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lunedì 12 gennaio 2015

Recensione: The Giver - il donatore

(The Giver)
di Lois Lowry

Serie: The Giver Quartet, #1
Formato: Hardcover, 249 pagine
Editore: Giunti, 2010
Genere: Romanzo, Fantascienza/Distopico
Lettura n.: 02/2015
Preso da: Biblioteca
Inizio lettura: 10 gennaio 2015
Fine lettura: 10 gennaio 2015
Ambientazione: La Comunità
Pubblicato: 1993
Links: aNobii, Goodreads
Voto: 8.5/10
Era quasi dicembre e Jonas aveva paura. No, si corresse tra sé, non era quello il termine esatto. Paura indicava l’angosciosa sensazione che stesse per accadere qualcosa di terribile. Paura era l’emozione provata un anno prima, quando, per ben due volte, un aereo non identificato aveva sorvolato la Comunità. Una rapida occhiata al cielo e Jonas aveva visto sfrecciare un aereo elegante, quasi una sagoma indistinta data l’alta velocità, seguita un istante dopo da un boato; poi di nuovo, in un attimo, dalla direzione opposta, ecco ripassare lo stesso aereo.
Lì per lì ne era rimasto affascinato. Non aveva mai visto un aereo da vicino, perché andava contro le regole dei Piloti sorvolare la Comunità. Di tanto in tanto, quando gli aerei da trasporto merci scaricavano le provviste sul campo d’atterraggio di là dal fiume, i bambini andavano in bici fin sulla riva e restavano a fissarli incuriositi, finché quelli non decollavano in direzione ovest, allontanandosi dalla Comunità.
Ma l’aereo di un anno prima, quello sì che l’aveva colpito: non un panciuto aereo da carico, ma uno snello, aguzzo velivolo monoposto. Guardandosi attorno in preda all’ansia, Jonas aveva visto adulti e bambini interrompere le loro occupazioni e aspettare confusi una spiegazione che chiarisse l’origine di quell’evento tanto inquietante.
incipit
Commento
Innanzitutto, vogliamo parlare di quanto è bella la copertina di questo libro? Ogni volta che lo prendevo in mano, ogni volta che lo appoggiavo e anche ogni tanto durante la lettura lo chiudevo e mi mettevo ad osservarla. E' una cosa che mi capita di fare spesso quando mi trovo davanti ad immagini particolarmente evocative o centrate con la storia: mi piace guardarle e fantasticare su quello che sto leggendo.

"The Giver" è la storia di Jonas, un ragazzo di undici anni che vive in una società apparentemente perfetta: non esistono malattie, non esiste dolore, non esiste morte, non esiste sofferenza. La vita di ogni individuo è ben definita da tappe fondamentali che sono uguali per tutti: la nascita, l'assegnazione ad un nucleo familiare, la crescita scandita dai passaggi di età, durante ciascuno dei quali si acquisiscono diritti e doveri ben precisi fino al compimento dei Dodici anni quando, con l'assegnazione di una carriera, si entra nell'età adulta dove gli anni non sono più contati. E' proprio in occasione della Cerimonia dei Dodici che la vita di Jonas cambia completamente.

Il mondo di Jonas è un mondo senza differenze, senza possibilità di fare scelte, in cui ogni individuo è abituato fin dalla nascita ad uniformarsi al modello sociale imposto dalle leggi della Comunità, che sono estremamente rigide. E' di certo un mondo sicuro, in cui non esistono l'invidia, la crudeltà, la vanità, la brama di potere, l'egoismo e tutte quelle caratteristiche tipiche dell'uomo che hanno la facoltà di trascinarlo verso un abisso di sofferenza, se non per sé, sicuramente per ciò che lo circonda. Allo stesso tempo però è un mondo privo di emozioni, in cui le Pulsioni vengono annullate chimicamente tramite una pillola che le persone ingoiano tutti i giorni per tutta la loro vita ed è, come scoprirà ben presto Jonas, privo di colori.

L'atmosfera che si respira leggendo il romanzo, specialmente le parti ambientate nella Comunità e che ne descrivono le consuetudini e le regole, è molto angosciante: si percepisce la monodimensionalità di questo modo di vivere rigido, schematico. Il motivo dell'ansia risiede principalmente nel fatto che questa "disciplina" non viene portata nella Comunità con la forza ma sono gli stessi abitanti a mantenerla così. In una comunità del genere non esiste ribellione perché da quando si nasce ciascuno viene plasmato dalla società e portato ad uniformarvisi: è solo la scoperta di cosa c'era prima (o cosa c'è fuori, questo non si è ancora capito bene) che porta Jonas a domandarsi se la sicurezza e l'assenza di sofferenza valgono la rinuncia ad ogni emozione.

Lo stile dell'autrice è semplice e lineare: si percepisce che è un libro pensato per i ragazzini (penso che l'età di lettura consigliata sia tra i 10 e i 13 anni) ma questo non lo fa cadere nella banalità, anzi! Ci sono scene molto forti dal punto di vista emotivo e comunque è un romanzo che tira in ballo argomenti come l'eutanasia e l'infanticidio che vengono affrontati in modo esplicito.

Questo romanzo è il primo di una quadrilogia (che senza dubbio andrò avanti a leggere, spero prima di dimenticarmi completamente la storia) e quest'inverno è uscita la trasposizione cinematografica che io ho visto e che, a lettura avvenuta, posso confermare essere davvero ben fatta; certo, nel film hanno dovuto per forza di cose inserire alcune modifiche che permettessero delle sequenze di maggior azione rispetto a quelle del romanzo, però non disturbano l'atmosfera generale che è davvero molto fedele a quella realizzata dalla Lowry.
All'improvviso un pensiero nuovo, spaventoso, lo folgorò. E se gli altri - gli adulti - avessero, una volta diventati Dodici, ricevuto nelle loro istruzioni lo stesso terribile ordine? E se tutti avessero avuto quell'istruzione: Puoi mentire.
Ora, autorizzato a fare le domande più inopportune e a pretendere delle risposte, avrebbe potuto chiedere a chiunque, a un adulto o a suo padre, per esempio "Dici bugie?".
Ma non avrebbe mai avuto modo di sapere se la risposta ottenuta fosse sincera.
Lois Lowry
Tanto e tanto e tanto tempo fa, gli uomini fecero una scelta: scelsero di passare all'uniformità. Rinunciarono ai colori, così come al sole e alla neve e a tutte le altre differenze. Abbiamo acquisito il controllo di molte cose, ma ne abbiamo perse altrettante.
Il Donatore
Sfide: Gioco dell'OSA, Mini Recensioni, GRI Reading Challenge, Sfida dei Buoni Propositi, Sfida della trasposizione, Sfida extralarge, Sfida infinita, Sfida tutti diversi, La listona

venerdì 23 maggio 2014

"Figlia del Silenzio" di Kim Edwards

Figlia del Silenzio
(The Memory Keeper's Daughter)
di Kim Edwards

Serie: -
Formato: Hardcover, 413 pagine
Editore: Garzanti, 2007 (I edizione - 2005)
Genere: Romanzo, Narrativa varia
Inizio lettura: 18 maggio 2014
Fine lettura: 23 maggio 2014
Preso da: La mia libreria
Lettura n.: 6/2014
La neve aveva cominciato a cadere qualche ora prima dell'inizio del travaglio. Prima, nello spento grigiore del tardo pomeriggio, a radi fiocchi, poi con mulinelli, turbini mossi dal vento ai margini del grande portico davanti alla casa. Lui le stava accanto, nel vano della finestra: guardava le raffiche violente gonfiarsi, vorticare e posarsi al suolo. Nei dintorni si erano accese le luci e i rami nudi degli alberi erano diventati bianchi.
(incipit)
Trama
Lexington, 1964. Sulla città infuria una tempesta di neve. È notte quando Norah Henry avverte le prime doglie: è impossibile raggiungere l'ospedale e suo marito David decide di far nascere il bambino con l'aiuto di Caroline, la sua infermiera. Norah partorisce due gemelli: il maschio, nato per primo, è perfettamente sano, ma i tratti del viso della bambina rivelano immediatamente la sindrome di Down. Travolto dalla disperazione, David affida la piccola a Caroline, ordinandole di rinchiuderla in un istituto. A Norah, sedata dall'anestesia durante il parto, dice che la bambina è morta. Ma Caroline non può abbandonare la piccola Phoebe. Con un coraggio che non credeva di avere, fugge in un'altra città, determinata a prendersi cura della bambina e a conservare un segreto che solo lei e David conoscono. Un segreto che nel tempo si farà sempre più insopportabile e, come una piovra, allungherà i suoi tentacoli sulla vita di David e della sua famiglia: lui, ossessionato dal senso di colpa, ma incapace di affrontare la realtà, Norah, inconsolabile per la figlia che crede morta, e Paul, il fratellino di Phoebe, che cresce in una casa piena di dolore. Intanto Caroline vivrà con gioia l'inaspettata maternità ma dovrà affrontare anche molte difficoltà: Phoebe è vivace e sensibile ma i suoi problemi e i pregiudizi che la circondano costringeranno Caroline a combattere una dura battaglia contro il mondo. Fino al giorno in cui i destini delle due famiglie torneranno a incrociarsi.

Commento
Quando ho trovato questo romanzo al mercatino dell'usato vicino a casa mia e, ancora prima, quando per la prima volta ne ho letto la trama e l'ho inserito nella mia wishlist, non ho fatto caso ad un piccolo ma fondamentale dettaglio, due parole che possono davvero fare la differenza tra acquistare un libro e lasciarlo dove si trova: la definizione "caso letterario". Ed è per questo che quando ho aperto la copertina e mi sono trovata davanti la pagina intitolata "storia di un caso letterario" con tutte le date, come se a qualcuno interessasse davvero sapere quanto eroicamente abbia lottato la Garzanti per accaparrarsi i diritti di ciò che stiamo per leggere come se fosse il più grande capolavoro mai scritto, non sono riuscita a trattenere un gemito di sofferenza: perché a quel punto non si può più tornare indietro, bisogna leggerlo... l'ho comprato! Se non lo facessi rimarrebbe per anni a guardarmi subdolamente dalla libreria e ad irritarmi ogni volta che gli passo davanti. Così mi sono tolta il dente e alla fine ho scoperto che non è stato neanche eccessivamente doloroso: ho provato di peggio!

Il libro è scorrevole anche se, nonostante la trama sia potenzialmente interessante, non mi ha coinvolta del tutto: sono andata avanti più per inerzia che per vero desiderio di sapere come si sarebbe evoluta la vicenda. In realtà quando mi sono accorta che la protagonista del romanzo non sarebbe stata Phoebe, la bambina affetta da sindrome di Down attorno alla quale ruota l'intera vicenda, bensì le due famiglie che la sua nascita coinvolge, mi sono resa conto di quanto scontato sarebbe stato il romanzo e ho perso gran parte dell'interesse. Perché il libro è scritto anche abbastanza bene: è dettagliato e nel caso di alcuni personaggi (David e Norah principalmente) riesce anche ad essere abbastanza profondo e a non rimanere solo in superficie. Il problema è che trascura l'elemento fondamentale: lei, Phoebe, la figlia del silenzio (o "la figlia della custode della memoria" in originale). L'autrice è la prima che quasi esclude Phoebe dalla storia: sentiamo per la prima volta la sua voce che siamo già a metà del libro e un dialogo completo lo regge solo negli ultimi capitoli. Per il resto del romanzo, di lei si parla solo in terza persona e viene narrato solo il modo in cui viene percepita dagli altri personaggi: nulla viene detto di cosa passi per la sua testa, tutto è ridotto a manifestazioni incontrollate delle proprie emozioni, cambi di umore repentini, difficoltà di apprendimento... tutte cose che si trovano leggendo un qualsiasi articolo su questa sindrome, forse nemmeno troppo approfondito.

Per quanto riguarda i personaggi, anche per quelli meglio definiti ci sono aspetti positivi e aspetti negativi, dovuti principalmente al desiderio (secondo me) di trovare una soluzione plausibile e non eccessivamente faticosa alla vicenda. Non entro nei dettagli per evitare spoiler ma l'evoluzione dei personaggi a volte è un po' troppo sommaria e frettolosa, con cambiamenti repentini nell'atteggiamento e nel modo di pensare che rendono il tutto leggermente forzato. Quello che ho apprezzato di più è David, perchè è colui che è rimasto più coerente con sé stesso pur evolvendosi nel corso della vicenda; purtroppo anche lui è coinvolto nell'operazione "vediamo di concluderla in fretta perché devo andare a farmi le unghie" della Edwards che ci regala una soluzione di comodo da leccarsi i baffi.

Nel 2008 è stato prodotto il film tratto dal romanzo (in effetti, nell'elenco delle date da caso letterario c'era anche quella dell'acquisto dei diritti cinematografici) che ho trovato per puro caso su YouTube digitandone il titolo su Google: lo segnalo qui.

Il mio giudizio

Altre cover

L'autrice
(Killeen, Texas, 1958) Kim Edwards è una scrittrice statunitense. Ha raggiunto la notorietà con il suo primo romanzo, Figlia del silenzio, che compare nella lista dei bestseller del New York Times, e che ha vinto il Popular Fiction Award e il British Book Award 2008.

venerdì 6 luglio 2012

[Lettura #20/2012] Pomodori verdi fritti al Caffè di Whistle Stop

Fried Green Tomatoes at the Whistle Stop Cafe
di Fannie Flagg
Paperback, 364 pagine, Sonzogno 1987/2000
Il Caffè di Whistle Stop ha aperto la settimana scorsa, proprio di fianco a me alla posta, e le proprietarie, Idgie Threadgoode e Ruth Jamison, affermano che fin dal primo giorno gli affari sono andati a gonfie vele. Idgie dice che la gente non deve aver paura di restare avvelenata, perché non è lei che cucina ma due donne di colore, Sipsey e Onzell, mentre al barbecue c’è Big George, il marito di Onzell.incipit
Trama: Evelyn, una donna infelice e molto complessata, incontra in un ospizio Virginia, una vecchietta originale che le racconta una storia di tanti anni prima. Quella del Caffé di Whistle Stop, aperto in Alabama da una singolare coppia al femminile, la dolce Ruth e la temeraria Idgie, e frequentato da stravaganti sognatori, uomini di colore, poetici banditi e vittime della Grande Depressione. La movimentata vicenda di due donne, coinvolte loro malgrado in un omicidio, e la loro tenacia nello sconfiggere le avversità, ridanno a Evelyn la fiducia e la forza necessarie per affrontare le difficoltà dell'esistenza.

Commento personale: Probabilmente il libro con il titolo più lungo tra quelli letti fino ad ora, un altro del gruppo di quelli rubacchiati alla nonna (prima o poi dovrò restituirglieli) e un romanzo BEL-LIS-SI-MO. Davvero, in questo romanzo c’è tutto ciò che di cui mi piace leggere: la storia di una famiglia (allargata), tanti personaggi davvero speciali e poi tenerezza, tristezza, dolore, amore, amicizia, gioia, rabbia; insomma, tutto.

La storia si svolge in due epoche distinte (altra tecnica che mi piace moltissimo): una è il presente dell’aziana Virginia Threadgoode (detta Ninny), ricoverata in una casa di cura, e di Evelyn, una donna senza stima di sé che si reca nella stessa struttura insieme al marito per trovare la suocera. L’altra è il passato dei ricordi di Ninny, che racconta a Evelyn la storia del suo quartiere e della sua famiglia. Così ci ritroviamo a rimbalzare tra un presente in cui Evelyn inizia lentamente a prendere coscienza del suo valore come persona e come donna e un passato pittoresco, divertente e a volte anche molto doloroso ambientato in Alabama in un periodo che oscilla tra gli anni ’30 e gli anni ’50. Inoltre anche nelle due epoche i narratori cambiano molte volte, così da farci vedere la storia da tanti punti di vista diversi, facendo quadrare il tutto.

Nel romanzo vengono trattati moltissimi temi anche dolorosi, ma quello che sicuramente spicca per l’importanza che assume all’interno del racconto è il razzismo, dominante in quel periodo della storia americana. Nonostante la gravità di questi argomenti, il romanzo riesce sempre a mantenere un tono leggero e ironico che stempera anche gli episodi più drammatici e un clima di serenità.

I personaggi, come in tutti i bei libri che si rispettino, sono il fulcro del romanzo, sono ciò che rende impossibile staccarsi dalle sue pagine e non rimanere affascinati insieme ad Evelyn dal piccolo ma frizzante mondo che è Whistle Stop. Le vere e proprie protagoniste sono Idgie e Ruth, due donne legate da un amore profondo l’una per l’altra, ma sono circondate da un ventaglio infinito di personaggi, tutti uniti dal Caffè che le due donne dirigono con successo e che sfama non solo gli avventori paganti, ma anche tutti vagabondi che passano di lì cercando un lavoro e un piatto caldo.

Tra i vari narratori che si alternano nel romanzo una menzione particolare devo farla per il giornale della signora Weems: non c’era un bollettino che non mi facesse morire dal ridere, troppo forte. Per il resto la mia narratrice preferita è rimasta sempre Ninny, forse perché è la voce narrante principale e leggerla era come ascoltare una nonna che racconta la storia di un mondo che non c’è più.


Inizio lettura: 15 giugno 2012
Fine lettura: 22 giugno 2012

martedì 29 maggio 2012

A letto con Maggie


Titolo originale: In her shoes
Autore: Jennifer Weiner
Anno di pubblicazione: 2003 (2002)
Editore: Piemme
Pagine: 463

Iniziato il: 27 maggio 2012
Terminato il: 28 maggio 2012
Valutazione: ★★★★
Come si chiamava quel tipo? Ted o Tad, insomma, qualcosa del genere. Un monosillabo da dimenticare. Fatto sta che Ted o Tad, con la sua barba da porcospino le stava irritando il collo, e nel frattempo le pigiava una guancia contro la parete del cesso.
(incipit)

Ho letteralmente divorato questo libro al quale probabilmente non mi sarei mai avvicinata se non avessi visto il film con Toni Collette e Cameron Diaz: il titolo italiano, infatti, mi avrebbe respinta lontana mille miglia, dato che lascia immaginare che si raccontino le avventure erotiche di una certa Maggie. In realtà il romanzo è piacevolissimo e non c’è nulla di erotico nel suo contenuto: è vero che Maggie se la spassa un po’ troppo e decisamente con troppi uomini, ma non si entra mai nel dettaglio e tutto ciò che viene raccontato degli incontri amorosi della ragazza è limitato a ciò che è davvero importante ai fini della trama (per intenderci, niente capezzoli turgidi alla Tracy Chevalier che tanto mi avevano infastidito).

La trama racconta la storia di Maggie e Rose, due sorelle orfane di madre che non potrebbero essere più diverse: Rose è un’avvocato in carriera, intelligente, seria, un po’ cicciottella e non cura molto il suo aspetto fisico. Non ha un gran gusto nel vestire ma adora le scarpe e ne possiede decine e decine di paia, di tutti i tipi. Maggie è tutto l’opposto: bellissima e consapevole di esserlo, adora fare shopping, è irresponsabile e sempre in bolletta in quanto non è capace di tenersi un lavoro per più di un mese. Il già precario equilibrio tra le due ragazze crolla definitivamente quando Maggie compie un gesto davvero spregevole andando a letto con il fidanzato di Rose.

Il romanzo è narrato da tre punti di vista differenti (quello di Rose, quello di Maggie e quello di Ella, la nonna che le ragazze non hanno mai conosciuto) e ciò ha permesso all’autrice di affrontare in modo approfondito il percorso di crescita delle tre donne, che per tutte è molto importante e profondo: tutte e tre hanno qualcosa da sistemare prima con sé stesse e poi tra loro, e il modo in cui la Weiner intreccia le loro dinamiche è efficace e appassionante.

La differenza con il film sta soprattutto in ciò che accade a Maggie dopo la fuga da casa di Rose: mentre nel film si reca subito a casa della nonna in Florida, nel romanzo la ragazza trascorre un periodo come clandestina nel primo luogo che le viene in mente e che giocherà un ruolo fondamentale nel suo percorso di crescita: il campus universitario di Princeton, dove sua sorella si è laureata in giurisprudenza e dove Maggie riesce a mimetizzarsi perfettamente con gli altri studenti prima di essere scoperta.

Su internet ho scoperto che per questo romanzo esiste una “Reading Group Guide”, ovvero una guida per i Gruppi di Lettura con una serie di domande che aiutano a riflettere su ciò che si è letto. La cosa mi ha incuriosita e ho deciso di provare a dare le mie risposte che possono essere lette aprendo lo spoiler (attenzione perché contengono un sacco di rivelazioni sulla trama). Il link al sito sul quale ho trovato le domande è questo. Le domande sono state liberamente tradotte da me.

Readin Group Guide

Rose riagganciò. Sua sorella era come quello stramaledetto giocattolo, come si chiamava, “Ercolino sempre in piedi”. Traballava, faceva casino, ti rubava le scarpe, i soldi e il fidanzato, ma non cadeva mai e poi mai.

giovedì 24 maggio 2012

La sfida della mummia [Serie di Amelia Peabody, #1]

sfide: sfida del mistero, sfida salva-comodino, sfida dell’alfabeto, sfida infinita, sfida solo donna

Titolo originale: Crocodile on the Sandbank
Autore: Elizabeth Peters
Anno di pubblicazione: 2006
Editore: Editrice Nord
Pagine: 304

Iniziato il: 20 maggio 2012
Terminato il: 23 maggio 2012
Valutazione: ★★★ e mezzo
Quando incontrai Evelyn Burton-Forbes lei era sulla strada a Roma…
(incipit)

Uno dei miei buoni propositi di quest’anno era non iniziare una nuova saga limitandomi a proseguire quelle attualmente in corso (che secondo i miei calcoli dovrebbero essere 11, quindi avrei avuto il mio bel da fare anche se mi fossi fermata a quelle). Purtroppo, mentre percorrevo stoicamente la retta via, mi sono scontrata con la libreria di mia nonna e proprio lì in prima fila spiccava questo romanzo, il primo di una serie che avevo già inserito da tempo in wishlist, e a quel punto non ho potuto farci più nulla: è entrato da solo sgambettando nella mia borsa ed è venuto a casa con me (insieme ad altri due, di cui uno fa parte di un’altra saga ancora… insomma, è un circolo vizioso da cui non uscirò mai).

Dopo i Buddenbrook avevo bisogno di una lettura fresca e leggera e con Elizabeth Peters ho trovato proprio quello che cercavo: una protagonista simpatica, una spruzzata di mistero e una trama facile da seguire, il tutto inserito in una cornice meravigliosa come può essere quella dell’Egitto ottocentesco (quindi ancora incontaminato e senza tutti quegli orribili villaggi turistici). Il romanzo, infatti, è ambientato in epoca vittoriana e Amelia Peabody, la protagonista, è una ricca ereditiera allergica al matrimonio e con la passione per l’archeologia che decide di spendere il suo bel patrimonio viaggiando e visitando una terra che da sempre la affascina: l’Egitto. Poco prima della partenza Amelia incontra Evelyn, una bellissima ragazza inglese sedotta e abbandonata da colui che amava, e la elegge sua compagna di viaggio; così le due donne si avventurano nella terra dei faraoni dove, accompagnate dal fedele servitore Michael, si uniranno alla spedizione dei due fratelli archeologi Richard e Walter Emerson. Durante gli scavi, però, sorge un problema: una spaventosa mummia appare nei pressi del loro accampamento e terrorizza gli operai. Naturalmente spetta ad Amelia risolvere il mistero.

Lo dico subito, il romanzo è una serie infinita di cliché letterari (la zitella anticonformista che proclama la sua indipendenza, l’amica dolce e remissiva che dimostra un’inaspettata determinazione, il personaggio burbero il cui comportamento è solo una maschera per nascondere i suoi sentimenti e il bravo ragazzo timido e riservato che si innamora dell’amica dolce) e il mistero della mummia è facilmente intuibile fin dall’inizio ma la lettura è scorrevole e piacevole, i personaggi sono simpatici e la ricostruzione dell’Egitto ottocentesco è affascinante, anche se rimane sempre piuttosto in secondo piano dato che la maggior parte dell’azione di svolge nell’isolato accampamento degli archeologi ad Amarna, la città del faraone “monoteista” Amenofi IV (del quale ho imparato molto leggendo i romanzi di Ramses di Christian Jacq).

Probabilmente questo è uno dei classici libri che se letti nel momento giusto sono una boccata d’aria fresca, se letti nel momento sbagliato, invece, lasciano intravedere tutti i loro limiti e rischiano di trasformarsi in grosse delusioni. Mi viene però da pensare che, siccome la saga è composta da ben 19 romanzi (dei quali 6 sono inediti in Italia), è possibile che proseguendo con i volumi ci si trovi di fronte ad un’evoluzione delle trame e dei personaggi.
Suppongo che il matrimonio si addica ad alcune donne; poverette, che altro possono fare? Ma perché una donna autonoma e intelligente dovrebbe scegliere di sottomettersi ai capricci e alle angherie di un marito? Vi assicuro che non ho ancora incontrato un uomo assennato quanto me.
(Amelia Peabody)

martedì 27 dicembre 2011

Racconti

sfide: generi letterari, mistero
Autore: Edgar Allan Poe
Anno di pubblicazione: 2001
Editore: Garzanti
Pagine: 500

Iniziato il: 03 dicembre 2011
Terminato il: 27 dicembre 2011
Valutazione:★★★

Trama
Sia che Poe s'avventuri fin sulla soglia del cuore umano e se ne tragga indietro, impietrito dal terrore dei fantasmi che l'assediano, sia che procrei tutta un'umanità nuova e sfigurata, abitatrice d'un mondo che esiste solo negli allucinati scenari che gli compone e scompone la sua immaginazione, è sempre il medesimo strumento a essere suonato, a ricevere dalle sue sensibili mani l'impulso a quelle vibrazioni che serbano tanta struggente eco.(Dall'introduzione di Gabriele Baldini)


Commento
Leggere tutti i racconti è stato un errore: avrei dovuto concentrarmi solo sui più famosi e lasciar perdere gli altri, perché mentre alcuni sono intensi e poetici, altri sono davvero pesanti e mi hanno fatto perdere il gusto di proseguire. In questa raccolta, la maggior parte dei racconti definiti "dell'orrore" sono in realtà gotici, in quanto i personaggi sono molto spesso tormentati o vivono con tormento il loro amore e la loro passione per una donna. "Il crollo di casa Usher", "Il pozzo e il pendolo", "Manoscritto trovato in una bottiglia" e "Il cuore rivelatore" sono tra quelli che più mi sono piaciuti, mentre altri, soprattutto tra quelli che rientravano nella categoria dei fantastici e grotteschi li ho trovati terribilmente noiosi. Per quanto riguarda i racconti del mistero, invece, pur essendo rimasta leggermente delusa da "I delitti della Rue Morgue", mi sono piaciuti molto e mi sono innamorata soprattutto de "Lo scarabeo d'oro". In generale, comunque, sono rimasta un po' delusa da questo autore.

martedì 6 dicembre 2011

Opere scelte

sfide: mistero
  Autore: Edgar Allan Poe
  Anno di pubblicazione: 2001
  Editore: Mondadori
  Pagine: 1408 (lette 290 ca.)

  Iniziato il: 22 novembre 2011
  Terminato il: 05 dicembre 2011
  Valutazione:★★★ (racconti e Gordon Pym), ★★★★ (poesie)
Once upon a midnight dreary, while I pondered weak and weary,
Over many a quaint and curious volume of forgotten lore,
While I nodded, nearly napping, suddenly there came a tapping,
As of some one gently rapping, rapping at my chamber door.
`'Tis some visitor,' I muttered, `tapping at my chamber door -
Only this, and nothing more.'
(incipit della poesia "The Raven")

Trama
Un'ampia selezione di testi raccolti e annotati da Giorgio Manganelli. I racconti di enigmi, i racconti grotteschi e quelli del terrore sono qui affiancati al romanzo di viaggio Gordon Pym, nella classica versione di Elio Vittorini, e a una significativa scelta delle poesie. (dal retro di copertina)

RACCONTI UMORISTICI
- Come si scrive un articolo «da Blackwood»

- La falce del tempo
- Perché il piccolo francese porta la mano al collo
- L'Angelo del Bizzarro

GORDON PYM
Le avventure di Arthur Gordon Pym, chiamato nel mio volume solo Gordon Pym, è un romanzo di viaggio e d'avventura che racconta le mille peripezie affrontate da Gordon Pym, imbarcatosi di nascosto su un brigantino per una bravata che si è rivelata la più tremenda e incredibile esperienza della sua vita. La storia avrebbe potuto essere davvero appassionante se non fosse che purtroppo Poe alterna le scene "d'azione" con delle spaventose divagazioni sulla storia, la natura, la navigazione, che hanno l'unico effetto di spezzare la narrazione e di smorzare decisamente la tensione e l'attenzione del lettore. Non riesco proprio a capire il motivo di questa scelta, dato che se proprio desiderava inserire tutte queste informazioni perfettamente inutili ai fini della storia, ma che risultano invece interessanti per creare una contestualizzazione al romanzo, poteva benissimo aggiungerle in appendice, senza tediare il lettore con mille dettagli extra, quando l'unico desiderio è scoprire cosa accade a quel povero disgraziato di Gordon. Se si tralasciano queste parti (che secondo me equivalgono a una trentina di pagine, forse anche qualcosa in più) il romanzo diventa davvero appassionante e narrato con tale realismo che ci si mette davvero nei panni del protagonista e con lui si soffrono la fame, la sete e si affrontano i mille pericoli da lui incontrati. La conclusione è volutamente incompleta, e lascia un senso di inquietudine davvero molto efficace.

POESIE
Bellissime. Sono quelle che ho letto con più coinvolgimento e potrei azzardarmi a dire che mi sono piaciute più di tutto il resto dell'opera di Poe: i toni sono decisamente gotici, con queste ambientazioni prettamente notturne e le visioni di tombe, sudari, cimiteri, morte. Durante la lettura, dosata e spezzettata per non esagerare (ne ho lette un paio ogni sera), mi sono sentita avvolta dall'atmosfera cupa e misteriosa, ma anche romantica, che pervade i versi. Ovviamente ho evitato la traduzione, a parte per comprendere alcuni termini, che non rende mai giustizia all'originale, ma crea qualcosa di completamente differente (le rime, per esempio, si perdono del tutto). Non sono mai stata un'amante della poesia, forse perchè non mi sono mai lasciata trascinare non tanto dal significato, ma dalla musicalità delle parole e dalle immagini evocate; questa volta l'ho fatto, ed è stato meraviglioso.

mercoledì 14 settembre 2011

The Notebook

sfide: letture in lingua, salva-comodino

Titolo italiano: Le pagine della nostra vita
Autore: Nicholas Sparks
Anno di pubblicazione: 2006
Editore: New Ed
Pagine: 272

Iniziato il: 8 settembre 2011
Terminato il: 12 settembre 2011
Valutazione: ★★★
Who am I? And how, I wonder, will this story end?
The sun has come up and I am sitting by a window that is foggy with the breath of a life gone by. I'm a sight this morning: two shirts, heavy pants, a scarf wrapped twice around my neck and tucked into a thick sweater knitted by my daughter thirty birthdays ago. The thermostat in my room is set as high as it will go, and a smaller space heater sits directly behind me. It clicks and groans and spews like a fairy-tale dragon, and still my body shivers with a cold that will never go away, a cold that has been eighty years in the making.
(incipit)
Ho scoperto la storia di Noah e Allie grazie alla trasposizione cinematografica del libro fatta alcuni anni fa che mi ha commossa talmente tanto da farmi acquistare tempo dopo anche la versione cartacea. Nonostante io sappia che generalmente il film è meno bello del romanzo, un certo sesto senso mi aveva avvertito fin da subito che forse questa volta non sarebbe andata proprio così: infatti, forse perchè conoscere già la trama non mi ha permesso di scoprirla passo dopo passo, forse perchè lo stile di Nicholas Sparks assomiglia più a quello di uno sceneggiatore che non a quello di un romanziere, leggendo non ho provato le stesse emozioni che mi hanno invece assalito durante la visione del film (addirittura mi ricordo di aver visto molte scene con un velo tremolante di lacrime davanti agli occhi che proprio non voleva saperne di andare via). La questione dello stile è stata secondo me fondamentale: ho trovato la scrittura di Sparks un po' troppo semplice, forse anche un po' banale e non mi ha aiutata ad immedesimarmi nei personaggi tenendomi sempre un po' distaccata, un po' al di fuori di quello che stava accadendo. La sensazione che ho avuto è stata proprio quella di leggere la sceneggiatura del film, non un romanzo vero e proprio. A sua discolpa devo ammettere che il fatto di conoscere la trama ha fatto si che io procedessi molto spedita nella lettura e che non fossi molto concentrata, ma d'altro canto se la scrittura fosse stata magnetica, mi avrebbe di sicuro attratta anche contro la mia volontà.

The Notebook racconta la storia d'amore di Noah e Allie, un amore che è più forte del tempo, della distanza e della malattia; a quest'ultima, poi, è legata la parte più commovente e dolce del romanzo che vede Allie anziana e affetta da Alzheimer ad uno stadio così avanzato da non permetterle più di riconoscere Noah. Il finale mi ha lasciata perplessa perchè mi aspettavo che anche questo corrispondesse al film e invece sono rimasta delusa: quello cinematografico è invece decisamente migliore.

A couple of pages fall to the floor, and I bend over to pick them up. I am tired now, so I sit, alone and apart from my wife. And when the nurses come in they see two people they must comfort. A woman shaking in fear from demons in her mind, and the old man who loves her more deeply then life itself, crying softly in the corner, his face in his hands.
You are my best friend as well as my lover, and I do not know which side of you I enjoy the most.

giovedì 28 luglio 2011

La Dama e l'Unicorno

Titolo originale: The Lady and The Unicorn
Autore: Tracy Chevalier
Anno di pubblicazione: 2003
Editore: Neri Pozza
Pagine: 286

Iniziato il: 14 luglio 2011
Terminato il: 27 luglio 2011

Valutazione: ★★
Il messo ha voluto che andassi subito con lui. Jean Le Viste è così: pretende che tutti facciano come dice, immediatamente. E io l'ho fatto. Ho seguito il valletto, trattenendomi solo un istante a pulire i pennelli. Una commissione da parte di Jean Le Viste significa cibo sulla tavola per settimane. Solo il re può dire di no a Jean Le Viste, e io di certo non sono il re.
(incipit)

L'approccio con questo romanzo è stato tanto inaspettato quanto deludente: dopo essere stata immersa per quasi un mese nell'atmosfera calda, magica e seducente dell'Egitto di Christian Jacq, mi ero abituata al suo stile dolce e pacato, soprattutto per quanto riguarda le scene d'amore che nei romanzi di Ramses non mancano ma sono descritte in modo delicato, anche quando il rapporto è solo di piacere e non coinvolge i sentimenti: non c'è volgarità, non ci sono inutili dettagli. Qui invece è tutto l'opposto ed è stato abbastanza spiazzante; non voglio dire che mi piacciano solo i romanzi zuccherosi in cui gli amanti si chiamano "pasticcino" e "trottolina", ma credo che per ogni storia ci sia uno stile narrativo adeguato e accetto tutti i dettagli di questo mondo se sono accompagnati da una trama, da dei personaggi e soprattutto da uno stile e linguaggio adatti.

La storia inventata dalla Chevalier e che fa da cornice agli arazzi della Dama e l'Unicorno (realmente esistenti e dei quali si sa molto poco) sarebbe stata molto appassionante se non fosse stato per lo stile piatto, banale e privo di emozioni che invece pervade tutto il romanzo. Non mi è rimasto proprio nulla di quanto ho letto e non ho nemmeno avuto voglia di trascrivere qualche frase particolare. Inoltre mi hanno davvero infastidita tutte le parti erotiche, narrate con un linguaggio non solo scialbo (non so se per colpa solo dell'autrice o anche del traduttore) tanto da farlo assomigliare più a un harmony che ad un romanzo storico, ma anche troppo moderno per essere verosimile. Le parti a mio parere peggiori sono quelle in cui la voce narrante appartiene a Nicolas (talmente poco credibile da essere quasi ridicolo, oltre che insopportabile) o a uno dei membri della famiglia Le Viste, mentre va un po' meglio quando a raccontare sono i tessitori di Bruxelles, sia perchè questi personaggi sono più approfonditi rispetto agli altri, di cui praticamente si conoscono solo le caratteristiche fisiche nei momenti erotici, sia perchè ho trovato molto interessanti le descrizioni della creazione degli arazzi, che illustrano bene la vita che si conduceva nei laboratori di tessitura nel medioevo. Infine, la conclusione del romanzo è perfettamente in linea con la sua banalità complessiva: non ha alcun senso e sembra buttato lì giusto perchè era ora di terminare il libro.

Nonostante questa cocente delusione, non voglio chiudere le porte in faccia all'autrice, soprattutto perchè il suo ultimo romanzo, Strane creature, mi è piaciuto molto: speriamo che col tempo abbia deciso di lasciare i romanzi semi-erotici a qualcuno che li sappia scrivere meglio di lei e che si sia decisa ad approfondire meglio i suoi personaggi.

giovedì 26 maggio 2011

La Mappa del Destino

sfide: sono così 2011
Titolo originale: The Tenth Chamber
Autore: Glenn Cooper
Anno di pubblicazione: 2011
Editore: Nord
Pagine: 416

Iniziato il: 23 maggio 2011
Terminato il: 25 maggio 2011

Valutazione: ★★★ e mezzo
I due uomini avanzavano a fatica, ansimando, sul terreno sdrucciolevole, col pensiero rivolto alla cosa sconvolgente che avevano appena visto. Il temporale di fine estate li aveva colti di sorpresa, avvicinandosi alla valle mentre loro stavano esplorando la caverna. Adesso la pioggia battente sferzava le pareti di arenaria, scivolando sulle rocce. E tutta la valle del Vézère era nascosta da una bassa cortina di nubi.
(incipit)
Sinossi: Per settecento anni è rimasto nascosto in un muro dell’abbazia. Poi una scintilla ha scatenato un incendio e il muro è crollato. Stupito, l’abate Menaud sfoglia quel volume impreziosito da disegni di animali e di piante. È scritto in codice, ma le prime parole sono in latino: Io, Barthomieu, monaco dell’abbazia di Ruac, ho duecentoventi anni. E questa è la mia storia. Per migliaia di anni è rimasto immerso nell’oscurità. Poi un’intuizione ha squarciato le tenebre. Incredulo, l’archeologo Luc Simard cammina in quel grandioso complesso di caverne, interamente decorate con splendidi dipinti rupestri. E arriva all’ultima grotta, la più sorprendente, dove sono raffigurate alcune piante: le stesse riprodotte nell’enigmatico manoscritto medievale… Per un tempo indefinibile è rimasto avvolto nel mistero. È stato custodito da santi e da assassini, è stato una fonte di vita e una ragione di morte. Poi un imprevisto ha rischiato di svelarlo agli occhi del mondo. Spietati, gli abitanti di Ruac non hanno dubbi: i forestieri devono essere fermati. Perché la cosa più importante è difendere il loro segreto. A ogni costo.



Questo è un periodo davvero fortunato in fatto di letture: continuo a trovarmi di fronte a libri coinvolgenti e che mi tengono sveglia la notte perchè proprio non riesco a chiuderli. Ieri sera ho letto 300 pagine tutte d'un fiato, terminando la lettura a mezzanotte e mezza con gli occhi brucianti, ma non riuscivo proprio a smettere.

La storia si sviluppa su tre livelli temporali: i nostri giorni, il medioevo e l'epoca preistorica. Lo spostamento tra i diversi periodi è strutturato in modo da non creare disorientamento nel lettore, che riesce sempre a riprendere le fila del racconto, aiutato anche dal fatto che i personaggi importanti non sono molti ed è semplice ricordarli [SPOILER](e poi la maggior parte muore nelle prime 50 pagine risolvendo il problema!)[SPOILER]. Ho apprezzato molto le descrizioni della caverna e delle opere, oltre alle parti ambientate nel medioevo e nella preistoria. La parte di storia abientata nei giorni nostri è sicuramente appassionante, ma ho notato che i personaggi non sono particolarmente approfonditi: Luc e Sara [SPOILER](gli unici che sopravvivono agli abitanti di Ruac)[SPOILER] sono esattamente gli stessi dall'inizio alla fine del racconto e non subiscono particolari evoluzioni.

Fortunatamente il narratore non si ferma troppo sulle descrizioni cruente (lo splatter non è il mio genere, anche in ambito letterario) e l'inevitabile storia d'amore non occupa più spazio di quanto non fosse necessario: da questo punto di vista è tutto ben bilanciato e, nonostante dopo le prime 100 pagine si inizi già ad intuire come finirà il racconto, la lettura resta piacevole e coinvolgente. Insomma, è il libro perfetto per "staccare" e godersi un po' di avventura.

Purtroppo anche qui torna il problema del titolo. In Italia, ormai, i libri si intitolano più o meno tutti nello stesso, banale modo: parole come "segreto" e "destino" vengono infilate un po' ovunque, generalmente a casaccio. In questo caso la fortunella è "destino", affiancata ad un'altra di grande effetto, "mappa"... ma che originalità! Inutile dire che nessuna delle due centra qualcosa con il contenuto del romanzo, dove la famigerata mappa non è certo il centro del racconto (anzi, il termine comparirà non più di due volte in tutte le 400 pagine) e il destino "non c'azzecca" (come direbbe qualcuno) un fico secco. Ormai credo proprio che mi dovrò rassegnare e fingere che in italiano questo romanzo si chiami "La decima camera"...

venerdì 31 dicembre 2010

I draghi del crepuscolo d'autunno (Trilogia di Dragonlance #1)

Titolo originale: Dragons of Autumn Twilight
Autore: Margaret Weis e Tracy Hickman
Anno di pubblicazione: 1984
Editore: Armenia
Pagine: 315

Iniziato il: 29 dicembre 2010
Terminato il: 31 dicembre 2010
Valutazione: ★★★

Tika Waylan raddrizzò la schiena con un sospiro, sciogliendosi le spalle per dar sollievo ai muscoli rattrappiti. Gettato il cencio insaponato nel secchio d'acqua, si guardò attorno nella sala deserta.
(incipit)
Sarà che ho letto questo libro negli intervalli tra una tachipirina e l'altra e quindi non ero molto lucida o sarà forse che in questo periodo non sono molto in vena di fantasy, fatto sta che non me lo sono goduto in pieno. Devo dire che la storia è molto bella e alcuni personaggi mi sono piaciuti moltissimo (soprattutto il mago Raistlin, il kender Tass e il mago pazzo Fizban), però...non so, non mi ha coinvolta al 100% come invece mi succede di solito con saghe di questo genere. Ripeto, forse è colpa mia che non ero nella condizione migliore, e con 38 di febbre probabilmente non mi sarebbe piaciuto nemmeno "Il Signore degli Anelli", però non mi ha stregata. Forse può sembrare sciocco ma mi ha delusa moltissimo la mappa: piccola, non definita...brutta, brutta! E in una saga fantasy la mappa è essenziale. Comunque non voglio lasciarmi influenzare da questa prima impressione e andrò avanti a leggere tutta la trilogia.

giovedì 9 dicembre 2010

Legacy

Titolo originale: Legacy
Autore: Cayla Kluver
Anno di pubblicazione: 2010
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 384

Iniziato il: 6 dicembre 2010
Terminato il: 8 dicembre 2010
Valutazione: ★★★★

Il primo bambino scomparve il giorno della sua nascita, una notte in cui la luna giallo pallido che dominava il cielo si fece rossa e inondò il firmamento del colore spaventoso del sangue, la stessa notte in cui il regno di Cokyri interruppe il suo attacco spietato. Da quel momento nei villaggi di Hytanica i neonati continuarono a sparire.
(incipit)
Per la serie "se non è una saga non ci provo gusto", ecco l'ennesimo primo libro: in questo caso già si sa che i sequel dovrebbero essere solo due, ma non si sa mai a cosa può portare un eventuale successo editoriale. Come molte altre volte è capitato, la mia scelta ammetto sia dovuta per l'80% alla copertina e per il restante 20% alla trama che mi pareva interessante; meno male, invece, che non mi sono accorta dell'età della scruittrice, altrimenti mi sarei sicuramente persa un libro che ho letteralmente divorato. La ragazza, infatti, ha 18 anni adesso, ma evidentemente quando ha iniziato a scrivere il libro ne avrà presumibilmente avuti 16 o 17...forse anche meno.

La storia è ambientata nel reame di Hytanica di ispirazione medievale anche se, come in tutti i fantasy, tempo e spazio sono assolutamente indefiniti. La protagonista è la principessa ereditaria, Alera, una ragazza affascinante e curiosa che si trova di fronte allo storico dilemma di tutte le principesse: sposarsi per amore, o per il bene del regno? Il suo sgradito pretendente è il bellissimo Steldor, figlio del capitano dell'esercito e favorito di suo padre come successore al trono. Il ragazzo è davvero insopportabile, ma è un personaggio molto interessante e anche divertente (certo, non dal punto di vista di Alera) ed è l'unico che corrisponda ai criteri decisi dal re per diventare il nuovo sovrano. Un altro personaggio che mi ha incuriosito moltissimo è London, la guardia del corpo di Alera, che nel corso del racconto viene coinvolto in episodi poco chiari che probabilmente verranno spiegati nei libri successivi.

Purtroppo per lei, Alera non può far valere le sue volontà in quanto nel regno di Hytanica la decisione del re, in quanto uomo, è indiscutibile. Nonostante nel corso del racconto venga sottolineato più volte che secondo la cultura di Hytanica la donna sia completamente sottomessa alla volontà dell'uomo, che può disporre di lei a sua discrezione, la ragazza sembra molto libera: viene coinvolta negli affari di stato, le guardie parlano con lei spiegandole ciò che accade a palazzo, non viene allontanata se scoperta ad origliare cose che non dovrebbe sentire, ecc...

La situazione di relativa tranquillità viene sconvolta dall'arrivo di Narian, un ragazzo Hytanico cresciuto dai cokyriani (il popolo da sempre nemico degli hytanici) in seguito ad alcuni eventi risalenti alla guerra tra i due regni. Narian, con il suo atteggiamento misterioso e il grande interesse e rispetto che mostra per Alera, seduce la ragazza che, ancora di più, si convince che l'unica sua possibilità di essere felice sia di non sposare Steldor.

Naturalmente tutto, per prima una leggenda sul destino di Hytanica, impedisce ai due di frequentarsi e questo primo libro termina in un momento talmente "clou" che avrei avuto voglia di iniziare subito il sequel...purtroppo non è ancora stato pubblicato, nè in italiano, nè in inglese!!! =C sigh! Non posso nemmeno soddisfare la mia curiosità anticipando la lettura con la versione originale!

giovedì 14 ottobre 2010

Nata con il secolo

Titolo originale: The Road Taken
Autore: Rona Jaffe
Anno di pubblicazione: -
Editore: Mondadori
Pagine: -

Iniziato il: 11 ottobre 2010
Terminato il: 13 ottobre 2010
Valutazione: ★★




E io che, quando ho letto il titolo e la trama sul retro di copertina mi sono detta: "wow! questo libro deve essere favoloso"! Menomale che l'ho preso tra le superofferte dell'Auchan a 1 euro perchè non mi sarei perdonata una spesa maggiore. In sé l'idea avrebbe avuto ottime prospettive se fosse comparsa nella testa di una persona di talento, ma la Jaffe ha semplicemente creato un libro-trama: per essere più chiara significa che si è ideata una trama, l'ha allungata con qualche dialogo e ci ha aggiunto dei riferimenti storici presi pari-pari da un testo probabilmente delle scuole medie. Non c'è sentimento, non c'è emozione: i personaggi sono sfigatissimi, soffrono un sacco ma è impossibile soffrire con loro perchè la narrazione ha lo stesso phatos di un manuale di storia.

La lettura scorre molto velocemente, talmente velocemente che ho letto circa i 2/3 del libro in un pomeriggio di febbre...il problema è che di essa mi è rimasto poco o nulla. Peccato.

venerdì 3 settembre 2010

The Time Traveller's Wife

Titolo italiano: La moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo
Autore: Audrey Niffenegger
Anno di pubblicazione: 2005
Editore: Vintage
Pagine: 529

Iniziato il: 23 luglio 2010
Terminato il: 25 agosto 2010
Valutazione: ★★★ e mezzo

It's hard being left behind. I wait for Henry, not knowing where he is, wondering if he is okay. It's hard to be the one who stays.
(incipit)
Sono andata un po' a rilento con questo libro, perchè nonostante fosse molto bello e originale, l'ho trovato inutilmente troppo lungo: molti capitoli avrebbero tranquillamente potuto essere tagliati e questo avrebbe probabilmente reso la lettura più scorrevole.

Nonostante il titolo, in realtà il protagonista del libro non è la moglie dell'uomo che viaggiava nel tempo, bensì il marito, ovvero proprio l'uomo che viaggia nel tempo. Non mi ha affatto infastidita, come invece ho letto in alcune recensioni, la palese assurdità della malattia genetica di Henry: dopotutto è un romanzo di fantasia e il bello sta proprio nel fatto che in un libro del genere posso anche immergermi in una storia totalmente assurda. Mi è piaciuta molto l'idea di "spargere" la trama attraverso i vari episodi degli incontri di Clare e Henry nel passato (di Clare) e della loro vita nel presente e, nonostante la tristezza del finale (anche se il lettore viene preparato e "accompagnato" verso l'inevitabile conclusione che fin dall'inizio del libro tutti sappiamo che prima o poi sarebbe accaduta), la scena conclusiva è stata davvero molto, molto dolce e azzeccata. Mi dispiace non dare le 4 stelle che si sarebbe meritato pienamente se avesse avuto un centinaio di pagine in meno (o abbastanza cose da raccontare per giustificarle tutte e 529) in ogni caso devo procurarmi il film, perchè se fatto bene, deve essere veramente molto bello. Ah, la copertina è perfetta.

martedì 30 marzo 2010

Zia Mame

Titolo originale: Auntie Mame
Autore: Patrick Dennis
Anno di pubblicazione: 2009
Editore: Adelphi
Pagine: 354

Iniziato il: 22 marzo 2010
Terminato il: 30 marzo 2010
Valutazione: ★★★
Immaginate di essere un ragazzino di undici anni nell'America degli anni Venti. Immaginate che vostro padre vi dica che, in caso di sua morte, vi capiterà la peggiore delle disgrazie possibili, essere affidati a una zia che non conoscete. Immaginate che vostro padre - quel ricco, freddo bacchettone poco dopo effettivamente muoia, nella sauna del suo club. Immaginate di venire spediti a New York, di suonare all'indirizzo che la vostra balia ha con sé, e di trovarvi di fronte una gran dama leggermente equivoca, e soprattutto giapponese. Ancora, immaginate che la gran dama vi dica "Ma Patrick, caro, sono tua zia Mame!", e di scoprire così che il vostro tutore è una donna che cambia scene e costumi della sua vita a seconda delle mode, che regolarmente anticipa. A quel punto avete solo due scelte, o fuggire in cerca di tutori più accettabili, o affidarvi al personaggio più eccentrico, vitale e indimenticabile che uno scrittore moderno abbia concepito, e attraversare insieme a lei l'America dei tre decenni successivi in un foxtrot ilare e turbinoso di feste, amori, avventure, colpi di fortuna, cadute in disgrazia che non dà respiro - o dà solo il tempo, alla fine di ogni capitolo, di saltare virtualmente al collo di zia Mame e ringraziarla per il divertimento.

Ho letto questo libro quasi sempre sull'autobus che mi porta da casa all'ufficio e viceversa e credo di aver fatto la mia bella figura da scema ridacchiando da sola per buona parte del tempo.

Zia Mame non è la voce narrante del libro, ma ne è la protagonista indiscussa dal momento esatto in cui appare per la prima volta di fronte al suo terrorizzatissimo nipote Patrick in tenuta da geisha, all'interno di una casa in perfetto stile giapponese. Il suo carattere è chiarissimo da subito: è completamente pazza e talmente ricca da poterselo abbondantemente permettere, è eccentrica, energica, frizzante e molto, molto ingenua. Passa da un'idea balzana all'altra, è anticonformista, e molto colta. Nonostante l'obiettivo sia puntato costantemente su di lei che, esattamente come nella sua vita, riesce ad essere al centro dell'attenzione del lettore per tutto il libro, Patrick è una spalla perfetta, soprattutto nel momento in cui inizia a crescere e riesce a tenerle testa.

Devo ammettere che in alcuni momenti il comportamento di Mame mi dava piuttosto sui nervi: troppo ingenua e troppo svampita (a volte il dubbio che fosse davvero stupida si faceva strada prepotentemente), fossi stata in Patrick le avrei mollato due ceffoni per farla tornare in sè, ma alla fine quella è la caratteristica che la rende un personaggio divertente e originale.