Visualizzazione post con etichetta autori francesi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta autori francesi. Mostra tutti i post

lunedì 2 luglio 2012

[Lettura #19/2012] La meccanica del cuore

La mecanique du coeur
di Mathias Malzieu
Paperback, 158 pagine, Feltrinelli 2012
Uno, non toccare le lancette.
Due, domina la rabbia.
Tre, non innamorarti, mai e poi mai.
Altrimenti, nell’orologio del tuo cuore, la grande lancetta delle ore ti trafiggerà per sempre la pelle, le tue ossa si frantumeranno,
e la meccanica del cuore andrà di nuovo in pezzi.incipit
Trama: Nella notte più fredda del mondo possono verificarsi strani fenomeni. È il 1874 e in una vecchia casa in cima alla collina più alta di Edimburgo il piccolo Jack nasce con il cuore completamente ghiacciato. La bizzarra levatrice Madeleine, dai più considerata una strega, salverà il neonato applicando al suo cuore difettoso un orologio a cucù. La protesi è tanto ingegnosa quanto fragile e i sentimenti estremi potrebbero risultare fatali. Ma non si può vivere al riparo dalle emozioni e, il giorno del decimo compleanno di Jack, la voce ammaliante di una piccola cantante andalusa fa vibrare il suo cuore come non mai. L'impavido eroe, ormai innamorato, è disposto a tutto per lei. Non lo spaventa la fuga né la violenza, nemmeno un viaggio attraverso mezza Europa fino a Granada alla ricerca dell'incantevole creatura, in compagnia dell'estroso illusionista Georges Méliès. E finalmente, due figure delicate, fuori degli schemi, si incontrano di nuovo e si amano. L'amore è dolce scoperta, ma anche tormento e dolore, e Jack lo sperimenterà ben presto. Intriso di atmosfere che ricordano il miglior cinema di Tim Burton, ritmato da avventure di sapore cavalleresco, una favola e un romanzo di formazione, in cui l'autore, con scrittura lieve ed evocativa, punteggiata di ironia, traccia un'indimenticabile metafora sul sentimento amoroso, ineluttabile nella sua misteriosa complessità.

Commento personale: Per una volta devo confermare le recensioni attira-lettori di un libro, perché questo romanzo potrebbe davvero essere la sceneggiatura di un film di Tim Burton (e invece diventerà un cartone animato diretto da Luc Besson, un altro che secondo me i film li sa fare bene).

La storia inizia proprio come una fiaba un po’ gotica: nella notte più fredda del mondo una donna compare alla porta di Madeleine, una levatrice da tutti considerata una strega perché presta assistenza a coloro che gli altri rifiutano (vagabondi, prostitute, ecc…). Dopo aver dato alla luce un bambino piccolissimo e con il cuore completamente ghiacciato la donna scompare e Madeleine si troverà a prendersi cura del piccolo Jack, che salva mettendo sul suo cuore difettoso un orologio a cucù, che ha l’unico difetto di essere molto delicato, e i forti sentimenti possono rischiare di danneggiarlo. Per questo Madeleine cerca di tenere Jack il più possibile lontano dagli altri, finché il ragazzo non posa lo sguardo sulla piccola Miss Acacia, una bellissima cantante andalusa che cattura il suo delicatissimo cuore e fa si che il ragazzo arrivi fino in Spagna pur di ritrovarla.

Il romanzo è molto breve e si divora in pochissimo tempo, fortunatamente l’autore riesce a non renderlo un tentativo di scrivere una storia profonda, saggia e metaforica che cerchi in qualche modo di imitare lo stile da Piccolo Principe e ogni tanto si stacca un po’ dall’atmosfera favolistica per tornare sulla terra quel tanto che basta per non esagerare. I personaggi mi sono piaciuti molto, soprattutto quelli secondari (come sempre: mai una volta che il mio preferito sia il protagonista) e l’ambientazione reale ma indefinita allo stesso tempo è stato davvero azzeccata.


Inizio lettura: 12 giugno 2012
Fine lettura: 14 giugno 2012

martedì 29 maggio 2012

Una sposa conveniente

sfide: sfida solo donna 2012, sfida della francofonia 2012, sfida infinita 2012, sfida salva-comodino 2012

Titolo originale: L’heure de Juliette
Autore: Elsa Chabrol
Anno di pubblicazione: 2011 (2008)
Editore: Sperling&Kupfer
Pagine: 301

Iniziato il: 24 maggio 2012
Terminato il: 27 maggio 2012
Valutazione: ★★★★
«Centouno anni, un mese e quattro giorni…»
Juliette controllava il calendario ogni mattina alla stessa ora. Subito dopo aver finito il suo caffè di cicoria.
(incipit)
Nonostante la trama mi avesse colpito fin da subito, non pensavo che questo romanzino mi sarebbe piaciuto così tanto e invece è stata una lettura di quelle che mettono allegria e che ti fanno passare alcune ore in serenità.

La storia è per la maggior parte narrata dal punto di vista di Juliette, un’ultracentenaria incredibilmente sveglia che nonostante la sua salute di ferro è fermamente convinta che ogni giorno sia il suo ultimo, o almeno così fa credere ai suoi compaesani, potendo in questo modo far leva sulla possibilità di restarci secca da un momento all’altro per ottenere tutto quello che vuole. Dal suo punto d’osservazione alla finestra del salotto, Juliette tiene d’occhio tutto il paese, e ogni giorno si intrattiene studiando i movimenti dei suoi compaesani; movimenti estremamente rari, perché da alcuni anni ormai il paese si è come addormentato, e l’isolamento ha spinto gli abitanti a ritirarsi sempre di più nelle loro case e ormai non ci si parla più nemmeno tra vicini di casa. Pierrot è l’unico che riesca a mantenere dei buoni rapporti con tutti i compaesani a causa del suo ruolo di tuttofare, e così quando dopo la morte della madre annuncia di voler cambiare vita, allontanarsi dal paesino e costruirsi una famiglia, gli abitanti di Poulignac sono costretti ad unire di nuovo le proprie forze per trovargli una moglie. Ma come fare? Ovvio, su internet! Così la vecchia camera del padre di Juliette si riapre a nuova vita divenendo il quartier generale dell’operazione.

Il piano che gli abitanti di Poulignac elaborano e mettono in pratica è contemporaneamente geniale e folle ed è davvero divertente vedere questi vecchietti alle prese con le tecnologia; l’aspetto più tenero e simpatico, però, è vedere le dinamiche che nascono (o meglio, che si ristabiliscono) tra queste persone che si conoscono da decine di anni ma che si sono completamente perse di vista nonostante abitino a un metro di distanza l’uno dall’altro. Alcuni personaggi, poi, sono davvero fantastici, come La Talpa (in paese, infatti, ognuno ha un soprannome), una novantenne con un passato da bigotta che dopo un ictus realizza di non voler morire vergine e rimangono davvero nel cuore.

L’autrice è una sceneggiatrice, e si sente: leggendo il romanzo mi sembrava di guardare una di quelle deliziose commedie francesi leggere e divertenti che alla fine ti lasciano un senso di soddisfazione e di serenità. Se ne dovessero fare un film lo vorrei vedere subito.
Franz, allora, pensò che si era sbagliato di grosso sul conto della centenaria. Non era né rincitrullita, né morente, né fragile. Era una temibile stronza.
«Oh, non è come pensa lei! Io non cerco la scappatella, come si dice. Io intendo costruire. Una famiglia, una vita. La mia vita. Qui, tutto sta morendo, signora Juliette. Lei lo sa meglio di chiunque altro, no? Gli orti sono in abbandono, le case diventano ruderi…»
«Si, e non soltanto le case…» disse lei indicando se stessa.
«Forse, ma io, signora Juliette, io ho l’impressione di essere circondato da persone che stanno concludendo la loro vita, mentre io non ho ancora cominciato la mia. Capisce? Sarebbe davvero stupido non aver avuto una vita, no? Sicché voglio andarmene. Provarci. E’ una cosa tanto brutta?»

martedì 18 ottobre 2011

Il conte di Montecristo

sfide: bersaglio, francofonia, incrociata, mattonazzi, salva-comodino

Titolo originale: Le Comte de Monte-Cristo
Autore: Alexandre Dumas (padre)
Anno di pubblicazione: 2006
Editore: Bur
Pagine: 914

Iniziato il: 03 ottobre 2011
Terminato il: 17 ottobre 2011
Valutazione: ★★★★★

Il 24 febbraio 1815 la vedetta della Madonna della Guardia dette il segnale della nave a tre alberi il Faraone, che veniva da Smirne, Trieste e Napoli.
Com'è d'uso, un pilota costiere partì subito dal porto, passò vicino al Castello d'If e salì a bordo del naviglio fra il capo di Morgiou e l'isola di Rion.
Contemporaneamente com'è ugualmente d'uso, la piattaforma del forte San Giovanni si
ricoprì di curiosi, poiché è sempre un avvenimento di grande interesse a Marsiglia l'arrivo di qualche bastimento, in particolare poi quando questo legno, come il Faraone, si sapeva costruito, arredato e stivato nei cantieri della vecchia Phocée e appartenente ad un armatore della città.
(incipit)
Mamma mia, come commentare in breve questo romanzo meraviglioso ed emozionante? Probabilmente basterebbe leggere l'introduzione all'edizione BUR di Umberto Eco, quindi è meglio che io mi faccia piccola piccola e stia zitta, dato che dovrei paragonarmi a lui. Così forse salvo la faccia se invece di parlare della storia, dato che l'ho già fatto in abbondanza nelle tappe del gdl (i link sono qui sotto), parlo del suo commento, e del fatto di essere felicissima di non essere un critico letterario per poter godere di tutto il fascino di questa avventura incredibile che parla di vendetta, di giustizia, di perdono, di amore, di vita e di morte. Perchè è vero, e leggendo il commento di Eco me ne sono resa conto: il romanzo ha dei difetti tecnici e stilistici, dovuti sia al fatto che Dumas percepiva un tot. di franchi a riga, e di conseguenza doveva allungare, sia alla pubblicazione a puntate del romanzo, che richiedeva di riportare alla memoria del lettore ciò che era avvenuto precedentemente; le pagine sono quindi piene di ridondanze, di "immagini tipo" che tendevano a ripetersi, di dialoghi inconcludenti, in cui i personaggi perdono due pagine a parlare per poi non dirsi nulla. Però è altrettanto vero, sempre come detto dal buon Umberto, che questo allentamento del ritmo narrativo fa crescere nel lettore una specie di frenesia, che addirittura porta a schizzare avanti con lo sguardo per sapere cosa succede. E io ne sono stata presa in pieno, tanto che ho letto le ultime due parti in cui avevamo diviso il romanzo tutte d'un fiato, come fossero state una sola.

Infine, c'è la figura controversa del conte di Montecristo, che non è possibile assegnare nè alla parte dei "buoni", nè alla parte dei "cattivi": la sua vendetta è contemporaneamente immensamente giusta e immensamente sbagliata e il suo modo di fare è equivoco, a volte ammirevole, altre subdolo. Insomma, è uno di quei personaggi che non si dimenticano.

TAPPE
Prima tappa: cap. 1-12
Seconda tappa: cap. 13-23
Terza tappa: cap. 24-34
Quarta tappa: cap. 35-45
Quinta tappa: cap. 46-57
Sesta tappa: cap. 58-71
Settima tappa: cap. 72-81
Ottava tappa: cap. 82-94
Nona tappa: cap. 95-108
Decima tappa: cap. 109-118


domenica 9 ottobre 2011

Chocolat

sfide: a tema, alfabeto
Titolo originale: Chocolat
Autore: Joanne Harris
Anno di pubblicazione: 1999
Editore: Garzanti
Pagine: 338

Iniziato il: 06 ottobre 2011
Terminato il: 09 ottobre 2011
Valutazione: ★★★★
Siamo arrivate con il vento del carnevale. Un vento tiepido per febbraio, carico degli odori caldi delle frittelle sfrigolanti, delle salsicce e delle cialde friabili e dolci cotte alla piastra proprio sul bordo della strada, con i coriandoli che scivolano simili a nevischio da colletti e polsini e finiscono sul marciapiede come inutile antidoto contro l'inverno. C'è un'eccitazione febbrile nella folla disposta lungo la stretta via principale, i colli che si allungavano per vedere il carro fasciato di carta crespata, con i suoi nastri svolazzanti e le coccarde di cartoncino.
(incipit)
Incantevole. Non potrei usare altra parola per descrivere questo romanzo nel quale cioccolato, magia e amore creano una combinazione che riscalda il cuore. E non solo dei lettori.

L'arrivo di Vianne Rocher e di sua figlia Anouk, sconvolge la vita di Lansquenet-sous-Tannes, un piccolo paesino di provincia adagiato in riva ad un fiume. Gli abitanti assistono prima con sospetto, poi con crescente curiosità all'apertura de La Céleste Praline, una piccola cioccolateria luminosa, le cui vetrine sono decorate con sculture di zucchero, carta increspata e nastri dorati, e che sembra quasi fuori luogo nella piazza del paese, proprio di fronte all'austera chiesa. Vianne, per di più, è completamente diversa da ogni altro abitante di Lansquenet: non ha un marito (e non è vedova), non va in Chiesa, veste con abiti colorati ed ha un modo di fare espansivo e accogliente, che lentamente riesce ad attrarre e conquistare i sospettosi compaesani. Non tutti, però, sono felici del suo arrivo, per primo il prete del luogo, Francis Reynaud, che vede in lei una cattiva influenza per il suo gregge, a suo dire già abbastanza disperso.

Avevo visto anni fa il film con Juliette Binoche e Johnny Depp e mi ricordo che mi era piaciuto tantissimo, soprattutto per l'atmosfera calda e accogliente che contrastava con il freddo del paese e dei suoi abitanti, e che si respira anche tra le pagine del libro, il quale secondo me risulta più cupo in molti punti. La storia è prevalentemente narrata dal punto di vista di Vianne, anche se quà e là incontriamo alcuni capitoli nei quali la voce narrante è quella di Reynaud. Il contrasto tra i due narratori è lampante: le parti del romanzo viste con gli occhi di Vianne sono calde e profumate, e anche quando traspare una nota di tristezza e di malinconia, questa è sempre colorata dall'energia e dall'amore che la donna emana ad ogni passo. Al contrario le parti narrate dal curato sono come l'interno della sua chiesa: buie, fredde e pervase di diffidenza e di rancore, oltre che da un cieco bigottismo.

Moltissimi sono i personaggi le cui vite si intrecciano con quella di Vianne, ciascuno con un ruolo ben definito all'interno del racconto e che si dividono tra coloro che si affezionano alla donna e alla sua chocolaterie e coloro che invece continuano a vederla con cieca diffidenza e a tramare per liberarsi di lei. La mia preferita, fin dalla sua prima apparizione, è stata Armande: è fantastica perchè intelligente, acuta, senza peli sulla lingua e che non si fa prendere in giro da nessuno. Anche Joséphine è un personaggio a cui è impossibile non affezionarsi, ed è quella che compie l'evoluzione psicologica più importante. In generale, non c'è personaggio che sia uguale a sé stesso dall'inizio alla fine del romanzo e questo è uno degli aspetti a cui faccio sempre molta attenzione non amando particolarmente le figure statiche; ciascuno degli abitanti di Lansquenet subisce un cambiamento, piccolo o grande che sia, grazie alla vicinanza di Vianne; e Vianne stessa, per la prima volta, subisce anche lei dei grandi cambiamenti. Per quanto riguarda la storia d'amore, che nel film prende una buona parte della trama, nel libro praticamente non esiste (Vianne e Roux passano una notte d'amore, dalla quale lei si ritroverà incinta, ma al termine del racconto si fa accenno al fatto che Roux è innamorato di Joséphine) mentre viene dedicato uno spazio molto maggiore ai rapporti tra Vianne e i suoi compaesani e alla "lotta" con Reynaud, che rappresenta il bigottismo e l'ipocrisia tipici di certi ambienti di Chiesa (di gente così ne si trova in tutte le parrocchie, fortunatamente non sempre sono preti).

Nel complesso, un libro estremamente piacevole, intenso e che si lascia gustare come gli squisiti cioccolatini de La Celeste Praline.

In questa regione abbagliante la gente è scialba. Il colore è un lusso; non sta bene portarlo. I fiori colorati sul bordo della strada qui sono erbacce, invadenti, inutili.
Reggevamo una candela ciascuna, Anouk soffiava nella sua trombetta-giocattolo mentre io battevo un cucchiaio di metallo in una vecchia padella, e per dieci minuti abbiamo pestato i piedi girando in tondo in ogni stanza, gridando e cantando a squarciagola - Fuori! Fuori! Fuori! - fino a quando i muri non si sono messi a tremare e i fantasmi disturbati non sono scappati [...] Ovviamente, so che è solo un gioco. Incantesimi per consolare una bambina spaventata. Ci sarà del lavoro da fare, lavoro duro, prima che tutto questo diventi realtà. Ma per ora basta sapere che la casa ci dà il benvenuto, come noi la accettiamo con gioia.
«Conosco il vento che vi ha portate», ha detto Armande intensamente. «L'ho sentito. Martedì Grasso, giorno di carnevale. Les Marauds sono pieni di gente del carnevale: zingari, spagnoli, ambulanti, pieds-noirs e indesiderabili. Vi ho riconosciute subito, tu e la tua bambina - e come ti fai chiamare questa volta?»
«Vianne Rocher». Ho sorriso. «E questa è Anouk».
Richiude di nuovo gli occhi, e io comincio a cantare piano:
"V'là l'bon vent, v'là l'joli vent,
V'là l'bon vent, ma mie m'appelle..."
Sperando che questa volta rimanga una ninna-nanna.
Che questa volta il vento non senta. Che questa volta... per piacere, solo questa... se ne vada senza di noi.
(explicit)

mercoledì 14 settembre 2011

L'ultimo nemico (Il Romanzo di Ramses #5)

sfide: serial readers, francofonia
Titolo originale: Sous l'acacia d'Occident
Autore: Christian Jacq
Anno di pubblicazione: 1998
Editore: Mondadori
Pagine: 379

Iniziato il: 5 settembre 2011
Terminato il: 8 settembre 2011
Valutazione: ★★★★
I raggi del sole al tramonto rivestivano d'oro celestiale le facciate dei templi di Pi-Ramses, la capitale che Ramses il grande aveva fatto costruire nel Delta. La città di turchese, così chiamata a causa del colore delle piastrelle verniciate che ornavano la facciata delle dimore, era l'incarnazione della ricchezza, della potenza e della bellezza.
(incipit)
Con un certo ritardo rispetto alla fine della lettura e con una buona dose di tristezza come mi capita ogni volta che termino una saga, eccomi a commentare l'ultimo episodio della pentalogia di Ramses. Ora che sono giunta alla conclusione posso affermare con certezza di essermi innamorata perdutamente delle atmosfere evocate da Christian Jacq e degli indimenticabili personaggi con i quali ha popolato il suo Antico Egitto: ogni pagina mi ha spinto sempre di più nelle profondità di una cultura affascinante che è stata secondo me perfettamente mescolata con la parte inventata dall'autore.

Il romanzo ha inizio nel trentatreesimo anno di regno del faraone, che ne ha ormai cinquantacinque di età, e ad alcuni anni di distanza dalla scomparsa di Nefertari e di Tuya. Fin da subito veniamo a sapere che questi non sono stati gli unici lutti che hanno colpito l'animo di Ramses (e il mio dopo averne letto): anche il fedele cane Guardiano e il coraggioso leone Massacratore non ci sono più e le prime pagine trasudano dunque della malinconia terribile di un uomo che pur avendo perso i suoi più grandi affetti è costretto dalla sua posizione a resistere al dolore e a continuare a condurre il suo regno. Purtroppo, per tutto il corso della narrazione il mio delicato cuoricino è stato messo a dura prova, sie perchè Jacq approfitta di quest'ultima occasione per far morire altri personaggi ai quali mi ero affezionata moltissimo (Iset, Asha, Serramanna, Kha), sia perchè sullo sfondo è sempre presente il dolcissimo ricordo di Nefertari, che viene richiamato con affetto e nostalgia non solo dal faraone, ma anche da tutti gli altri personaggi che l'hanno amata come regina d'egitto. Le quasi 400 pagine di cui è composto il romanzo non sono comunque tutte dominate dalla tristezza, ma come sempre Jacq lascia ampio spazio ai problemi quotidiani del faraone, agli intrighi intessuti alle sue spalle (e alle seguenti indagini del mio amato Serramanna), alle scene di vita quotidiana e alle simpatiche discussioni tra il faraone e i suoi amici, oltre che alle cerimonie e ai riti caratteristici della cultura egizia, che sono sempre descritti in modo approfondito ma soprattutto semplice da immaginare: insomma, in modo estremamente efficace.

Il finale, solitamente un punto critico per ogni romanzo e ancora di più per un'intera saga, è davvero perfetto e chiude il racconto in modo intenso e commuovente, ma trasmettendo quel senso di serenità di fronte alla morte caratteristico della cultura egizia, per la quale la morte faceva davvero parte della quotidianità.
I Faroni avrebbero senza dubbio continuato sempre a lottare perchè regnasse la dea Maat, incarnazione della Regola universale, della giustizia, dell'amore che legava tra loro gli elementi e le componenti della vita. E questo perchè sapevano che, senza Maat, il mondo terreno si sarebbe trasformato in un campo di battaglia, dove i barbari avrebbero combattuto con armi sempre più letali per accrescere i propri privilegi e distruggere ogni legame con gli dei.
Reggeva il timone con destrezza senza pari, poichè era lui stesso insieme la nave dello stato e il suo nocchiero. Gli dei che l'avevano prescelto non si erano sbagliati, e gli uomini avevano avuto perfettamente ragione a obbedire loro.

giovedì 14 luglio 2011

La Regina di Abu Simbel (Il Romanzo di Ramses #4)

sfide: serial readers 2011
Titolo originale: La Dame d'Abou Simbel
Autore: Christian Jacq
Anno di pubblicazione: 1997
Editore: Mondadori
Pagine: 379

Iniziato il: 30 giugno 2011
Terminato il: 13 luglio 2011

Valutazione: ★★★★
Massacratore, il leone di Ramses, lanciò un ruggito che inchiodò per la paura gli egiziani al pari dei rivoltosi. L'enorme belva che il faraone aveva decorato di una sottile collana d'oro per i buoni e leali servigi resi durante la battaglia di Qadesh contro gli ittiti pesava più di trecento chili. Era lunga quattro metri e aveva una criniera folta e fiammeggiante, rigogliosa al punto di coprirle la parte superiore della testa, le gote, in parte le spalle e il petto. Il pelo, liscio e corto, era di un bruno chiaro e lucente.
(incipit)

Questa volta la lettura dell'ennesimo capitolo della saga di Ramses è stata più lenta del solito, non perchè abbia perso entusiasmo nella storia o perchè mi stia annoiando, ma perchè sono stata distratta dalla creazione del nuovo blog e dal fatto che sono stata colta da un'irrefrenabile voglia di Scrubs e ho terminato la terza serie iniziando la quarta. Siccome però ho in lista d'attesa due libri ricevuti con le catene di lettura e mi spiace far aspettare troppo le persone dopo di me, negli ultimi due giorni ho dato un'accelerata riprendendo da dove mi ero fermata.

Nel romanzo viene lasciato molto spazio alle diatribe ereditarie degli Ittiti e finalmente viene approfondito maggiormente il personaggio di Asha che, in quanto diplomatico, è colui che si occupa dei rapporti con questo popolo bellicoso. Anche i progetti di Mosè di lasciare l'Egitto hanno grande importanza in questo quarto volume, anche se devo ammettere che il suo personaggio qui è presentato in modo abbastanza diverso da come viene classicamente dipinto: in realtà sembra un invasato abbastanza ottuso e disposto a tutto per eseguire la volontà di Yaveh. Evito di raccontare le famigerate piaghe d'Egitto dal punto di vista di Jacq (che, soprattutto per quanto riguarda l'ultima, mi hanno ricordato molto gli attuali episodi di terrorismo), devo però dire che Mosè non ci fa proprio una bella figura e oltretutto non ha nemmeno la soddisfazione di fuggire con il suo popolo da Pi-Ramses, in quanto è lo stesso faraone che lo scaccia dal paese. In realtà, se si tiene conto che l'intento di Jacq è quello di creare un romanzo epico che esalti le gesta di Ramses, questa sua presentazione degli eventi è logica, anche se non riesco a spiegarmi come mai le gesta del faraone vengano presentate in maniera poco realistica e lasciando molto spazio al divino, mentre quelle di Mosè vengano tutte spiegate in modo razionale. Questo è in effetti piuttosto incoerente.

Nonostante in tutti i romanzi venga dato ampio spazio al rapporto tra Ramses e Nefertari, in "La regina di Abu Simbel" il loro amore viene davvero celebrato. I due sovrani si completano a vicenda e sono l'uno il supporto dell'altro. L'amore che li lega è immenso, profondo e sincero e ricorda molto il legame che nel primo volume si intuiva appartenesse anche a Sethi e Tuya. Questo è anche il romanzo che presenta maggiori cambiamenti e colpi di scena, alcuni a lungo attesi, altri che invece non avrei voluto accadessero. Purtroppo però la vita a volte riserva delle bruttissime sorprese e a questa regola non sfugge nemmeno un faraone.

«Nefertari è la magia in mancanza della quale nessuna iniziativa è durevole. Violenze e tenebre non scompariranno finchè le generazioni si succederanno alle generazioni, ma l'armonia sarà vissuta su questa terra fino a quando regnerà la coppia reale. Rafforzala, Ramses, fanne la pietra di fondazione dell'edificio. Quando l'amore si irradia su un popolo, gli assicura maggiore felicità di qualsivoglia ricchezza»
(Tuya)
«Nel cuore della Nubia, Hathor ha segnato della propria presenza un sito chiamato Abu Simbel. Incarnandosi nella pietra, la signora delle stelle ha rivelato il segreto del suo amore. Ed è questo che voglio offrire a Nefertari perchè lei divenga per sempre la regina di Abu Simbel»
(Ramses)

venerdì 8 luglio 2011

La Battaglia di Qadesh (Il Romanzo di Ramses #3)

sfide: serial readers 2011
Titolo originale: La Bataille de Kadesh
Autore: Christian Jacq
Anno di pubblicazione: 1997
Editore: Mondadori
Pagine: 379

Iniziato il: 28 giugno 2011
Terminato il: 30 giugno 2011

Valutazione: ★★★★
Il cavallo di Danio galoppava sulla pista ardente che portava alla Dimora del Leone, una borgata della Siria del Sud fondata dall'illustre Faraone Sethi. Egiziano da parte di padre e siriano da parte materna, Danio aveva fatto proprio l'onorevole mestiere di portalettere e si era specializzato nella consegna di messaggi urgenti. L'amministrazione egiziana gli forniva cavallo, cibo e vestiario; Danio godeva di una dimora da funzionario a Sile, città frontaliera del nordest, e alloggiava gratis nelle stazioni di posta. Insomma, una gran bella vita, continui viaggi e l'incontro con siriane poco scontrose, talvolta desiderose di sposare un funzionario il quale tagliava la corda a grande velocità non appena il legame prendeva una piega troppo seria.
(incipit)

Recensione ritardataria per mancanza di ispirazione: sono giorni che ci giro intorno e non riesco mai a decidermi a scriverla, nonostante ormai sia quasi alla fine del romanzo successivo (che però ho tirato in lungo causa altre distrazioni).

Come i precedenti, anche questo romanzo mi ha appassionato parecchio: ormai mi sto affezionando ai personaggi come mi succede ogni volta che inizio una saga e già so che lasciarli sarà estremamente doloroso. Intanto continuo ad accompagnare Ramses e gli altri nelle loro avventure, che questa volta li portano ad incontrarsi faccia a faccia con i nemici che finora si erano sempre tenuti nell'ombra: gli Ittiti. Ho molto apprezzato i capitoli che parlano di questo popolo, prima di tutto perchè hanno dato nuova linfa al racconto con l'introduzione di nuovi personaggi e la narrazione degli episodi guerreschi della battaglia di Quadesh e in secondo luogo perchè trovo estremamente interessante paragonare due culture contemporanee ma così diverse. La scena della battaglia di Ramses, [SPOILER] che abbandonato dai suoi sconfigge da solo l'esercito ittita [SPOILER], è secondo me la più affascinante e a mio parere lascia trasparire il vero senso che Christian Jacq ha voluto dare alla saga, ovvero non quello di una cronaca romanzata della vita di Ramses, bensì una specie di romanzo epico, in cui la storia e la mitologia si fondono. Una sorta di "Iliade d'Egitto", anche se indubbiamente di un altro livello.

Per finire, non resisto purtroppo alla tentazione di fare un mega spoiler, che camufferò ovviamente in maniera adeguata: [SPOILER] che gioia, Asha non è una spia di Shenar ma è rimasto fedele a Ramses!! La sua era tutta una messinscena ben studiata (e magistralmente interpretata) per tenere Shenar sotto controllo. Peccato che il maledetto sia riuscito a fuggire, sono sicura comunque che farà la fine che si merita. [SPOILER] Ecco, finito, chiedo scusa ma non potevo non esprimermi! ^_^

Loto guardò lontano.
«Questo paese ti ama come tu lo ami, Maestà. Parlagli, e il paese ti parlerà.»
(Loto a Ramses)
Poi il Faraone uscì dal luogo puro e stette ad assistere alla nascita del sole, il suo protettore, che la dea del cielo aveva inghiottito al tramonto per farlo rinascere a levante dopo un aspro combattimento con le forze delle tenebre. Non era forse lo stesso combattimento che il figlio di Sethi si accingeva a condurre contro le orde ittite?
«Hai commesso un errore fatale, quello di credere che chiunque sia corruttibile. Non hai esitato a trafficare nella mia cerchia, ma ignoravi che un'amicizia può essere solida quanto il granito ed è così che sei caduto nella trappola che ti avevo teso.»
(Ramses a Shenar)
«Se commetti un errore» aveva detto Sethi «non attribuirne la colpa a nessuno, salvo che a te stesso, e correggi il tuo sbaglio. Battiti come un toro, un leone e un falco, sii folgorante come l'uragano, altrimeni sarai vinto.»

venerdì 1 luglio 2011

La Dimora Millenaria (Il Romanzo di Ramses #2)

sfide: serial readers 2011, sono così 2011
Titolo originale: Le Temple des millions d'années
Autore: Christian Jacq
Anno di pubblicazione: 1995
Editore: Mondadori
Pagine: 400

Iniziato il: 14 giugno 2011
Terminato il: 28 giugno 2011

Valutazione: ★★★★
Ramses era solo, attendeva un segno dall'invisibile.
Solo di fronte al deserto, all'immensità di un paesaggio brullo e arido, solo di fronte al proprio destino la cui chiave gli sfuggiva ancora.
(incipit)

Questa saga mi sta stregando: avevo iniziato il primo volume con un po' di scetticismo avendo letto su anobii delle recensioni non entusiaste e invece mi sono ricreduta. Meno male che ho imparato a non seguire i consigli altrui a proposito di libri e film: preferisco sbatterci la testa.

La dura vita di faraone ha inizio e gli intrighi del primo romanzo non sono nulla in confronto a quelli che vengono tessuti adesso: tradimenti da parte dei più vicini, complotti, tentati omicidii. Come giustamente gli aveva confidato suo padre, il faraone è completamente solo e non deve fidarsi nè delegare le decisioni a nessuno.

Contrariamente alle aspettative di tutti Ramses si dimostra, nei primi quattro anni del suo regno (quelli di cui si parla in questo volume), un faraone saggio e intelligente; la sua principale preoccupazione è rafforzare il ka della coppia reale (ovvero la forza vitale) e onorare il padre Sethi terminando la costruzione del tempio di Luxor ed erigendo la nuova capitale Pi-Ramses. Inoltre iniza in questo volume la costruzione del Ramesseum, ovvero la dimora millenaria del titolo.

La figura femminile centrale di questo romanzo non è più Iset, che viene relegata ad un ruolo minore, bensì Nefertari, la grande sposa reale [SPOILER]che si dimostra degna della sua carica[SPOILER]. Molto interessante anche la parte riguardante Mosé: il giovane è tormentato da conflitti interiori poichè, in quanto ebreo, rifiuta la religione politeista egizia e sostiene sempre più l'esistenza di un unico Dio. Tra tutti, comunque, il mio personaggio preferito è Ameni (anche se, se la gioca con Serramanna): mi fa tenerezza perchè in un corpo così fragile e delicato si nasconde un animo forte. Anche Setau è molto affascinante: la sua passione per i serpenti lo rende un personaggio enigmatico. [SPOILER]Purtroppo Asha sembra invece davvero essere un traditore: una parte di me, però, spera ancora che in realtà sia tutta una finzione per tenere d'occhio Shenar[SPOILER]. Per quanto riguarda il fratello maggiore del re, mentre nel primo volume lo ritenevo solo un inutile grassone invidioso, proseguendo con la lettura mi sto accorgendo che è un personaggio molto intrigante: è furbo e intelligente ed escogita mille modi per cercare di far cadere il fratello. Mi piace il fatto che proprio Shenar sia l'occasione per far nascere una venatura di "giallo" nel romanzo, in quanto molto del lavoro di Ameni e Serramanna consiste nel trovare l'origine di tutti i misteriosi intrighi che mettono a rischio la vita della famiglia reale.

Adesso non vedo l'ora di proseguire la lettura con l'episodio che si preannuncia già dal titolo come il primo il cui si parlerà di guerra: "La battaglia di Quadesh".

Horus sollevò la corona rossa del Basso Egitto, una specie di mortaio sormontato da una spirale, e la posò sulla testa di Ramses; poi Seth vi sovrappose la corona bianca dall'Alto Egitto, la cui forma ovale era dominata da un bulbo.
– Le due potenze sono legate per te – dichiarò Thot. – Tu governi e unisci la terra nera e la terra rossa, sei l'uomo del giunco del Sud e dell'ape del Nord, sei colui che rende verdi le due terre.
– Tu solo potrai avvicinare le due corone – rivelò Seth. – Il fulmine che esse contengono annienterà l'usurpatore.
Solo sul carro dorato, il Figlio della Luce imboccò la strada principale di Pi-Ramses in direzione del tempio di Amon. In pieno sole, egli apparve come l'astro i cui raggi davano alla luce la città. A fianco dei due cavalli bardati camminava il leone, a capo eretto, la criniera al vento.

martedì 28 giugno 2011

Il Figlio della Luce (Il Romanzo di Ramses #1)

sfide: serial readers 2011, sono così 2011
Titolo originale: Le fils de la lumière
Autore: Christian Jacq
Anno di pubblicazione: 1995
Editore: Mondadori
Pagine: 409

Iniziato il: 19 giugno 2011
Terminato il: 23 giugno 2011

Valutazione: ★★★
Il toro selvaggio, immobile, fissava il giovane Ramses.
Una bestia mostrusa: zampe grosse come pilastri, lunghe orecchie pendule, una barba dura sulla mandibola inferiore, il mantello bruno e nero. E aveva avvertito la presenza del giovane.

(incipit)

Purtroppo ho commesso l'ingenuità di leggere il secondo volume della saga (oltrettutto ormai l'ho quasi finito) prima di scrivere la recensione di questo libro, così adesso sono in parte condizionata dall'essere a conoscenza degli avvenimenti successivi. E' che questi romanzi, pur essendo abbastanza corposi, filano via fluidi e veloci: sono proprio appassionanti. Questo primo episodio narra della vita di Ramses prima di diventare Faraone e ci presenta un ragazzo bello, atletico, irruento e che in apparenza non sembra proprio fatto per il ruolo che suo padre Sethi prepara per lui: il candidato favorito agli occhi di tutti, infatti, è suo fratello Shenar, un uomo grasso, viziato, subdolo e ambizioso. [SPOILER]Solo verso la fine del volume assistiamo al periodo di reggenza di Ramses a fianco del padre e infine, nelle ultime pagine, ai momenti immediatamente successivi alla morte di Sethi[SPOILER].
Attorno a Ramses ruotano innumerevoli personaggi: la madre Tuya, il precettore Sary, gli amici Mosè (si, proprio quel Mosè: secondo alcune interpretazioni della Bibbia, sembra infatti che fosse proprio durante il regno di Ramesse II che Mosè colpì l'Egitto con le dieci piaghe per liberare il popolo ebraico dalla schiavitù), Ameni, Setau e Asha, la bella Iset e Nefertari, destinata come sappiamo a diventare la grande sposa reale.
Un punto di forza di questo romanzo è sicuramente il fatto che Jacq ci mostra l'umanità di queste figure così austere e misteriose quali sono quelle dei faraoni d'Egitto: a scuola ci descrivono il faraone come un essere di origine divina che sta al di sopra del popolo e del paese che governa, una figura quasi impalpabile e probabilmente questa era davvero l'impressione che faceva al popolo egiziano. In realtà, bisogna ricordarsi che il faraone era prima di tutto un essere umano, e di conseguenza anche lui doveva per forza essere vittima di timori, ansie e paure. Contemporaneamente, la presenza di un retroscena magico composto da rituali, amuleti, luoghi sacri e divinità aiuta a mantenere la figura del faraone in una posizione di confine tra il mondo degli uomini e quello degli dei e lo innalza nuovamente ad un livello superiore (a volte infatti, ho avuto l'impressione che il contesto culturale moderno entrasse a "contaminare" il racconto, ma credo sia inevitabile, a maggior ragione se si parla di una cultura così antica e in gran parte ancora sconosciuta). Una buona dose di intrighi e avventure pericolose aggiungono poi quell'elemento di "suspance" che impedisce al lettore di staccare gli occhi dalle pagine.
L'unica parte del romanzo che mi ha lasciato un po' perplessa e non mi ha convinta fino in fondo è stato l'arrivo di Menelao ed Elena al ritorno dalla guerra di Troia. Diciamo che mi è sembrato in parte forzato, sarà che non amo particolarmente gli intrecci di leggende o di avvenimenti. Anche il fatto che Omero abbia composto l'Iliade in Egitto... mah, non so. Fortunatamente i capitoli riguardanti i greci non sono molti e nel complesso questo primo capitolo della saga mi ha soddisfatto. Avendo già quasi terminato il secondo libro, mi azzardo a dire che "La dimora millenaria" è a mio parere più bello.

Ramses avrebbe conservato nel suo cuore ognuna delle parole pronunciate durante quella notte fuori dal tempo. A officiare non era sua madre, bensì una dea, e l'iniziazione trasportò lo spirito di Ramses nel cuore dei misteri della resurrezione. Più e più volte il giovane vacillò, credette di perdere ogni contatto con il mondo degli uomini e di dissolversi nell'aldilà, ma uscì vincitore da quel singolare combattimento e il suo corpo restò legato alla sua anima.
Con Sethi, l'avvenire era sembrato roseo: bastava ascoltarne i consigli, obbedirgli, seguire il suo esempio. Ai suoi ordini sarebbe stato così semplice e gioioso regnare! Neppure per un istante Ramses aveva immaginato di essere solo, senza quel padre il cui sguardo dissipava le tenebre.

lunedì 16 maggio 2011

La Ragazza di Carta

Titolo originale: La fille de papier
Autore: Guillaume Musso
Anno di pubblicazione: 2010
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 372

Iniziato il: 12 maggio 2011
Terminato il: 16 maggio 2011

Valutazione: ★★★★

«Tom, apri!»
Il grido si perse nel vento e rimase senza risposta.
«Tom, sono io, Milo! Lo so che sei in casa. Esci dalla tua tana, per la miseria!»
(incipit)
Sinossi: In piena crisi di ispirazione, solo e senza un soldo, lo scrittore Tom Boyde non riesce a terminare il suo ultimo romanzo. Proprio quando tutto sembra perduto, nella sua vita entra Billie. Misteriosa e bellissima, compare all'improvviso in una notte di pioggia, con una storia incredibile da raccontare. Gli dice infatti di essere la protagonista del suo romanzo, caduta nel mondo reale da una frase che lui ha lasciato in sospeso. Se ora Tom non riprenderà a scrivere, lei morirà. Sembra assurdo, eppure... Eppure, Tom le crede. Perché è già follemente innamorato. Insieme Billie e Tom affronteranno un'avventura straordinaria, in cui nulla è ciò che sembra. E scopriranno che la vita, a volte, può essere un gioco pericoloso...


Recensione fresca fresca: ho terminato la lettura da qualche minuto e ho sentito il bisogno di scrivere subito il commento, a caldo. "La ragazza di carta" rientra pienamente nella categoria dei libri-calamita: ogni volta che lo aprivo mi dovevo poi obbligare a chiuderlo, perchè purtroppo a volte si deve anche dormire, mangiare, lavorare, ecc. Se avessi potuto mi sarei piazzata sul letto e l'avrei finito in mezza giornata. Erano mesi che tutte le volte che capitavo in una libreria me lo ritrovavo tra le mani: sfogliavo qualche pagina, leggevo e rileggevo la sinossi, lo giravo e rigiravo e poi, da brava fanciulla con forza di volontà resistevo alla tentazione e lo lasciavo giù. «Tanto prima o poi lo trovo anche in bibilioteca» pensavo dentro di me. Poi un giorno, mentre io mi facevo un giro da Kasanova alla ricerca dei bellissimi bicchieri scontati della RCR (non li ho ancora presi ma questa settimana credo che cederò), il mio fidanzato entrava nel supermercato e ne usciva con il libro!!! Vabè, tutta questa premessa che non interessa a nessuno era solo per dire che lo occhieggiavo da parecchio e quindi avevo molte aspettative che, fortunatamente, sono state confermate.

La scrittura di Musso è fluida e scorrevole ma nel contempo efficace e molto "visiva": mi è risultato facilissimo immaginare i luoghi e i personaggi descritti. Ho trovato gestiti molto bene sia il prologo - dove con lo stratagemma dei ritagli di giornale e delle mail dei fan, Musso ricostruisce in poche pagine, senza troppi giri di parole ma in modo molto efficace il percorso che ha portato Tom a ridursi nello stato in cui lo troviamo nel primo capitolo - che l'incontro tra il protagonista e Billie. Geralmente temo sempre molto il momento in cui un personaggio scopre che la realtà in cui si trova, le persone che lo circondano o lui stesso hanno "qualcosa di strano", perchè se lo scrittore non è abile, tutto diventa artefatto. In questo caso, la reazione di Tom alla comparsa e alle parole di Billie, è perfettamente credibile (inizialmente è convinto che sia una fan pazza che si è imparata a memoria tutti i suoi libri) e anche la sua progressiva presa di coscienza del fatto che questa ragazza, incredibilmente, stia forse raccontando la verità è molto realistica.

Dalla metà in avanti, poi, la storia prende ancora più vita, soprattutto grazie all'inseguimento del libro, che ci permette di incontrare una serie di personaggi interessantissimi che ci lasciano dare una sbirciata veloce nelle loro vite. Il finale mi è risultato completamente inaspettato e se inizialmente mi ha lasciata un po' perplessa, chiudendo l'ultima pagina ho realizzato che lo stile impeccabile di Musso lo rende davvero credibile. So di aver già usato questo aggettivo, ma è il termine chiave per descrivere questo romanzo ed è bello poterlo dire, quando gli scaffali delle librerie sono invasi da storie che non stanno in piedi e personaggi scialbi e forzati.

Ho apprezzato tantissimo le citazioni all'inizio di ogni capitolo: tutte non solo pienamente correlate alla parte a cui si riferiscono, ma anche molto, molto belle. Credo che "La ragazza di carta" potrebbe essere un'ottima idea per un film; avrei anche in mente l'attrice che potrebbe interpretare Billie, perchè dalla prima volta che è comparsa sulla terrazza l'ho sempre visualizzata con il viso di Maggie Grace (la Shannon di Lost e la figlia dello spettacolare Liam Neeson di "Io vi troverò"). Sarei proprio curiosa di vederlo al cinema.


«Sono caduta»
«Caduta da dove?»
«Da un libro. Dalla tua storia, insomma.»
La guardai incredulo, senza capire una virgola dei suoi deliri.
«Sono caduta da una frase lasciata a metà.»
(Billie e Tom)
Un libro prende corpo soltanto con la lettura. E' il lettore che gli dà la vita, elaborando immagini che vanno a creare il mondo immaginario nel quale evolvono i personaggi.
(Tom)
Momento art-attack: Oh mamma cos'è successo! Ho photoshoppato, dopo un millennio circa!! So che ha un sacco di cose che non vanno (per esempio il troppo spazio bianco in mezzo, ho messo male le stelle) e che avrei dovuto scrivere "Billie" invece del nome dell'attrice, ma il fatto che mi sia venuto di getto, dopo un blocco durato anni è già un passo avanti e me lo tengo così...