa dell'inglese ottocentesco (soprattutto per le strutture grammaticali, più complesse di quelle che ritrovo nei libri contemporanei). A parte questo, il romanzo mi è piaciuto molto, pur avendolo trovato sicuramente inferiore a Orgoglio e Pregiudizio: personaggi meno incisivi, dialoghi meno serrati e appassionanti e conclusione un po' frettolosa. In ogni caso, la società descritta dalla Austen ha sempre un fascino particolare, e non mancano certo alcuni personaggi azzeccati come Mr John Dashwood e consorte, Mrs Jennings e il Colonnello Brandon. Il finale, come ho già detto, mi ha lasciato in parte insoddisfatta, anche se è perfettamente coerente con il messaggio del romanzo: la felicità, infatti, sta nella moderazione ed entrambe le coppie andranno probabilmente incontro ad un futuro di tranquilla serenità (che, in ogni caso, buttala via!). Certo, in un certo senso è più deprimente, soprattutto in un romanzo, però è in effetti la conclusione più realistica.

domenica 6 novembre 2011

La morte nel villaggio

sfide: generi letterari, bersaglio, percorsi di senso, mistero

Titolo originale: Murder at the Vicarage
Autore: Agatha Christie
Anno di pubblicazione: 1980
Editore: Mondadori
Pagine: 195

Iniziato il: 05 novembre 2011
Terminato il: 06 novembre 2011
Valutazione: ★★★★
Non è tanto facile sapere con precisione da che parte cominciare questo racconto, ma ho fissato la mia scelta su un certo mercoledì all'ora della colazione in canonica. Benchè la nostra conversazione di quel giorno non avesse in fondo nulla a che fare con quanto mi accingo a scrivere, pure qualcuna delle frasi pronunciate ebbe più tardi una certa importanza sugli avvenimenti che sto per narrare.
(incipit)
Trama: 
La tranquillità del villaggio di St. Mary Mead viene scossa dall'omicidio del colonnello Protheroe, un uomo burbero e poco simpatico, ucciso da un colpo di rivoltella nella biblioteca del vicariato. Sembra inizialmente un caso di facile soluzione per l'ispettore Slack, ma una serie di eventi curiosi e di contraddizioni lo trasformano in un vero e proprio enigma che solo l'acuta Miss Marple riuscirà a risolvere.

Commento:
Il mio primo romanzo di Agatha Christie; complici alcune sfide di anobii, sono finalmente riuscita a leggere un giallo di questa grandissima signora del mistero e ne sono rimasta soddisfattissima, come prevedevo. Io non sono, infatti, un'amante di storie truculente o angoscianti: ho provato una volta a leggere un romanzo di Patricia Cornwell, mi pare fosse Calliphora (mia mamma è una grande fan di Kay Scarpetta), ma mi ha messo addosso talmente tanta ansia che ho deciso di cambiare genere. Se non mi piace che il narratore si soffermi troppo su dettagli macabri e sanguinosi, o mi faccia morire di paura mentre l'assassino zompa all'improvviso alle spalle del protagonista, adoro invece gli enigmi e cercare di risolverli insieme al detective di turno; per questo preferisco provare con i gialli "classici", al centro dei quali non c'è la mente malata di un serial killer che poi mi aspetto di ritrovarmi nascosto dietro ai cespugli sotto casa, ma un puzzle ben congegnato che va risolto mettendo insieme tutti i pezzi sparsi nel racconto. In questo mio primo tentativo ho fallito miseramente: sono cascata in pieno nel tentativo di depistaggio organizzato dal colpevole e sono costretta ad ammettere che avrei mandato in prigione un innocente. Meno male che Miss Marple è molto più sveglia di me.

Il romanzo è narrato in prima persona dal vicario di St. Mary Mead, Leonard Clement, il quale, dopo aver scoperto il cadavere del colonnello Protheroe nella sua biblioteca, inizia a giocare al detective, grazie anche al fatto che la maggior parte degli abitanti del villaggio preferiscono rivolgersi a lui piuttosto che alla polizia per rivelare informazioni. Miss Marple è una delle vecchiette un po' pettegole che animano il paese; a differenza delle sue compagne, però, è una grande osservatrice e possiede una mente molto acuta, oltre alla straordinaria prerogativa di trovarsi sempre nel posto giusto al momento giusto. Ad essere sincera, mi aspettavo che a narrare la vicenda fosse Miss Marple, o per lo meno che facesse parte dei personaggi principali; l'anziana signora, invece, compare solo ogni tanto all'interno del racconto per insinuare qualche dubbio e riportarci sulla retta via, e fa poi il suo ingresso trionfale nella scena finale nella quale rivela l'identità dell'assassino, la dinamica del delitto e il percorso che l'ha condotta verso la soluzione. Spero che nelle sue avventure successive sia un po' più presente, perchè è una figura che mi incuriosisce molto e mi piacerebbe conoscerla meglio.

Miss Marple è una vecchietta coi capelli bianchi e dai modi sempre molto timidi e mansueti. La signorina Wetherby è un misto di miele e di aceto. Miss Marple è certamente la più pericolosa delle due.
"La famosa intuizione di cui si fa un gran parlare, sta in fondo tutta qui. Intuire significa in realtà leggere una parola senza bisogno di compitarla. I bambini non ci riescono perchè mancano di esercizio, ma i grandi riconoscono subito la parola, per averla vista molte volte nel corso della loro vita."
(Miss Marple)

venerdì 28 ottobre 2011

Rycerca (Saga di Septimus Heap #4)

sfide: serial readers, mattonazzi

Titolo originale: Queste
Autore: Angie Sage
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: Salani
Pagine: 528

Iniziato il: 21 ottobre 2011
Terminato il: 27 ottobre 2011
Valutazione: ★★★★
C'è il mercato settimanale su Viale dei Maghi. Una ragazza e un ragazzo si sono fermati al banco delle aringhe in salamoia. Il ragazzo ha i capelli chiari, intrecciati in uno stile che i marinai avrebbero adottato solo in un lontano futuro. Gli occhi verdi hanno un'espressione seria, quasi triste, mentre cerca di convincere la ragazza a lasciargli comprare delle aringhe per lei.
(incipit)
Trama: 
Dopo la rocambolesca fuga dal passato, Jenna e Septimus sono costretti a trovare un modo per riportare nel loro Tempo anche Nicko e Snorri, rimasti intrappolati all'epoca di Marcellus Pye e la regina Etheldredda. A complicare le cose ci si mettono il malvagio fantasma Tertius Fume e Merrin Meredith, che non riesce a darsi pace per essere stato scaricato dal suo vecchio Mago StraOrdinario Dom Daniel e vuole riprendersi l'identità che Septimus gli ha, secondo lui, rubato. Così Sep e Jen, accompagnati dall'amico Beetle e aiutati da un misterioso quanto gentile uomo-topo, si imbarcheranno nella Rycerca, dalla quale nessun Apprendista è mai tornato.

Commento:
Urca! L'ho finito! Chissà adesso quanti anni mi toccherà aspettare prima che traducano anche il volume successivo della saga! Si, ma questa volta non ho intenzione di aspettare: mi procuro le versioni elettroniche in lingua originale e quando la Salani si degnerà di pubblicare, allora prenderò il cartaceo, altrimenti qui finisce che li leggeranno prima i miei figli e nipoti.
Come sempre, fantastico. Mi rendo perfettamente conto che questi romanzi sono pieni di difetti, non sono particolarmente profondi e soprattutto l'autrice si inventa molte soluzioni di comodo che probabilmente molti altri lettori non le lascerebbero passare, ma io non ce la faccio, non riesco ad essere obiettiva, perchè le avventure di Septimus mi piacciono troppo! Adoro l'ambientazione, mi sono innamorata dei personaggi che sono davvero troppo, troppo simpatici, anche i cattivi. Ogni pagina, poi, è percorsa da una leggera ironia, che mi rende felice e serena, ed è una sensazione così bella, che mi permette di chiudere un occhio su tante cose.
In quest'episodio conosciamo meglio un personaggio che già ci era stato presentato in passato, ma che era stato solo una comparsa nelle avventure dei suoi amici: sto parlando di Beetle, il simpaticissimo impiegato (o dovrei dire ex impiegato) della Manuscriptorium, migliore amico di Septimus e con una tenerissima cotta per Jenna. Tornano anche delle vecchie conoscenze: Simon e Lucy (che finalmente sono riusciti a riunirsi), Merrin Meredith (che le prova davvero tutte per liberarsi di Septimus) e faremo anche una visita ai fratelli Heap alle Streghe di Wendtron nella foresta. Il viaggio per raggiungere la Casa dei Foryx, il luogo in cui tutti i Tempi si Incontrano è pieno di pericoli e di prove da superare, e alla fine abbiamo anche un bel colpo di scena che non  mi aspettavo. Adesso già pregusto il nuovo volume, che siccome si intitola Syren, mi fa pensare che lasceremo la terra ferma per addentrarci nelle profondità marine: speriamo!!

venerdì 21 ottobre 2011

Alkymia (Saga di Septimus Heap #3)

sfide: serial readers, mattonazzi, incrociata

Titolo originale: Physik
Autore: Angie Sage
Anno di pubblicazione: 2007
Editore: Salani
Pagine: 511

Iniziato il: 18 ottobre 2011
Terminato il: 20 ottobre 2011
Valutazione: ★★★
Silas Heap e Gringe, il Guardiano della Porta Settentrionale, si trovano in un angolo buio e polveroso della soffitta del Palazzo. Di fronte a loro c'è la porticina di una stanza Sigillata, che Silas Heap, Mago Ordinario, sta per Dissigillare. «Vedi, Gringe» spiega, «è il posto perfetto. Le mie pedine non riusciranno mai a fuggire da qui. Basta che le Sigilli dentro».
(incipit)
Odio Silas Heap! No, non è vero, è fantastico e un papà meraviglioso, ma è troppo, davvero troppo stordito! Cosa farei io se abitassi al Castello, circondata da incantesimi e Magya Oscura e mi trovassi di fronte una porta Sigillata? Probabilmente la lascerei così com'è, ma se avessi proprio la necessità di entrarci, per lo meno mi informerei su come mai qualcuno abbia mai sentito il bisogno di Sigillarla. E invece no; e così, per la sua sbadataggine, ad andarci di mezzo sono i soliti Septimus, Jenna e Nicko, che questa volta si portano dietro anche due nuovi amici, Snorri e il suo gatto Urrl.

In questo episodio, ci troviamo di fronte ad una nuova minaccia: il fantasma un po' troppo solido della malvagissima e antipaticissima Regina Etheldredda, vissuta cinquecento anni prima, ha tutta l'intenzione di ottenere la vita eterna e di tornare a regnare, e per fare ciò ha naturalmente bisogno di un settimo figlio di un settimo figlio da rispedire dritto dritto nel passato senza possibilità di ritorno. Siccome per sua immensa sfortuna l'unico settimo di un settimo in circolazione è Septimus, sarà lui a ritrovarsi imprigionato nella sua stessa Città, ma in un'epoca completamente diversa.

Come sempre Angie Sage riesce a farmi amare i suoi romanzi con la sua simpatia e le sue trovate strampalate; inoltre mi ha fatto davvero morire dal ridere leggere i capitoli scritti nella Lingua Antica che, almeno nella traduzione italiana, altro non è che una buffa versione dell'italiano antico, imperciocchè ciascun personaggio s'esprime con codesto tono aulico ed alquanto vetusto.

Purtroppo la mia amata Marcia non si vede tanto: compare solo in alcuni capitoli all'inizio e alla fine (anche se la sua presenza in questi momenti si sente eccome) perchè rimane nel suo Tempo a cercare un modo per far tornare a casa Septimus e non lo segue, come invece fanno gli altri tre matti. C'è invece un leggero cambio di tono in questo libro rispetto alla spensieratezza dei precedenti perchè vi è il primo lutto della saga: Alice Nettels, la Capo Doganiere del porto, viene uccisa dalla Regina Etheldredda, salvando così la vita a Jenna. Il momento è triste, però sappiamo per lo meno che a) la rivedremo quasi sicuramente perchè la città è piena di fantasmi, b) finalmente potrà passare l'eternità accanto al suo amato Alther. In ogni caso, adesso ci sono da salvare Nicko e Snorri!!

giovedì 13 ottobre 2011

Il castello di Otranto

sfide: generi letterari
Titolo originale: The Castle of Otranto
Autore: Horace Walpole
Anno di pubblicazione: 1983
Editore: Theoria
Pagine: 155

Iniziato il: 11 ottobre 2011
Terminato il: 12 ottobre 2011
Valutazione: ★★★
Manfred, principe di Otranto, aveva un figlio e una figlia: quest'ultima, una bellissima giovanetta di diciotto anni, si chiamava Matilda. Conrad, il figlio, di tre anni più giovane, era bruttino e malaticcio, di carattere nient'affatto promettente; eppure era il prediletto del padre, che non mostrava mai nessun segno di affetto per Matilda.
(incipit)
Il castello di Otranto è, come si legge nell'indispensabile introduzione senza la quale sarei arrivata alla fine del libro senza capire il motivo per cui venga considerato un classico della letteratura fantastica, non solo il capostipite del genere gotico, ma addirittura la prima opera in cui l'autore mescola gli elementi fantasiosi e sovrannaturali tipici della letteratura pre-romanzo alle caratteristiche di adesione alla realtà, invece tipiche del romanzo. Nel castello di Otranto, Walpole attribuisce ai personaggi le parole e i comportamenti con cui qualsiasi persona reale reagirebbe al manifestarsi di elementi sovrannaturali (quindi da una parte l'incredulità e lo scetticismo, dall'altra la paura e l'incomprensione), anche se, ovviamente, secondo i canoni del '700. Vedendolo da questo punto di vista, si capisce come Il castello di Otranto sia davvero un'innovazione, e si possono accantonare tutti i suoi limiti che dipendono, prima di tutto, dal fatto che oggi abbiamo dei canoni di "horror" e "suspance" che sono ben diversi da quelli del '700. In secondo luogo la caratterizzazione dei personaggi non è esattamente approfondita e l'unico che ha un minimo di evoluzione psicologica è Manfred, anche se tutto ciò si riduce ad un continuo cambio di emozioni, dall'ira alla pena, al timore. Gli elementi tipici del genere, avendoli inventati lui, ovviamente ci sono tutti: l'amore contrastato e perduto, i conflitti interiori, il paranormale e, infine, l'ambientazione in un castello cupo ed inquietante, pieno di scale, passaggi segreti e innumerevoli stanze.

Nonostante non sia stata una lettura molto appassionante (fortunatamente è brevissimo), sono contenta di averlo letto, perchè in quanto accanita lettrice di romanzi fantasy, non potevo non conoscere l'autore che ha dato il via alla moderna letteratura fantastica.
Egli vide il figlio fatto a pezzi e quasi sepolto sotto un enorme elmo, cento volte più grande di qualsiasi elmo foggiato per un essere umano, ricoperto di una adeguata quantità di piume nere. L'orrore dello spettacolo, l'ignoranza di tutti, lì intorno, su come fosse capitata questa disgrazia e soprattutto il prodigio tremendo che gli si presentava lasciò il principe senza parole.
La porta era socchiusa; la sera cupa e nuvolosa. Aprendo pian piano la porta, vide qualcuno inginocchiato davanti all'altare. Quando si avvicinò, non gli sembrò una donna, ma una persona vestita di una lunga tunica di lana, che gli dava le spalle e pareva assorta nella preghiera. Il marchese stava per tornare indietro, quando l'altro si alzò e si soffermò qualche momento, immerso in profonda meditazione, senza guardarlo. Il marchese, pensando che quella figura devota gli stesse venendo incontro, volle scusarsi per averla scortesemente interrotta, e disse: - Reverendo padre, cercavo donna Hippolita. -Hippolita!- replicò con voce profonda. - Vieni dunque in questo castello per cercare Hippolita? E girandosi lentamente, la figura svelò a Frederic la bocca rinsecchita e le orbite vuote di uno scheletro, avvolto in una tonaca da eremita.

martedì 4 ottobre 2011

Volo (Saga di Septimus Heap #2)

sfide: serial readers, fantasyosa, mattonazzi, torniamo ragazzi, incrociata, solo donna

Titolo originale: Flyte
Autore: Angie Sage
Anno di pubblicazione: 2006
Editore: Salani
Pagine: 512

Iniziato il: 01 ottobre 2011
Terminato il: 04 ottobre 2011
Valutazione: ★★★★★

E' notte notte alle Melme di Marram: la luna piena brilla sulle acque scure e illumina gli Esseri notturni impegnati nelle loro faccende. Nell'aria domina il silenzio, interrotto di tanto in tanto dal gorgoglio della Melma Mobile mentre le creature che la abitano si avviano al banchetto. Un'enorme nave con l'equipaggio al completo è affondata nella palude e gli Esseri sono affamati...ma dovranno lottare contro i Brunetti della Melma Mobile per accaparrarsi gli avanzi. Ogni tanto una bolla di gas porta in superficie un pezzo della nave; grosse tavole e frammenti di albero ricoperti da uno spesso strato di pece nera galleggiano sulle acque torbide.
(incipit)
Un po' meno divertente del libro precedente, ma altrettanto appassionante, Volo ci riporta fin dalle prime pagine nelle Melme di Marran la sera della cena dell'Apprendista. Su una barchetta un losco figuro aiuta lo scheletro di Dom Daniel ad emergere dalla melma e lo riconduce nel suo regno. Il losco figuro in questione, purtroppo, altri non è che Simon Heap, deluso di non essere stato scelto come apprendista di Marcia e invidioso di Septimus, che appena arrivato ha già sconvolto la sua vita e quella della sua famiglia, soffiandogli anche l'incarico che aveva sempre desiderato. Il ragazzo, quindi, decide di vendicarsi diventando Apprendista di Dom Daniel con la speranza che i piani del suo padrone per tornare ad essere Mago StraOrdinario abbiano successo e lui possa finalmente diventare il vero Apprendista del Mago StraOrdinario.

Anche questo volume è molto movimentato e avventuroso, con una serie di colpi di scena molto carini, come la ricomparsa di Ragazzo 409 e del padre di Jenna, Milo. Questa volta sono i genitori Heap che vengono messi più in secondo piano, mentre seguiamo da vicino le avventure di Jenna e Septimus, la prima in fuga, il secondo alla sua ricerca, che vengono aiutati da vecchi e nuovi personaggi, ovviamente ciascuno dotato del "tocco" di Angie Sage, che riesce a rendere unici anche i personaggi più marginali. Anche qui ci sono delle trovate davvero simpatiche e originali, come il viaggio nei Tunnel di Ghiaccio, la fuga dalla Congrega delle Streghe o la nascita del drago Sputa Fuoco, e un sacco di Incantesimi affascinanti, primo fra tutti quello che dà il titolo al volume, l'antichissimo e potente Incantesimo del Volo. E' davvero incredibile quanto questa saga sia capace di assorbirmi, è come se aprendo il libro subissi anch'io un Incantesimo che mi impedisce di interrompere la lettura.

Un'altra caratteristica che mi piace sempre è la parte finale del libro con il resoconto delle vite dei personaggi secondari o per le comparse (che si solito vengono sfruttate solo per il tempo in cui servono e poi dimenticati); mentre in Magya veniva raccontato cosa accadeva loro in seguito alle avventure di cui avevamo appena letto, in Volo viene raccontata la loro storia precedente all'inzio delle vicende, e questi raccontini sono uno più divertente dell'altro.
Il Magazzino Libri e Amuleti Selvatici era fiocamente illuminato e aveva un odore animalesco. L'ambiente consisteva in due lunghe file di alti scaffali paralleli protetti con sbarre di ferro, dietro le quali i Libri Selvatici erano ammassati l'uno contro l'altro. Mentre seguiva con circospezione Beetle lungo lo stretto corridoio tra gli scaffali, Septimus sentì alle spalle un coro di ringhi, fruscii sinistri e rumori di unghie che grattavano mentre i libri si agitavano dietro le sbarre arrugginite

martedì 20 settembre 2011

The Enchanted Wood (The Faraway Tree, #1)

sfide: serial readers, torniamo ragazzi, letture in lingua, fantasyosa

Titolo italiano: -
Autore: Enid Blyton
Anno di pubblicazione: 1990
Editore: Dean
Pagine: 185

Iniziato il: 18 settembre 2011
Terminato il: 20 settembre 2011
Valutazione: ★★★★★
There were once three children, called Jo, Bessie and Fanny. All their lives they had lived in a town, but now their father had a job in the country, so they were all to move as soon as ever they could.
(incipit)
The Enchanted Wood è il primo di una serie di tre racconti della scrittrice inglese Enid Blyton, della quale, purtroppo, non avevo mai sentito parlare prima d'oggi. Gli altri due si intitolano The Magic Faraway Tree e The Folk of the Faraway Tree (ovviamente farò in modo di procurarmeli il più velocemente possibile). Il racconto narra le avventure di tre fratellini (Jo, il maggiore, Bessie, quella di mezzo e Fanny, la più piccola), che, trasferitisi con i genitori dalla città alla campagna, scoprono che la loro casetta sorge proprio accanto ad un bosco incantato popolato da magiche creature e animali parlanti, nel quale gli alberi sussurrano segreti. Al centro del bosco si erge the Faraway Tree, un albero altissimo e anche molto pericoloso: dalla cima, infatti, si accede ogni volta ad una terra diversa. E' sempre rischioso avventurarsi nelle magiche terre in cima all'albero, perchè non si sa quando queste perderanno il loro contatto con i rami del Faraway Tree, intrappolando così chiunque non si sia affrettato a scendere. L'albero, inoltre, è popolato da una serie di personaggi molto particolari: the Angry Pixie, che getta acqua o zuppe in faccia a chiunque sbirci attraverso le finestrelle della sua casa nel tronco, Mr Whatzisname, che passa le sue giornate a russare e scaraventa nella terra in cima all'albero chiunque osi disturbarlo, Silky, la fatina dai capelli di seta, Dame Washalot, che lava costantemente i panni per poi gettare l'acqua sporca lungo il tronco, inzuappando chi non si sposta abbastanza in fretta, e Moon Face, l'omino con la faccia di luna. Insieme ai loro nuovi amici, i tre bambini vivranno mille avventure nei magici e bizzarri paesi in cima all'albero e faranno la conoscenza di alcuni personaggi davvero particolari.

Le terre esplorate da Jo, Bessie e Fanny sono tutte una più speciale dell'altra, ma la mia preferita è senza dubbio the Land of Birthdays, alla quale si può accedere solo se invitati da una persona che compie gli anni nel momento in cui arriva sul Faraway Tree. In questo luogo meraviglioso si materializza tutto il necessario per una festa coi fiocchi, inclusa una fantastica wishing-cake (la torta dei desideri) che realizza un desiderio per persona al primo morso. In questo momento io credo che avrei desiderato... no, non lo dico, chissà mai che mi capiti davvero di mangiare una wishing-cake, non voglio certo bruciarmi il desiderio!!

Il racconto di Enid Blyton mi ha fatto immediatamente pensare ad Alice nel Paese delle Meraviglie perchè in entrambi vi sono terre curiose da esplorare, personaggi bizzarri i cui nomi riflettono le loro caratteristiche, giochi di parole, poesie e canzoncine senza senso. Lo stile dell'autrice aiuta a rafforzare l'atmosfera magica che già pervade le pagine del libro perchè è estremamente coinvolgente. L'inglese utilizzato è semplice, ma non troppo: è decisamente studiato per essere compreso dai bambini, ma nello stesso tempo non è piatto e banale, come a volte capita nei moderni romanzi per ragazzi, bensì ricco di espressioni anche abbastanza articolate. Inoltre l'inglese è per me la lingua perfetta per le fiabe e i romanzi fantastici, perchè ha dei termini e delle sonorità che descrivono le atmosfere magiche più efficacemente di altre lingue.

Infine, approfitto per segnalare un bellissimo sito sull'autrice (http://www.enidblytonsociety.co.uk/) che, oltre a contenere tutte le opere di Enid Blyton con le relative recensioni, offre anche la raccolta delle illustrazioni prese dalle edizioni più belle dei libri: è una festa per gli occhi!
«The Faraway Tree!» said Bessie, in wonder, «What a queer name! Why do you call it that?»
«It's a very strange tree,» said another brownie. «Its top reaches the far-away places in a way we don't understand. Sometimes its top branches may be in Witchland, sometimes in lovely countries, sometimes in peculiar places that no one has ever heard of. We never climb it because we never know what might be at the top!»

lunedì 19 settembre 2011

Magya (Saga di Septimus Heap #1)

sfide: serial readers, fantasyosa, mattonazzi, torniamo ragazzi

Titolo originale: Magyk
Autore: Angie Sage
Anno di pubblicazione: 2005
Editore: Salani
Pagine: 549

Iniziato il: 12 settembre 2011
Terminato il: 18 settembre 2011
Valutazione: ★★★★★

Silas Heap si strinse nel mantello per proteggersi dalla neve. La camminata attraverso la Foresta era stata lunga e si sentiva gelato fino al midollo. Ma in tasca aveva le erbe che Galen, la Donna Medycina, gli aveva dato per il suo ultimo figlio, Septimus, che era nato solo poche ore prima quello stesso giorno.
(incipit)
Finalmente, dopo due anni dalla pubblicazione in lingua originale, è uscito il nuovo volume della Saga di Septimus Heap, Rycerca. In onore del mio immediato acquisto, e per riuscire a godermelo al 100%, ho deciso di rileggere da capo tutti i tre volumi precedenti (dato dopo tutto questo tempo non me li ricordo più molto bene): l'impresa non è per niente ardua dato che, essendo libri intesi per i ragazzi, il carattere è grande e lo stile fluido e scorrevole. Oltretutto la storia è talmente bella e orginale che sono davvero felice di riunirmi alla famiglia Heap!

Inziamo dalla trama. Si dice che il settimo figlio di un settimo figlio abbia poteri magici fuori dal comune. Silas Heap è il settimo dei suoi fratelli e in una fredda e nevosa notte invernale, sua moglie Sarah dà alla luce il loro settimo figlio, Septimus. Mentre a casa Sarah strige tra le braccia il suo piccino appena nato, Silas sta tornando al Castello per riunirsi alla sua famiglia quando, al limitare del bosco, un vagito attira la sua attenzione: dietro a un cespuglio una bellissima neonata dagli occhi viola è avvolta in una coperta e inizia a sentire molto freddo. Intenerito, Silas la raccoglie e la porta con se a casa ma appena giunto sulla soglia, viene travolto dalla Levatrice Anziana che corre stringendo un fagotto tra le braccia: Septimus non è sopravvissuto. Passano gli anni e la piccola Jenna è ormai parte della famiglia Heap, anche se è molto diversa dai suoi fratelli: i suoi capelli non sono biondi e ricciuti e i suoi occhi, invece di diventare verdi come quelli di tutti i Maghi, sono rimasti di un profondo color viola. La sera del suo decimo compleanno, però, il Mago StraOrdinario Marcia Overstrand piomba con le sue scarpe di pitone viola nella vita di Jenna, sconvolgendo il destino di tutta la famiglia.

Dalla prima volta che ho letto i libri di Septimus Heap li ho amati pazzamente: la premessa che devo necessariamente fare è che non è Harry Potter, nel senso che è effettivamente una saga più semplice, soprattutto per quanto riguarda l'evoluzione psicologica dei personaggi. Tolto questo possibile fraintendimento è possibile godersi in pieno un'avventura divertente, entusiasmante e soprattutto Magyca in compagnia di indimenticabili personaggi. I veri protagonisti di questo primo episodio sono Jenna, Nicko e Ragazzo 412 (insieme al cane Maxie, ovviamente) che aiutati da Marcia affronteranno mille avventure: fuggiranno dallo scivolo dei rifiuti della Torre dei Maghi, verranno inseguiti da pericolosi Cacciatori, incontreranno Ratti Messaggeri e Mostri delle Paludi e saranno ospiti della più simpatica e stramba Strega Bianca esistente, zia Zelda.

Lo stile di Angie Sage è quello che io amo particolarmente nei romanzi cosiddetti "per ragazzi" (dato che li leggo anch'io che ormai ho superato l'età consigliata, direi che è un'etichetta molto relativa): allegro, molto dinamico e scorrevole, e soprattutto molto "visivo". In questo aiutano anche i disegni di inizio capitolo che rappresentano alcuni personaggi o situazioni. Nel complesso l'aspetto estetico è estremamente curato: la copertina è indubbiamente ciò che cattura l'attenzione (e infatti questo libro mi è stato regalato da una persona che mi conosce molto bene e che sapeva perfettamente l'effetto che la copertina avrebbe avuto su di me), ma anche la mappa che si trova nelle prime pagine è chiarissima e ben disegnata.

Fosse per me, farei un post lunghissimo raccontando per filo e per segno tutto quello che accade e descrivendo nei minimi dettagli i miei personaggi preferiti (praticamente tutti ma in realtà alcuni li amo in modo particolare, come Marcia e zia Zelda), ma credo che la cosa migliore sia prendere in mano il libro (adesso ne è uscita anche l'edizione paperback, ma quella rigida è talmente bella che vale davvero la pena spenderci qualche euro in più) e divorarlo come ho fatto io.

Piccola nota finale: la versione originale dei libri è pubblicata dalla casa editrice Bloomsbury, la stessa che accettò i manoscritti di una sconosciuta J.K. Rowling... direi che questa è già una mezza garanzia!
Maxie si raddrizzò nella canoa dietro Marcia e alitò eccitato sul collo del Mago StraOrdinario. Odorò i nuovi e invitanti odori della palude e ascoltò i suoni degli animali che fuggivano al passare delle canoe. Di tanto in tanto l'entusiasmo prendeva il sopravvento e sbavava felice tra i capelli di Marcia
Dom Daniel era stato un Mago StraOrdario estremamente arrogante e sgradevole e del tutto disinteressato al Castello e alla gente che aveva bisogno del suo aiuto: l'unica cosa che voleva era il potere supremo e l'eterna giovinezza. O meglio, dal momento che aveva impiegato parecchio tempo a capire come ottenerla, l'eterna mezza età.

mercoledì 24 agosto 2011

Il destino del Bosco d'Argento

sfide: fantasyosa, torniamo ragazzi, salva-comodino
Titolo originale: Quest to Faradawn
Autore: Richard Ford
Anno di pubblicazione: 1994
Editore: Nord
Pagine: 287

Iniziato il: 18 agosto 2011
Terminato il: 24 agosto 2011
Valutazione: ★★★★★
Nevicava ancora nel Bosco d'Argento. Per tutta la notte, grossi fiocchi bianchi erano caduti senza requie, ammantando ogni cosa, tanto che, ormai, ogni filo d'erba era coperto da uno spesso strato rotondo, e ogni ramo d'albero sosteneva una candida replica di se stesso.
(incipit)

L'esperienza migliore che un lettore possa sperare di avere è imbattersi in uno di quei libri che fanno scattare qualcosa dentro e che resteranno nella memoria per il resto della vita. Per me "Il destino del Bosco d'Argento" è stato un dono tanto inaspettato quanto meraviglioso e credo che sia uno di quei romanzi che mai consiglierò e che mai regalerò (anche perchè è fuori pubblicazione e probabilmente lo si trova solo in biblioteca), perchè non potrei sopportare l'idea di ricevere dei commenti negativi, o peggio, superficiali su di esso. Conosco perfettamente i motivi che mi hanno portata ad essere così colpita da questo romanzo, ma sono talmente intimi e privati, legati a sogni e pensieri che ho sempre fatto fin da quando ero bambina, che non mi sentirei mai di pubbilcarli su internet. La lettura stessa della storia è diventata un momento intimo e spesso mi è capitato di andare a metterimi tranquilla e da sola a leggere, guardando in bosco dietro casa mia. Perchè questo romanzo andrebbe letto nel bosco, respirandone i profumi e ascoltandone i suoni.

"Il destino del Bosco d'Argento" parla di una leggenda di cui non si conosce il finale e del viaggio di un ragazzo e dei suoi compagni (un tasso, una lepre, un cane, un gufo e una ragazza) per salvare una natura distrutta dal malvagio e sconsiderato comportamento degli uomini. In realtà questa non è una favoletta per bambini, ci sono alcune scene molto crude, perchè si parla di caccia ma non quella che noi uomini abbiamo fatto per milioni di anni per procurarci il cibo, bensì la caccia per divertimento, quella in cui si uccide una volpe solo per la sua coda e il resto del corpo viene abbandonato nel bosco. Più in generale, il libro propone un mondo che gli uomini, detti Urkku, stanno distruggendo con le loro mani e l'unico modo per salvarlo è recuperare i tre Faradawn custoditi dagli elfi.

La leggenda che narra le origini del mondo in cui vivono i protagonisti è affascinante e meravigliosa e tutti i personaggi del romanzo, senza eccezioni, diventano degli amici anche per il lettore, tanto che quando alcuni di loro si trasformano nelle vittime della crudeltà degli Urkku, si condivide la sofferenza di Nab e ci si riempie di rabbia impotente e indignazione. Inoltre, la magia dei luoghi attraversati dagli animali, non dovuta a qualche incantesimo ma all'incredibile bellezza della natura, ha fatto si che il romanzo lasciasse il segno.

Ogni volta che uno sparo eccheggiò sulla neve, Brock provò un moto di dolore e di collera, immaginando l'orrore e la sofferenza degli animali feriti. Più e più volte gli rimbombò nella mente una domanda: Perchè?
Sbucarono all'improvviso in un prato in cima a un poggio ripido, da cui si dominava un torrente impetuoso ed inquieto, gorgogliante e fragoroso nella quiete, oltre il quale si vedeva il Bosco Alto, ammantato di bruma serale, fosco e impenetrabile, tranne quando qualche esplosione d'oro del sole, che sembrava in bilico su di esso, riusciva a perforare la coltre di nebbia.
Nab avrebbe voluto poter rimanere seduto lì per sempre, ad ascoltare quella voce, al sicuro in quella cameretta. Aveva paura di andarsene, perché finché fosse rimasto in quella stanza avrebbe continuato ad essere almeno in parte quello che era sempre stato prima di entrarvi, mentre quando ne fosse uscito, sarebbe stato in qualche modo diverso. Aveva la sensazione di essere sempre stato protetto, in precedenza, da un bozzolo di ignoranza. Ormai, invece, il mondo gli appariva diverso, e il ruolo che aveva in esso lo spaventava terribilimente: non era più un mero spettatore che osservava dall'esterno, bensì era il personaggio principale.

lunedì 22 agosto 2011

Sei lezioni sulla storia

sfide: salva-comodino
Titolo originale: What is history?
Autore: Edward H. Carr
Anno di pubblicazione: 2000
Editore: Einaudi
Pagine: 174

Iniziato il: 29 luglio 2011
Terminato il: 14 agosto2011
Valutazione: ★★★
Che cos'è la storia? Risponderò a questa domanda - a meno che non la si voglia considerare assurda o superflua - analizzando due passi, tratti rispettivamente dalla prima e dalla seconda incarnazione della "Cambridge Modern History".
(incipit)

Come lettura di approfondimento della prima tappa del mio viaggio nella storia, ho scelto un libro che avevo acquistato per un esame universitario e di cui mi ricordavo molto poco, tranne il fatto di averlo trovato a suo tempo molto interessante. In effetti è proprio così fin dall'introduzione che è praticamente un capitolo in più in quanto sono riportati tutti gli appunti di Carr relativi ad una nuova edizione del testo, che non ha potuto portare a termine. Gli argomenti che l'autore avrebbe voluto approfondire sono molti, dalla relatività e contemporaneamente obiettività della conoscenza storica alla questione dell'accidentale nella storia e dell'influenza dei singoli individui sullo svolgimento degli eventi o all'importanza di una "storia generale" fatta rivolgendosi a tutte le discipline sociali.

Il primo capitolo fa riflettere su quanto la domanda "che cos'è la storia" sia influenzata profondamente dalla situazione e dalla società il cui vive colui che cerca di rispondere e Carr porta gli esempi della concezione della storia nell'800 e nel 900. Molto interessante è anche tutto il discorso sui fatti storici, che non esistono "a priori" ma sono tali perchè gli storici hanno deciso di selezionarli rispetto a milioni di altri fatti e di "elevarli" allo status di fatti storici. La centralità dello storico è evidenziata da Carr tanto da dire che quando si legge un libro di storia bisogna prima studiare l'autore e cercare di cogliere il punto di vista dal quale è scritto il libro, un po' come si fa generalmente per i "classici" della letteratura: si studia prima l'autore in modo da poter comprendere l'opera a 360°.

Il secondo capitolo è strettamente collegato al primo e spiega l'importanza di considerare la storia non come fatta da individui "a sé stanti", bensì inseriti in una società. Lo stesso vale per gli storici, e qui Carr si collega al discorso del capitolo precedente sottolineando l'importanza di contestualizzare sempre lo storico nella società in cui vive, tenendo presente che egli rifletterà sempre il pensiero del suo tempo e della sua appartenenza politica/condizione sociale/ecc.

Proseguendo con il suo lavoro, Carr pone molte altre problematiche, come la questione della storia intesa come scienza (ho trovato estremamente interessanti le risposte che l'autore fornisce alle obiezioni mosse contro la concezione della storia come una scienza), la causalità storica che si divide tra cause razionali e irrazionali, l'influenza del caso nella storia o la concezione della storia vista come progresso e protesa verso il futuro.

Ammetto che alcune parti sono state piuttosto ostiche, soprattutto quando venivano citati eventi storici di cui francamente mi ricordavo molto poco (ci sono molti riferimenti alla Rivoluzione Russa che è sempre stata uno dei miei punti deboli), ma nel complesso mi ha stupita la scorrevolezza della lettura e il rendermi conto che alcuni concetti di base della storia, non sono affatto scontati come possono sembrare.
L'immagine, vera o falsa che sia, della devozione religiosa degli uomini del Medioevo è indistruttibile, giacchè quasi tutto ciò che sappiamo sul loro conto è stato preselezionato, prima di giungere a noi, da individue che condividevano quell'immagine, e volevano che altri la condividessero, mentre un cumulo di altri fatti, che magari potevano dimostrare il contrario, è andato irrimediabilmente perduto.
[...]gli storici che, al giorno d'oggi, fingono di fare a meno di una filosofia della storia, cercano semplicemente di ricreare, con l'artificiosa ingenuità dei membri di una colonia nudista, il giardino dell'Eden in un parco di periferia.
La storiografia esige che si selezionino e si ordinino i fatti del passato sulla base di un principio o norma oggettivi adottati dallo storico: il che comporta necessariamente una forma di interpretazione. Senza la quale, il passato si trasformerebbe in un guazzabuglio di avvenimenti casuali, sconnessi e insignificanti, e diventa impossibile fare storia.
La storia è un continuo processo di interazione tra lo storico e i fatti storici, un dialogo senza fine tra il presente e il passato.
Far si che l'uomo possa comprendere la società del passato e accrescere il proprio dominio sulla società presente: questa è la duplice funzione della storia.
La storia consiste nel dominio degli avvenimenti del passato inquadrati in una connessione coerente di cause ed effetti.

venerdì 31 dicembre 2010

L'isola dei segreti

Titolo originale: Bright Young Things
Autore: Scarlett Thomas
Anno di pubblicazione: 2001
Editore: Newton Compton
Pagine: 323

Iniziato il: 28 dicembre 2010
Terminato il: 29 dicembre 2010
Valutazione: ★★★★

Giovani menti brillanti cercansi per grande progetto. Inviare busta affrancata a Casella Postale 2300, Edimburgo
(incipit)
Si può amare e contemporaneamente odiare profondamente un autore? Nel caso di Scarlett Thomas la risposta è sicuramente si! La amo perchè è geniale, i suoi libri sono avvincenti e mi prendono talmente tanto che, come nel caso de "L'isola dei segreti", li divoro in alcune ore. E poi mi butta lì un finale che...ma andiamo con ordine: ci vengono presentati sei personaggi, tre ragazzi e tre ragazzi, tutti piuttosto allo sbando. I sei rispondono ad un annuncio di lavoro nel quale si cercano "giovani menti brillanti" (da qui il titolo inglese) per un progetto non meglio specificato. Dopo un brevissimo colloquio ed un caffè si ritrovano tutti inspiegabilmente su un'isola deserta, sulla quale vi sono solo una casa, una pala eolica che la rifornisce di energia elettrica e dei pannelli solari. Inizialmente terrorizzati i ragazzi sembrano abituarsi alla casa, che scoprono piena di provviste alimentari, e alla loro condizione di solitudine, pur non smettendo mai di farsi domande sul perchè si trovino lì, chi ce li abbia trasportati e in che modo, e soprattutto che intenzioni abbia.

Come in un incrocio tra Lost e il Grande Fratello, i ragazzi iniziano a conoscersi, a parlare tra loro anche dei loro segreti più imbarazzanti (mi è piaciuta un sacco la sequenza di "obbligo o verità") e si creano le prime simpatie "di coppia". Un giorno, i ragazzi scoprono finalmente il motivo per cui si trovano lì...ed è una trovata fantastica: facendo morire l'uomo prima che compia le efferate azioni che si proponeva, la Thomas sconvolge l'ordine degli eventi che chiunque si sarebbe aspettato. A quel punto, però, per i ragazzi diventa chiaro che la loro unica possibilità di tornare a casa è svanita con la morte dello sconosciuto e decidono così di affidarsi alla loro unica possibilità: mandare un messaggio di richiesta di aiuto (piuttosto originale, oltretutto) insieme al cadavere dell'uomo su un canotto trovato in soffitta. Ed è in questo momento, che la Scarlett mi mette questo finale che...giuro, se l'avessi avuta tra le mani l'avrei strangolata: uno dei ragazzi, di nascosto dagli altri, prende il biglietto dal cadavere e lo fa a pezzetti, buttandolo in mare. Ma per quale motivo deve fare una cosa del genere? E' vero che si era capito che nessuno dei tanti era molto convinto di voler davvero lasciare l'isola ma...è una cosa senza senso, anche con tutte le provviste della casa non potrebbero mai sopravvivere fino alla vecchiaia. Cosa diventa, un gioco al massacro finchè non si mangiano tra loro? Non so davvero, mi ha lasciato con talmente tanto amaro in bocca che mi verrebbe voglia di non leggere più i suoi libri, per ripicca. Solo che so già che non riuscirei!

lunedì 27 dicembre 2010

Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie/Attraverso lo specchio

Titolo originale: Alice Adventures in Wonderland/Through the Looking-glass
Autore: Lewis Carroll
Anno di pubblicazione: 1865
Editore: Mondadori
Pagine: 384

Iniziato il: 15 dicembre 2010
Terminato il: 26 dicembre 2010
Valutazione: ★★★★★

Alice cominciava a non poterne più di stare seduta accanto a sua sorella sulla riva del fiume senza avere niente da fare; una o due volte aveva sbirciato nel libro che la sorella stava leggendo, ma non c'erano né figure, né dialoghi: «E a che cosa serve un libro», pensò Alice, «senza le figure o i dialoghi?»
(incipit)
Non mi stancherò mai di leggere questo libro; la mia ennesima rilettura è partita dopo aver visto il film di Tim Burton, in quanto dovevo accertarmi di alcuni particolari che non ricordavo, come ad esempio la Regina Bianca svampita (in effetti si, è vero) e il Ciciarampa, che nella mia edizione è tradotto "Ciarlestrone". Dei due racconti ho sempre preferito il secondo, probabilmente per la sua particolare struttura a partita di scacchi, durante la quale il pedone Alice deve diventare Regina e poi fare Scacco Matto al re rosso, anche se la parte che mi ha sempre affascinata in maniera particolare si trova in "Alice nel Paese delle Meraviglie", quando la bambina cade nella tana di coniglio e si trova nel corridoio pieno di porte. Anche nel cartone animato Disney quel momento ha sempre avuto un impatto particolare su di me, addirittura da mandare indietro la cassetta e riguardare più volte di fila la stessa scena. Non so davvero spiegarne il motivo.

Per affrontare la lettura di "Alice" è indispensabile avere un'edizione con delle belle note lunghe, che riportino le traduzioni di tutte le poesie e le spiegazione degli innumerevoli giochi di parole disseminati nel testo, altrimenti non si capisce una mazza, dato che anche con tutta la buona volontà del mondo un traduttore non potrebbe mai renderli in italiano. Meglio ancora sarebbe avere un'edizione con il testo a fronte, che però io non sono mai riuscita a trovare: così ho rimediato con una in inglese e una in italiano. In ogni caso fortunatamente su internet ci sono moltissimi siti che ripropongono gratuitamente il testo in lingua originale con tanto di illustrazioni, che nel caso di "Alice" sono parte integrante del testo, non soltanto perchè Carrol ne parla direttamente all'interno del libro, ma perchè alcune scelte nella trama sono state effettuate proprio su consiglio di Tenniel, l'illustratore originale al quale Carrol stesso si è affidato.

In ogni caso, durante la lettura il mio pensiero costante è stato uno solo: quanto avrei voluto essere anche io una delle bambine inglesi della seconda medtà dell'800 che per la prima volta hanno letto questo meraviglioso libro, capendo immediatamente (perchè appartenenti alla loro vita di tutti i giorni) le storpiature di Carroll delle canzoncine e poesie che erano obbligate a studiare a scuola, i giochi di parole e tutte le altre piccole follie che l'autore ha inserito nel racconto.

lunedì 11 ottobre 2010

Tre uomini in barca

Titolo originale: Three Man in a Boat
Autore: Jerome K. Jerome
Anno di pubblicazione: 1889
Editore:
Pagine:

Iniziato il: 3 ottobre 2010
Terminato il: 10 ottobre 2010
Valutazione: ★★★★★






Erano anni che non leggevo un libro così, e giuro che non sto esagerando! Tre uomini in barca è esilarante e poetico allo stesso tempo...forse mi devo correggere perchè non ho mai letto un libro in grado di evocare prima delle dolcissime immagini dei miei paesaggi preferiti, quelli dell'Inghilterra dell'Ottocento, e poi piazzare all'improvviso una scenetta che sembra rubata ad uno sketch di Zelig (ed è dire molto, considerando che questo libro è stato scritto un secolo abbondante prima delle battute dei nostri comici attuali). Geniale è l'unico aggettivo che in questo momento mi viene in mente...geniale!

giovedì 10 giugno 2010

L'uomo che sussurrava ai cani

Titolo originale: The Man Who Speaks Dogs
Autore: Graeme Sims
Anno di pubblicazione: 2009
Editore: De Agostini
Pagine: 285

Iniziato il: 3 giugno 2010
Terminato il: 9 giugno 2010
Valutazione: ★★★

Interessante anche se forse poco approfondito: è molto bello che Sims racconti le vicende dei propri cani allontanandosi dalla forma noiosa del saggio e facendolo assomigliare di più ad una serie di racconti inframezzati da consigli. Quello che mi chiedo è se tutti i cani apprendano con la velocità e la facilità che sembra trasparire dalle sue parole: in realtà, quello che appare leggendo il libro è che i cani del signor Sims siano dei geni. Faccio un esempio: in un capitolo si parla di un cane restituitogli da un padrone che lo riteneva troppo aggressivo. Appena incontrato il cane, Sims l'ha portato con sè in un campo, si è seduto e l'ha lasciato libero di girare senza nè guinzaglio, nè museruola. Dopo qulche giro il cane ha iniziato ad annusarlo e...puff...magia, è tornato un cane coccolone. Non lo so, non mi convince molto se devo proprio essere sincera. Oltretutto, come per quanto riguarda la pedagogia, ci sono talmente tante teorie e metodi diversi che ormai non si capisce più nulla e se uno dovesse seguirli tutti farebbe un gran pasticcio. Io credo che basti un po' di buon senso, senza doversi mettere a ringhiare e inarcare la schiena con il cane per parlare il suo stesso linguaggio: dopotutto nei secoli l'uomo è sempre stato compagno del cane e viceversa, e mi pare che il rapporto si sia mantenuto anche senza stare a farsi troppe seghe mentali, tenendo però bene in testa che il cane non è un bambino e bisogna per forza di cose adottare delle tecniche specifiche per farsi capire da lui.
La verità è che moltissimi cani sono rovinati dall'incomprensione dei propri padroni. Al contrario, ben pochi padroni sono rovinati dai loro cani.

lunedì 31 maggio 2010

Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte

Titolo originale: The Curious Incident of the Dog in the Night-Time
Autore: Mark Haddon
Anno di pubblicazione: 2004
Editore: Mondolibri
Pagine: 247

Iniziato il: 26 maggio 2010
Terminato il: 31 maggio 2010
Valutazione: ★★★★
Mezzanotte e 7 minuti. Il cane era disteso sull'erba in mezzo al prato di fronte alla casa della signora Shears. Gli occhi erano chiusi. Sembrava stesse correndo su un fianco, come fanno i cani quando sognano di dare la caccia a un gatto. Il cane però non stava correndo, e non dormiva. Il cane era morto.
(incipit)

*SPOILER*
Diverso da quello che mi aspettavo: credevo di trovarmi davanti ad un libro che, nonostante il protagonista della storia fosse un bambino affetto da sindrome di Asperger, risultasse comunque abbastanza leggero, invece mi sono scontrata con una malattia di cui non sapevo assolutamente nulla e sulla quale voglio leggere altro. Sicuramente la parte che mi ha più colpita è stata tutta quella successiva alla scoperta del colpevole: le lettere, la fuga da casa, il fatto che questo bambino riesca a controllare le sue paure per raggiungere la casa della madre in un'altra città e contemporaneamente l'incapacità di cogliere la sostanziale differenza tra sua madre e suo padre, la prima che è scappata, il secondo che ha affrontato i problemi ed ha cresciuto, in mezzo a mille difficoltà, il proprio figlio.

Proprio i genitori di Christopher sono stati un grosso punto di riflessione: si può giudicare una madre che si rende conto di non essere in grado di affrontare la malattia del proprio figlio e decide di allontanarsi da lui? E il padre di Christopher ha davvero sbagliato a raccontare al figlio della morte della madre? Non saprei dare una risposta a nessuna delle due domande, perchè ogni volta che provo a dire "si" o "no", mi viene in mente un "però" che smonta tutto il ragionamento e, in fin dei conti, credo che le uniche persone che possano dare un parere in merito siano coloro che hanno vissuto questa esperienza.

Ho trovato su wikipedia un breve elenco di libri sull'argomento:
Il mondo, quello vero - Francisco Stork
La solitudine dei numeri primi - Paolo Giordano
Nato in un giorno azzurro - D. Tammet
Guardami negli occhi - John Elder Robinson
I numeri primi sono ciò che rimane una volta eliminati tutti gli schemi: penso che i numeri primi siano come la vita. Sono molto logici ma non si riesce mai a scoprirne le regole, anche se si passa tutto il tempo a pensarci su.
Uscii dalla cella. Mio padre stava in piedi nel corridoio. Sollevò la mano destra e aprì le dita a ventaglio. Alzai la mano sinistra e ripetei il suo gesto, poi ci sfiorammo con la punta delle dita. Facciamo questa cosa perchè ogni tanto mio padre vorrebbe abbracciarmi, ma a me non piace abbracciare le persone, così invece facciamo questa cosa, e significa che lui mi vuole bene.
Di solito le persone mi guardano quando parlano con me. So che stanno cercando di intuire quello che mi passa per la testa, ma sono io invece che non riesco a capire cosa stanno pensando.
Mia madre però fu cremata. [...]Però so che il fumo esce dal camino e si disperde nell'aria e allora qualche volta guardo il cielo e penso che ci siano delle molecole di mia madre lassù, o nelle nuvole sopra l'Africa o l'Antartico, oppure che scendano sotto forma di pioggia nelle foreste pluviali del Brasile, o si trasformino in neve da qualche parte, nel mondo.

mercoledì 3 marzo 2010

Tutta un'altra musica

Titolo originale: Juliet, Naked
Autore: Nick Hornby
Anno di pubblicazione: 2009
Editore: Guanda
Pagine: 316

Iniziato il: 23 febbraio 2010
Terminato il: 2 marzo 2010
Valutazione: ★★★ e mezzo
Trama: Ci sono coppie in perenne calma piatta. Annie e Duncan lo sanno bene. Convivono da quindici anni a Gooleness, torpida cittadina inglese sul mare, e la loro esistenza è scandita da qualche lettura in comune, l'uscita di un nuovo film, ogni tanto un concerto a Londra. Non hanno figli e nemmeno rischiano di averne, vista l'evanescenza della loro vita sessuale. Ma da un po' di tempo Annie prova un impellente desiderio di maternità, mentre Duncan non fa che coltivare la sua unica, ossessiva passione: Tucker Crowe, cantante cult americano sparito dalla scena musicale intorno alla metà degli anni Ottanta. La venerazione per Tucker, condivisa via Internet da qualche centinaio di adepti sparsi per il mondo, assorbe ogni istante delle sue giornate; e Annie comincia a chiedersi che senso abbia continuare una relazione che forse è stata solo una perdita di tempo. In questa quiete inamovibile, a Duncan arriva per posta una versione inedita dell'album più famoso di Tucker. È la scintilla che innesca una serie di eventi inaspettati, che porterà l'insoddisfatta Annie a conoscere Tucker in persona... Il nuovo romanzo di Nick Hornby si snoda sotto il binomio amore e musica, ma coglie anche in modo inatteso, originale, il tema della creatività e dei suoi alti e bassi, incarnato da questo ex musicista squattrinato in perpetua crisi, titanico esempio di fallito sentimentale.

Ogni volta che leggo un nuovo libro, la prima domanda è sempre la stessa (e ultimamente con un po' di irritazione): ma perchè i traduttori danno sfogo alle loro più recondite fantasie quando si tratta di tradurre il titolo? Si sentono per caso repressi perchè loro i libri non li scrivono e prendono così possesso dei titoli altrui per sfogarsi? Nel mio misero anno a mediazione linguistica ho almeno imparato che, quando non è possibile dare una traduzione letterale (e anche qui a volte non si capisce perchè titoli molto semplici vengano inspiegabilmente trasformati) si dovrebbe cercare di trasmettere lo stesso messaggio nel modo più efficace consentito dalla lingua in cui si traduce. Nel caso di questo libro mi sono chiesta perchè "Juliet, Naked", titolo non solo del libro, ma dell'album di Tucker Crowe a causa del quale accadono tutte le vicende narrate e che viene nominato più volte all'interno del libro stesso (i lettori saprebbero quindi perfettamente di cosa si sta parlando), venga tradotto "Tutta un'altra musica". Perchè? Ci sarà un motivo per cui Nick Hornby ha voluto chiamarlo "Juliet, Naked", non credo che gli scrittori mettano a casaccio i titoli ai loro libri. Quindi perchè la signora Silvia Piraccini non poteva lasciare il titolo originale, dato che era intraducibile? Si sarebbe capito perfettamente al secondo capitolo, non era necessario inventarsi un titolo nuovo! Ok, sono acida, ma non ne posso più!!!

A parte questo il libro mi ha abbastanza soddisfatta senza entusiasmarmi: come per Tracy Chevalier non avevo mai letto nulla di Hornby, quindi non posso fare paragoni del tipo "mi è piaciuto di più/di meno di...". La storia è sicuramente molto leggera e tendente alla "commedia romantica" cinematografica. In dvd quelle storie mi piacciono perchè mi intrattengono, rilassano e mi fanno sorridere, però nei libri cerco qualcosina di più, il che non significa che leggo solo libri impegnati, però mi piacciono le storie coinvolgenti e "Tutta un'altra musica" non c'è riuscito molto; mi sono sentita più un'osservatrice esterna dei fatti che non una "presenza" che ride o soffre insieme ai protagonisti.

Il personaggio che più ho apprezzato è stata Annie: mi ha intenerita la sua incapacità di liberarsi autonomamente da una relazione assolutamente "di routine", il suo desiderio di diventare madre spinto fino all'estremo, addirittura cercando di farsi mettere incinta da Tucker (ok, non è un gesto proprio esemplare, però non riesco a non mettermi nei suoi panni). Quello che invece non ho proprio sopportato è stato Duncan, saccente fino al midollo (che nervoso quando critica la recensione di Annie, o sminuisce le osservazioni di Gina, assolutamete azzeccate, sul significato di una delle canzoni di Juliet).

Nonostante tutto, anche il personaggio di Tucker esce vincente dal romanzo, anche se non si può certo dire che sia un modello di virtù maschile: è codardo, egoista e non è in grado (o meglio, non ha nessuna voglia) di prendersi le proprie responsabilità. Però è simpatico, ha quello humor inglese che mi fa impazzire e spesso mi ha fatto ridacchiare tra me e me.

Un'aspetto positivo di "Tutta un'altra musica" è sicuramente stato il toccare un argomento che negli ultimi anni mi ha riguardata molto, sia direttamente che indirettamente, ovvero lo scorrere del tempo e il rendersi conto, a mano a mano che passano gli anni, di averne perso un sacco facendo o subendo scelte sbagliate, non avendo avuto subito il coraggio di cambiare direzione. Fortunatamente però, mettendola in proverbio, "finchè c'è vita c'è speranza" e finchè si vive, infatti, c'è sempre il tempo di darsi uno scossone e di buttarsi nel mondo con l'obiettivo di recuperare, almeno in parte, quello che si è perduto.