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giovedì 4 marzo 2010

Favole

Autore: Esopo
Anno di pubblicazione: 1993
Editore: Feltrinelli
Pagine: 108

Iniziato il: 3 marzo 2010
Terminato il: 3 marzo 2010
Valutazione: ★★★

Le più classiche delle classiche sono le favole di Esopo, che attraverso gli animali riflettono delle abitudini e dei comportamenti tipici umani che, guarda un po', riescono ad essere attuali anche nel 2010.

Sicuramente il significato di alcune è molto difficile da comprendere, mentre ho notato che altre sembrano, più che favole, delle specie di barzellette. Questa per esempio:

Un medico visitò l'ammalato.
- Che abbiamo?

- Ho sudato tanto; troppo ho sudato.

- Benone.

Tornò una seconda volta.

- Che c'è di nuovo?

- Ho sentito un gran freddo; non ho fatto che tremare.

- E' bene anche questo.

Alla terza visita l'ammalato si lamentava di essere stato colto dalla diarrea.

- Anche questo è bene - disse.

Giunse un parente a far vista.

- Come si va? - domanda.

- Eh... a forza di andar bene, me ne vado all'altro mondo.

A me ha fatto ridacchiare, soprattutto pensando a quanti secoli fa è stata scritta.

lunedì 15 febbraio 2010

LE OPERE E I GIORNI, Esiodo

Titolo originale: Έργα και Ημέραι
Autore: Esiodo
Anno di pubblicazione: 2007
Editore: Mondadori
Pagine: 50

Iniziato il: 10 febbraio 2010
Terminato il: 15 febbraio 2010

Valutazione: ★★★★

Ho bisogno di una pausa. Non pensavo che 50 pagine potessero essere così massacranti, ma purtroppo ho preso un'edizione terribilmente pesante (i Meridiani Mondadori) e i commenti sono uno strazio. Potrei saltarli, è vero, e la tentazione è davvero grande, però sono utili, fanno riflettere e cogliere aspetti che le fette di prosciutto che stanziano perennemente davanti ai miei occhi non mi permettono di vedere!

Anche quest'opera è molto interessante perchè parla del mondo visto dalla prospettiva opposta alla "Teogonia", ovvero quella umana. Si trovano quindi indicate le usanze del tempo, le tecniche agricole, di navigazione, le festività. Oltretutto è anche abbastanza breve e più semplice della "Teogonia", ma il commento mi ha dato una mazzata. Per finire Esiodo mi mancano ancora due opere composte da frammenti ed entrambe non attribuite a lui con certezza. Mi sa che farò il mio primo sgarro (sapevo che prima o poi sarebbe successo) e mi limiterò a quello che ho letto per passare oltre o per distrarmi un po' con una lettura meno impegnativa a scelta tra i libri che mi sono arrivati per Natale. Vedremo...

martedì 9 febbraio 2010

TEOGONIA, Esiodo

Titolo originale: Θεογονία
Autore: Esiodo
Anno di pubblicazione: 2007
Editore: Mondadori
Pagine: 92

Iniziato il: 03 febbraio 2010
Terminato il: 07 febbraio 2010

Valutazione: ★★★★★

Sicuramente molto interessante e si legge tutta d'un fiato; quello che mi ha portato via un sacco di tempo è stata l'introduzione (che come sempre ho letto per ultima per evitare di rovinarmi la lettura e le prime impressioni) che è comunque impensabile non leggere: avrei capito meno della metà del vero significato dell'opera. Oltretutto per me la poesia è estremamente affascinante ma anche difficile: probabilmente non possiedo quella sensibilità necessaria per "capirla" davvero senza che mi venga spiegata.

In ogni caso è estremamente interessante scoprire questa versione della genealogia divina greca, soprattutto perchè io sono sempre stata attratta dalla mitologia di ogni epoca e paese. Come tutti i miti anche qui la violenza si spreca ma il bello è che ogni azione degli dei, come ogni nuova nascita, non è casuale ma rientra nella funzione del poema di illustrare tutti gli aspetti della realtà e le relazioni che questi hanno tra loro.

giovedì 4 febbraio 2010

ODISSEA, Omero

Titolo originale: Οδύσσεια
Autore: Omero
Anno di pubblicazione: 2003
Editore: Marsilio
Pagine: 442
Iniziato il: 18 gennaio 2010
Terminato il: 03 febbraio 2010
Valutazione: ★★★★★

Finalmente l'Odissea! Purtroppo ci ho messo un'eternità a leggerlo, non perchè mi annoiasse, anzi, ma perchè mi sono fatta distrarre da altre cose che hanno portato via tempo alla lettura. Ora però pronta a dare il mio, inutilissimo al mondo, parere.

Da sempre l'Odissea è il mio poema epico preferito perché è avventuroso e non parla quasi esclusivamente di battaglie come l'Iliade, anzi: l'Odisseo che viene raffigurato qui è tutto l'opposto dell'amante della guerra come poteva essere Achille perchè il suo primo obiettivo, nonostante tutte le possibilità che gli vengono fornite durante il viaggio (rimanere sull'isola di Circe, vivere con Calipso e diventare con lei immortale, restare tra i Feaci sposando Nausicaa) è sempre e solo tornare alla sua Itaca, da sua moglie, da suo figlio, da suo padre.

Odisseo è davvero "moderno" (come lo è in generale tutto questo poema) e ne ho avuto la sensazione confrontandolo con le figure dell'Iliade, Achille prima di tutti, che appaiono molto lontani dai nostri ideali e dal nostro modo di concepire la vita, la guerra, la morte, la casa. Nell'Iliade Achille preferisce un'esistenza breve in cambio della gloria eterna, mentre nell'Odissea, quando lo incontriamo nell'Ade (uno dei canti più belli) egli preferirebbe scambiare tutta la sua fama e la sua gloria con una vita più lunga, anche se questa lo metterebbe nei panni di un servitore costretto a zappare la terra per il suo padrone.

Penelope è l'altro personaggio affascinante del poema: con l'inganno della tela che viene tessuta di giorno e disfatta di notte per allontanare il giorno delle nozze con uno dei Proci dimostra di essere degna di Odisseo e anche l'astuto stratagemma con cui mette alla prova il marito (sfruttando il segreto, che solo loro conoscono, del letto nuziale costruito da lui stesso utilizzando le radici di un olivo) è prova della sua intelligenza.
Infine c'è Telemaco, che si trova in una situazione che non gli invidio per niente: è completamente solo in mezzo a decine di uomini molto più forti di lui (che per di più vogliono farlo fuori) e nonostante ciò riesce comunque ad avere il coraggio di partire alla ricerca di informazioni sul padre. Tutti e tre si meritano senza ombra di dubbio la vendetta finale.

venerdì 15 gennaio 2010

ILIADE, Omero

Titolo originale: Ιλιάς
Editore: Marsilio
Anno: 2003
Pagine: 568
Formato: Paperback
Anno di pubblicazione: circa 700 a.C.
Genere: poema epico
Periodo di lettura: 08-15 gennaio 2010
Cosa ne penso: Primo gradino della mia scalata ai classici superato: me la sono cavata in una settimana il che, considerando che leggo 20 minuti all'andata e 20 al ritorno dal lavoro (quando le luci sull'autobus non sono rotte o non sono spiaccicata come una sardina) e 1 oretta la sera prima di dormire, significa che me la sono cavata benissimo.

Ma veniamo al libro. Come tutti, l’avevo già studiato a scuola nella versione bella ma pesante e spesso incomprensibile di Vincenzo Monti, quindi ho deciso di non ripetermi e ho provato una versione in prosa che sapevo molto valida: quella della Marsilio a cura di Maria Grazia Ciani. Ammetto di essere partita scettica ma la decisione si è rivelata azzeccata perché la traduzione in prosa è molto più scorrevole e permette di concentrarsi bene sulla trama e sui personaggi, mantenendo in ogni caso le figure retoriche e le formule originali e mi ha permesso di cogliere molti più aspetti della narrazione.

Dal punto di vista più generale non ho cambiato parere e la mia visione della guerra è sempre nettamente di parte troiana anche se solo adesso ho finalmente scoperto il motivo: i troiani sono più umani, Ettore per primo. I troiani hanno paura, soffrono, hanno delle debolezze mentre i greci sembrano una massa di supereroi invincibili che non hanno paura di niente e di nessuno… e non è realistico. Questo accade anche se entrambe le parti sono, in diversi momenti, aiutate dagli dei, che entrano in battaglia, incoraggiano i guerrieri, salvano gli eroi e li mettono al sicuro lontano dall’azione.

Il mio personaggio preferito resta Andromaca, moglie di Ettore, nonché protagonista delle due parti più struggenti e meravigliose del poema: l'ultimo incontro con Ettore e l'addio al marito dopo che Achille ne ha finalmente restituito il corpo. Ecco alcune citazioni dal testo:
Infelice, la tua forza sarà la tua rovina; non hai pietà del figlio ancora bambino e di me, sventurata, che presto resterò vedova perché gli Achei ti uccideranno tra poco, assalendoti in massa; e se ti perdo, allora è meglio che muoia anch'io; non ci sarà più conforto per me se il tuo destino si compie, solo dolore.
Tu, Ettore, tu mi sei padre e madre e fratello e sei anche il mio giovane sposo: abbi pietà di me, resta qui sulla torre, non fare del figlio un orfano, di me una vedova.
Ettore, tu muori giovane e lasci me vedova nella nostra casa; è ancora piccolo il figlio che abbiamo messo al mondo, tu ed io, sventurati, e penso che non giungerà all'adolescenza; questa città sarà prima distrutta da cima a fondo perchè, sei morto tu che la proteggevi, tu che la difendevi, tu che vegliavi sui giovani figli, sulle nobili spose: presto saranno portate via sulle concave navi e io sarò in mezzo a loro; e tu, figlio mio, mi seguirai là dove dovrai sottoporti a vili fatiche servendo un padrone brutale; oppure qualcuno dei Danai, afferrandoti, ti scaglierà dall'alto delle mura - che morte orrenda! - in odio a Ettore che gli uccise un fratello o un padre o un figlio: perchè non pochi furono gli Achei che per mano di Ettore hanno morso la terra coi denti: non era tenero, tuo padre, nella battaglia funesta. È per questo, Ettore, che la gente ti piange nella città; ai tuoi genitori hai inflitto un lutto, una pena indicibile, ma a me soprattutto hai lasciato un tremendo dolore: non mi hai teso le braccia dal letto di morte, non mi hai detto le parole estreme che io potessi ricordare per sempre, e piangere, di giorno e di notte.
Come si fa a non commuoversi di fronte ad un dolore così vero?

Per togliermi la curiosità, ho cercato su internet alcune informazioni sul destino di Andromaca e Astianatte (figlio di Ettore): wikipedia dice che la versione più accreditata è che il bambino sia stato gettato dalle mura di Troia per impedire una continuazione della discendenza, mentre Andromaca sia diventata schiava e concubina di Pirro, re dell'Epiro, e di Neottolemo, figlio di Achille e assassino di Astianatte, dal quale ebbe tre figli. Dopo l'abbandono del marito sposò Eleno, fratello di Ettore e rientrò così a far parte della sua vecchia famiglia. Altre versioni raccontano invece che il piccolo Astianatte sia sopravvissuto e abbia ricostruito la città di Troia. Purtroppo, nonostante sia terribile, io credo che la versione più plausibile sia la prima.

Voto: 10/10

Questo libro mi ha portato: Grecia, circa 1200 a.C.
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