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venerdì 25 novembre 2011

Il castello dei Pirenei

sfide: bersaglio, nord e del freddo, incrociata

Titolo originale: Slottet i Pyreneene
Autore: Jostein Gaarder
Anno di pubblicazione: 2010
Editore: TEA
Pagine: 242

Iniziato il: 17 novembre 2011
Terminato il: 21 novembre 2011
Valutazione:★★★★
Era il 18 gennaio 1990. Un vento fresco, a tratti forte, soffiava da sud, portando con sè nubi cariche di pioggia.
Il viale della stazione di Limhamn era deserto, a parte qualche isolata automobile i cui fari si riflettevano nelle vetrine o sull'asfalto bagnato.
(incipit)

Trama
Il caso, una coincidenza, il destino, la telepatia: difficile spiegare l'incontro fra un uomo e una donna che si rivedono, dopo trent'anni, nello stesso albergo affacciato sul fiordo dove si erano detti addio. Sempre che dare una spiegazione abbia un senso. Solrun e Steinn sono entrambi cinquantenni. Nonostante il passare degli anni e il fatto che oggi siano entrambi sposati e con figli, non hanno mai smesso di pensare l'uno all'altra. Dopo la sorpresa dell'incontro, danno vita a un fitto scambio di e-mail nel quale si raccontano, ripercorrendo l'episodio, inspiegabilmente velato di mistero, che aveva messo la parola fine al loro amore. Per ritrovarsi, come spesso accade, a scrivere due storie diverse della stessa passione condivisa. Chissà però se le due versioni sono davvero così differenti. Nel dialogo a distanza prendono corpo due visioni della vita inconciliabili: lui è un professore di Fisica, ateo e materialista, lei è un'umanista convinta che a governare i nostri destini siano forze superiori. Forse solo il finale del romanzo saprà dare finalmente un senso agli eventi. (dal retro di copertina)

Commento:
Fino alla fine del primo capitolo, devo dire la verità, mi sembrava un libro un po' insulso, fine a sè stesso. Proseguendo però nella lettura sono rimasta come sempre invischiata nei ragionamenti di Gaarder e dal fascino di argomenti sui quali mi pongo domande ogni giorno, da quando sono diventata abbastanza grande per avere un'autocoscienza: Chi sono? Perchè sono qui? Da dove vengono questo mondo e questa realtà che mi circonda? E oltre? Oltre al nostro pianeta e alla nostra galassia c'è vita o siamo soli nell'universo? Cosa accade dopo la morte? Esiste un dio creatore del mondo? Oppure tutto è frutto del caso?

Ovviamente non risponderò qui a queste domande, prima di tutto perchè le risposte non le conosco nemmeno io, secondo perchè sono pensieri talmente privati e profondi che sono abituata a parlare sono con me stessa o con poche persone. In ogni caso per me Gaarder è irresistibile, uno stimolo continuo. La forma epistolare è effettivamente perfetta per fare di questo libro un romanzo e non un saggio e contemporaneamente per presentare due punti di vista contrastanti sulla vita e il suo significato.
Io ti chiedo: che cos'è il mondo, Steinn? Cos'è una persona? E cos'è questa avventura stellare in cui galleggiamo come perle magiche di coscienza, di psiche, di ragione e di spirito?
La nostalgia tra due persone nello stesso letto a volte sa essere più doloresa e intensa di una nostalgia che attraversa i continenti.
Però il gran mistero di cui facciamo parte non ha necessariamente solo un aspetto corporeo o materiale. Forse siamo anche spiriti immortali. Forse è questo il nucleo recondito della nostra personalità. Tutto il resto, le stelle e i labirintodonti , in confronto sono solo orpelli superficiali. Il sole non ha più conoscenza di un rospo, o una galassia più di un pidocchio. Sanno solo consumare il loro tempo.

giovedì 26 maggio 2011

L'Enigma del Solitario

sfide: salva-comodino 2011, torniamo ragazzi 2011
Titolo originale: Kabalmysteriet
Autore: Jostein Gaarder
Anno di pubblicazione: 1996
Editore: Longanesi
Pagine: 360

Iniziato il: 17 maggio 2011
Terminato il: 21 maggio 2011

Valutazione: ★★★ e mezzo
Il grande viaggio verso la terra dei filosofi partì da Arendal, un'antica cittadina di mare sulla costa sud della Norvegia
(incipit)
Sinossi: Se la vita è un solitario, ciascuno vorrebbe essere il jolly. È proprio quello che capita al piccolo Hans Thomas. Dodici anni, un mazzo di carte e un minuscolo libriccino come compagni di gioco, intraprende un lungo viaggio alla ricerca di sua madre. Scoprirà così un'isola incantata, abitata da 52 nani strambi, un fantasioso naufrago e un folletto dispettoso. Ad Hans non resterà che trasformarsi egli stesso in un jolly per risolvere l'enigma e non restare schiacciato dal suo beffardo destino.


"L'enigma del solitario" può essere considerato lo studio de "Il mondo di Sofia". Questa frase non è da intendere in modo negativo, anzi: è un po' come i disegni e gli schizzi a matita dei pittori che sono gli studi per un meraviglioso dipinto. In effetti, se si va a vedere la data di pubblicazione originale del romanzo, questo precede di un solo anno "Il mondo di Sofia" e al suo interno si ritrovano tutte le idee dell'autore riguardo al binomio caso/destino, all'esistenza di un "grande prestigiatore" che è creatore delle sue illusioni, all'apatia degli uomini nei confronti del mondo in cui viviamo. Il tutto è incorniciato da una storia che per intelligenza ricorda un po' Alice nel Paese delle Meraviglie, con enigmi, indovinelli, giochi di parole e soprattutto la creazione di un mondo con una logica tutta sua ma nel quale "tutti i conti tornano": il meccanismo del grande solitario è davvero geniale, almeno per me che sono una capra in matematica e che mai ci sarei arrivata.

Anche qui i protagonisti del romanzo sono tutti collegati tra loro e il motivo di ciò viene svelato solo alla fine. Troviamo un bambino estremamente sveglio e suo padre, un macchinista/filosofo che però ha il brutto vizio di bere troppo. E' nei loro dialoghi che si presentano in forma embrionale tutti quei concetti già elencati che nel Mondo di Sofia verranno sviluppati e approfonditi: se avessi letto i romanzi in ordine di pubblicazione, probabilmente avrei goduto di più queste parti, che invece lette a posteriori sembrano ripetizioni. Comunque Jostein Gaarder si sta avvicinando a diventare uno dei miei autori preferiti.

Dio se ne sta tranquillo in cielo a ridere degli uomini che non credono in lui
(pater)
Un jolly è un giullare, un piccolo essere diverso da tutti gli altri. Non è di fiori né di quadri; non è di cuori né di picche. Non è un otto né un nove, non è un re e neppure un fante. Fa parte del mazzo come tutte le altre carte, ma in realtà è un corpo estraneo. Ecco perchè lo si può addirittura togliere senza che nessuno ne senta la mancanza.
Se la gente si occupa tanto dei fenomeni "soprannaturali", ciò è dovuto a uno strano tipo di cecità. Non coglie il mistero più grande e cioè che esiste un mondo.
(pater)
Se il mondo è un trucco di illusionismo, da qualche parte deve pur esistere anche un grande illusionista.
(pater)
Da qualche parte, su un mucchio di sabbia, un bambino costruisce castelli. Ogni volta che fa un castello nuovo, lo guarda per un istante, tutto fiero, e poi lo distrugge gettandogli sopra un secchiello pieno d'acqua. Allo stesso modo il tempo ha usato la terra per fare i suoi esperimenti.
(pater)
Possiamo sfuggire ai re e agli imperatori, forse anche a Dio. Ma non al tempo. Il tempo ci vede ovunque, perchè tutto intorno a noi affonda in quest'elemento senza fine.
(pater)